MORGANA GALLAWAY.
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L'USIGNOLO DI MOSUL.
Parte 2.
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Titolo originale: The Nightngale.
Traduzione di: Alessandra Borgonovo.
2010. EDIZIONI PIEMME. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 15.
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La famiglia al-Ghani era in subbuglio. La vigilia di un matrimonio era sempre una confusione tremenda di fiori, abiti, persone, cibarie e cose che andavano per il verso sbagliato. Per le nozze, a Mosul, la tradizione prevedeva parecchie settimane di feste, ricevimenti, consegne di doni e cerimonie rituali. Trentanni prima sarebbero arrivati parenti da ogni parte del paese, e si sarebbero riunite un migliaio di persone, specialmente nel caso di una famiglia importante come gli al-Ghani.
Ma i tempi erano cambiati e le feste di nozze erano diventate i bersagli preferiti di bombardamenti e incursioni, per cui la gente aveva paura delle riunioni numerose.
Inoltre, gli spostamenti erano diventati rischiosi. Per il matrimonio di Fatima i fiori erano stati colti nei giardini dei vicini e l'abito della sposa era un abaya di mussola bianca - il tessuto che prendeva il nome proprio dalla citt di Mosul -, ricamata e impreziosita per l'occasione, ma che dopo la cerimonia avrebbe potuto essere tinta di un colore pi scuro e riutilizzata. Il men del banchetto era senza pretese ed erano stati invitati solo i parenti pi stretti e gli amici pi intimi.
Umm Naji aveva previsto una settantina di persone al nishan, il ricevimento principale dopo la cerimonia.
Per amore della figlia aveva fatto buon viso a cattivo gioco, ma tutti in famiglia sapevano che avrebbe desiderato un evento in pompa magna, com'era stato il matrimonio di Naji. Questa volta, invece, ogni cosa sarebbe stata ristretta alla sola famiglia, eccetto il nishan.
Dell'arb't ayam - i quattro giorni di festeggiamenti successivi alla cerimonia - non si sarebbe nemmeno parlato.
Quanto a Leila, le fu detto di tenersi in disparte e di preparare i dolci, e lei obbed con zelo, perch era un incarico che svolgeva con piacere. Ogni volta che poteva, lanciava a Fatima sguardi e sorrisi d'incoraggiamento. Il nishan si sarebbe tenuto di sabato, e Leila sarebbe stata libera dal lavoro. Sapere che lo stipendio che riceveva dagli americani avrebbe contribuito a pagare la festa, il rinfresco e gli abiti la riempiva di soddisfazione.
Pur essendo felice per Fatima, Leila era anche invidiosa
del fatto che la sorella se ne sarebbe andata da
casa. Sapeva che, una volta rimasta sola, le attenzioni
soffocanti di Tamir e Umm Naji si sarebbero concentrate
su di lei e la prospettiva la spaventava. Le sarebbe
quasi venuta voglia di sposarsi a propria volta, visto
che, a quanto pareva, non c'era altro modo di sottrarsi
al controllo paterno, ma il solo pensiero di dover vivere
insieme al cugino Abdul bastava a farle cambiare idea.
Nei giorni prima del matrimonio il tempo sembrava
scorrere pi lento, in quanto ogni momento era pieno
di cose da fare. Il sole compiva il suo tragitto nel cielo,
ma nessuno notava le lunghe ombre. Il volto di Fatima
arrossiva ogni volta che le sue amiche venivano per lo
shai e la stuzzicavano sull'imminente prima notte di
nozze, facendo commenti piccanti su Khaled.
La vigilia delle nozze cadeva di venerd, il che significava
che gli uomini erano impegnati alla moschea e le
donne erano libere di tenere il laylit al-henna, la notte
dell'henn, una sorta di addio al nubilato.
Hala Rasul arriv con un grazioso cuscino ricamato
come dono per Fatima da parte delle donne di casa
Rasul e subito prese Leila in disparte. Sono di nuovo
fidanzata le sussurr nel corridoio adiacente il salotto affollato di donne.
Che cosa?! esclam Leila, avida di notizie.
S, con Rami Hamdoun. Non ho voluto dire nulla
per non distogliere l'attenzione dalla sposa, ma daremo
l'annuncio ufficiale la settimana prossima.
Congratulazioni, Hala disse Leila, stringendole una mano.
Mia sorella, invece, sta per sistemarsi con un ragazzo
curdo, Rashid Mehran continu Hala, con gli occhi scintillanti
per l'eccitazione. Alla mamma verr un colpo, ma
chi se ne importa. Le ho detto di essere pi aperta, perch
oltretutto Souad potr andarsene a nord con la famiglia
di Rashid, lontano dalla violenza che c' qui.
Quante novit interessanti!
Forse domani toccher a te conoscere qualcuno, eh,
Leila? Hala le diede un colpetto con il gomito nelle costole
e ridacchi. Leila ricord gli aneddoti che Naji raccontava
quando studiava economia e commercio all'universit
di Baghdad, dove donne e uomini condividevano
gli spazi alla pari e non era obbligatorio indossare l'hijab.
Ma quello accadeva prima della guerra. Ora i matrimoni
erano una delle poche occasioni in cui uomini e donne
potevano socializzare senza dare scandalo.
Hala, se conoscessi qualcuno, credo che i miei genitori
farebbero i salti di gioia disse Leila. Stanno gi
minacciando di farmi sposare mio cugino Abdul abbass
la voce fino a un sussurro per paura che Umm Naji la sentisse.
Abdul? Quello che  venuto a trovarvi?
S disse Leila. Quello con le dita corte.
Le mani piccole non sono mai un buon segno replic Hala.
Leila pens a James Cartwright e alle sue mani solide
e ben fatte. Fu sul punto di lasciarsi sfuggire qualcosa in
proposito, ma si trattenne. Era difficile tenere nascosti
i suoi sentimenti alle amiche quando tra s analizzava
ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo. Leila avrebbe potuto
parlare di James per ore. Ma confidarsi con qualcuno
avrebbe solo complicato le cose.
A chi stai pensando? le chiese Hala, interrompendo
le sue riflessioni. Certo non ad Abdul.
Non sto pensando a nessuno, Hala!
Puoi mentire ai tuoi genitori, e ai miei, ma non puoi
mentire a me, Leila al-Ghani! Tu mi sembri innamorata.
Non dire assurdit tagli corto Leila, sentendo una
vampata di calore salirle alle guance. Dai, torniamo
dentro prima che qualcuno incominci a chiedersi dove
siamo finite. Trascin Hala per il braccio nel salotto riservato
alle donne. Una donna, ingaggiata per l'occasione,
stava dipingendo le mani di Fatima con l'henn:
intingeva un pennellino sottile come un ago nei vasetti
di tintura, poi decorava la pelle ambrata di Fatima con
motivi delicati come pizzi. La futura sposa si crogiolava
nell'attenzione di tutte le donne che la circondavano e
lodavano la bellezza dei disegni. Le unghie di Fatima
erano gi state dipinte di smalto rosso e splendevano
come rubini. Leila, abbassando lo sguardo sulle proprie
unghie tutte mangiucchiate, not con disappunto una
macchia arancione di mercurocromo che non era riuscita a togliere dal palmo della mano.
Guarda disse ad Hala anche in ospedale ci dipingiamo.
Direi che non  proprio la stessa cosa comment
l'amica. Dovremmo approfittare anche noi dell'occasione
per farci belle. Per un disegno semplice ci vorr meno d'un paio d'ore.
Va bene acconsent Leila, sprofondando con un
sorriso nel divano accanto a Fatima. Gi una volta le
avevano dipinto le mani con l'henn, quand'era piccola
e si celebrava il laylit per la sposa di Naji. Siccome Leila
aveva la pelle pi scura di sua sorella, il disegno risaltava
un po' meno, ma l'effetto era comunque grazioso.
Dopo ore e ore di chiacchiere, quando anche Hala e
Leila avevano dita e palmi delle mani ornati di motivi
floreali, le altre donne lasciarono il salotto in tempo per
rientrare nelle rispettive case, al sicuro, prima del tramonto.
L'ultima ad andarsene fu l'anziana Umm Mohammed,
che abitava l accanto. Quando anche lei si
fu congedata, Leila, Fatima e Umm Naji riordinarono
la stanza ritirando le tazze da t e sistemando i cuscini al loro posto sui divani.
Ho un regalo per te sussurr Leila a Fatima. Aiutiamo
a pulire e poi andiamocene di sopra.
Fatima annu e impil le ultime tazze da t. Umm
Naji continuava a ciarlare dei pettegolezzi che aveva
sentito nel pomeriggio, incurante dei sorrisetti e delle
smorfie di Leila. Quando la cucina fu lustra e le pietanze
per l'indomani sistemate nel frigorifero, pronte
da cuocere, le due sorelle si infilarono la camicia da
notte e si rifugiarono in camera di Fatima. Leila aveva
la sensazione che un'epoca stesse per finire: quello poteva
essere l'ultimo scambio di confidenze tra lei e Fatima
per chiss quanto tempo. I matrimoni separavano
le sorelle. Cerc, comunque, di rimanere allegra per amore di Fatima.
Porse alla sorella il pacco avvolto in carta da giornale
che stringeva tra le braccia. Queste sono per te le
disse. Ho pensato che avrebbero potuto esserti utili.
Tratteneva a stento l'ilarit mentre si sedeva sullo stretto letto a una piazza.
Di che cosa si tratta? chiese Fatima scartando il
pacco e lasciando cadere sulle lenzuola un fascio di riviste
patinate. Rest senza fiato. Cosmopolitan!
esclam, facendo scivolare le dita sulle copertine. A Fatima
splendevano gli occhi di malizia e gratitudine, una
strana combinazione sul suo viso pulito e regolare.
Le ho prese alla base americana disse Leila. Un
piccolo dono di nozze da parte mia.
Aveva dovuto faticare non poco per procurarsi quei
cinque numeri di Cosmopolitan. Prima aveva frugato
nella pila dei periodici della piccola sala d'attesa,
trovando solo pubblicazioni dell'esercito e qualche vecchio
numero di National Geographic. Poi aveva dato
un'occhiata nella stanza del personale e altrove, sperando
che le infermiere potessero averne lasciato qualche
copia in giro. Alla fine, si era timidamente rivolta a Jessica Quinn.
Stavo pensando... aveva detto alla bella infermiera
durante una delle sue frequenti pause per fumare
...a quelle vostre riviste americane.
Ah, s? aveva chiesto Jessica.
Mia sorella sta per sposarsi le aveva confidato
Leila. Trattandosi di un regalo per Fatima, era stata pi
audace che mai. Abbiamo sentito parlare delle riviste
femminili che avete voi. Fatima  vergine, ma vorrebbe
insegnare a suo marito qualcosa sul sesso.
Jessica era scoppiata a ridere. E tu pensi che io sia
il tipo di ragazza che terrebbe qui delle copie di Cosmopolitan?
Be'... s aveva risposto Leila.
Hai ragione. Ce le ho. Jessica aveva aspirato in
fretta un ultimo tiro di sigaretta e seppellito con il
tacco il mozzicone nella sabbia.  la rivista che preferisco.
Piena di consigli sul sesso, sul trucco, sulla moda
e su tutto quello che una ragazza deve sapere. Dovresti
darle un'occhiata anche tu, Leila.
Grazie aveva replicato lei, reprimendo il fastidio
per quell'insinuazione. Aveva forse bisogno di consigli
di moda? Hai qualche vecchio numero che non ti
serve pi? Mi piacerebbe passarlo a mia sorella.
Certo le aveva promesso Jessica. Il giorno dopo,
l'infermiera le aveva portato cinque numeri, da maggio
a settembre dell'anno precedente, Consegnandoglieli
con un sorrisetto malizioso. Non farti entusiasmare
troppo dalla rubrica Cosmo Sutra le aveva detto. Leila
aveva capito cosa intendesse solo quando, arrivata a
casa, aveva sfogliato le riviste.
Alla vigilia delle nozze Leila mostr a Fatima le pagine
che avrebbero potuto esserle pi utili. La sorella
era divorata dalla curiosit, ma anche da un vago senso
di colpa. Pensi che Khaled mi trover... sfrontata?
Per il fatto che so queste cose?
Sai come sono gli uomini replic Leila. Non
fanno mai caso a nulla. Se noter che sei esperta, digli
che ti ha insegnato tutto la mamma. O, meglio ancora, Sheherazade.
Fatima soffoc una risatina nascondendo la testa nel
cuscino. La mamma! Lei mi ha detto solo di starmene
sdraiata sulla schiena e pensare a rimanere incinta!
Leila rise talmente di gusto che le colarono le lacrime
sulle guance, e Fatima fece altrettanto. Poi prese
in mano una delle riviste - il numero di agosto -, logora
dall'uso. Mostrava in copertina un'attrice dal sorriso
ammaliante. Sono sicura che ti piaceranno moltissimo
disse a Fatima. Non danno solo consigli
sull'amore... parlano di tutto quello che c' da sapere per essere moderne.
Leila adorava soprattutto le pagine di moda. La affascinavano
le pose affettate delle modelle e i loro strani,
meravigliosi, costosissimi abiti; non poteva fare a meno
di immaginarsi con una maglia di cachemire attillata
o una gonna corta quasi invisibile. A un certo punto
pos una mano decorata con l'henn su una delle pagine
di quel mondo luccicante e sconosciuto, desiderando
essere una donna occidentale, ignara dei colpi
di mortaio e dei matrimoni combinati. Chiuse gli occhi
per un momento e si vide con i tacchi alti, seduta in un
bar all'aperto a bere caff alla luce del sole.
Senti, Fatima disse Leila, diventando seria. Voglio
sapere i dettagli. Non subito. Ti lascer il tempo
per adattarti, ma poi dovrai raccontarmi della vita matrimoniale.
Non potrei mai chiedere alla mamma queste cose.
Ma certo! disse Fatima. Ti sapr dire. E grazie
per queste riviste. Mi aiuteranno. E... ridacchi imbarazzata
...aiuteranno anche Khaled. Solo che lui non lo sa ancora.
Leila avvert la solennit del giorno seguente. Fatima
stava per sposarsi, avrebbe lasciato per sempre la
sua casa, avrebbe assunto un nuovo nome e una nuova
identit, come moglie di Khaled. Leila deglut emozionata.
Voleva confessare i propri segreti a Fatima fintanto
che erano ancora sorelle unite e solidali, prima
che l'altra fosse assorbita dall'impegno di gestire la sua
nuova casa. Si morse il labbro inferiore e, rimanendo
seduta a gambe incrociate sul letto, abbass lo sguardo
sul pavimento. Fatima disse ti ricordi quella sera in
cui rimanemmo bloccati dai Rasul dopo il coprifuoco?
Ci fu un'incursione degli americani, i quali perquisirono la casa.
Certo, mi ricordo rispose Fatima.
Ricordi i soldati americani? Ce n'erano uno grande
e grosso e uno alto con gli occhi azzurri. Ti ricordi di quest'ultimo?
S... rispose Fatima, con aria confusa. -
Si chiama James Cartwright sussurr Leila.
Fatima inarc le sopracciglia per lo stupore. Leila...
 un capitano dell'esercito americano. Siamo diventati amici.
Pap lo sa?
No! esclam Leila, per poi abbassare nuovamente
la voce. No. Mi permette di continuare a lavorare
all'ospedale, ma non deve sapere nulla di tutto
questo... che ho stretto delle amicizie, insomma. Se
sapesse che chiacchiero con gli americani, uomini per
di pi, non lo accetterebbe mai. Devi promettermi di mantenere il segreto, Fatima!
Hai molti segreti, per essere cos giovane osserv
Fatima. Mi dici sempre un sacco di cose e poi mi
chiedi di tenerle per me!
Dovevo confidarmi con qualcuno disse Leila afflitta.
E poi non sei pi costretta a mantenere il silenzio
sul fatto che lavoro a Camp Diamondback. Da
quando Tamir aveva scoperto qual era il vero impiego
di Leila, in famiglia tutti ne erano al corrente, anche se
non sapevano che spiava gli americani. Fatima e Umm
Naji erano all'oscuro di questo dettaglio e pensavano
che Tamir si fosse semplicemente ammorbidito nei riguardi
di Leila. Le conversazioni in famiglia erano
sempre intricati grovigli di mezze verit.
E lui com'? chiese Fatima. Non dovrei essere
curiosa di questi americani, invece lo sono.
Non sono affatto dei demoni come li descrive baba
disse Leila. James - ehm - il capitano Cartwright  un
uomo molto buono. E gentile, sai? Si preoccupa per me, vuole che io stia bene.
 anche lui sposato come i chirurghi?
Be'... mormor Leila.
Non sai se  sposato? la incalz Fatima. Leila,
insomma! Potrebbe avere moglie e figli in America!
Non porta la fede ribatt Leila, ma quel particolare
non convinceva nemmeno lei. Molti soldati sposati
non portavano la fede quando erano in missione
in zone di guerra, perch durante i combattimenti un
anello al dito poteva rompere le nocche.
Questa  la prima cosa che dovresti scoprire le
consigli Fatima agitando l'indice per ammonirla. Se
provi qualcosa per quest'uomo, mantieniti nei limiti della correttezza.
Sembri nostra madre disse Leila con una smorfia.
Aveva sperato in un maggiore sostegno da parte di
Fatima. Voleva sentirsi dire da qualcuno, non importava
chi, che non era sbagliato nutrire sentimenti per un americano.
In fondo al cuore, Leila sapeva che il calore che l'avvolgeva
ogni volta che James le si avvicinava avrebbe
portato solo rovina. Il Corano era chiaro sulle regole
del matrimonio per una muslimiyah, una donna islamica.
Doveva sposare un musulmano, punto e basta. E
la ragione era molto semplice: una donna si sottomette
al marito ed  proibito sottomettersi a un non musulmano.
Trasgredire questa norma avrebbe fatto di Leila
un'apostata, una persona spregevole. L'apostasia, tra
l'altro, era un crimine punibile con la morte.
C'erano stati casi di muslimiyah che avevano sposato
uomini occidentali o cristiani, e che erano fuggite dal
loro paese per paura di essere uccise. Ricordava il caso
di una principessa saudita decapitata in pubblico per
quel crimine. Leila non aveva dubbi che le sarebbe successa
la stessa cosa: considerate le sue nuove tendenze
politiche, Tamir al-Ghani l'avrebbe uccisa con le proprie
mani se si fosse concessa a un americano.
La soluzione del problema poteva essere la conversione
dell'uomo amato all'islam, ma Leila temeva che
non fosse una prospettiva allettante. Il pi delle volte
lei stessa trovava ostica la propria religione, e proporla
a qualcun altro sarebbe stato molto difficile. Proporla
a un soldato americano, poi, che era stato ferito a una
spalla da estremisti islamici... era un'idea ridicola.
Oltretutto, Leila non era nemmeno sicura dei sentimenti
di James. La loro era un'amicizia appena iniziata
e il fatto di avergli preparato un dolce per Natale
non faceva di lei la sua futura moglie. Decise di non
pensarci pi. Le sembrava di essere diventata come
sua madre, con quella fissazione per il matrimonio. Si
sarebbe goduta la compagnia di James, e nient'altro.
Non si faceva cos in Occidente? Si prendeva un caff
insieme, si parlava da pari a pari, ci si scambiavano regali
in determinate occasioni. Anche Leila poteva essere
moderna, e la modernit era prima di tutto un atteggiamento mentale.
Le due sorelle rimasero a sfogliare insieme le riviste
ancora per un'oretta, ma Leila era inquieta. Per quanto
si sforzasse di fingere che quella fosse una sera come le
altre in compagnia di sua sorella, tra loro l'aria si era
fatta pesante, sia per il segreto che lei aveva rivelato,
sia per l'imminente passaggio di Fatima alla condizione di moglie.
Be', forse  meglio andare a dormire disse Leila.
Domani  il gran giorno.
S disse Fatima. Il gran giorno.
Si guardarono senza dire nulla. Che cos'altro si poteva
aggiungere nello spazio di quell'imbarazzato addio?
Leila abbracci la sorella augurandole la buonanotte
e chiuse piano la porta dietro di s.
Il giorno seguente, sabato, l'alba prometteva una
giornata di sole per il matrimonio di Fatima. La cerimonia
vera e propria, il mahar, si sarebbe tenuta nel
salotto di casa al-Ghani, con la firma dei documenti
e i voti sponsali pronunciati di fronte all'imam. Per il
nishan, invece, si sarebbero recati al Circolo dei funzionari
di Mosul, di cui Tamir al-Ghani era membro.
Qui c'era una sala per cerimonie che poteva ospitare
un centinaio di persone e che era stata addobbata a
spese della famiglia al-Ghani. Ancora una volta Leila
aveva ringraziato il cielo di avere un lavoro all'ospedale
e perfino i suoi genitori avevano dovuto ammettere che
il suo stipendio faceva comodo. Le convinzioni politiche, da sole, non sfamavano nessuno.
Per le nozze Leila indoss la sua abaya pi bella, un
abito scuro di cachemire e seta con piccoli fiori ricamati
in nero e oro lungo i bordi e perline bianche al
centro di alcune corolle. Scelse un velo leggero con un
elegante drappeggio intorno al viso, che sembrava una
chioma corvina. Si era sistemata da sola le unghie rovinate
con una manicure alla francese, applicando
sottili lunette bianche all'estremit delle dita affusolate
e adesso rimir per un attimo il risultato. Dipingersi
le unghie era incompatibile con le normali funzioni
di quelle mani salde e serie, abituate a muoversi
in laboratorio e in sala operatoria. Da ultimo, Leila indoss
gli orecchini d'oro ad anello che aveva ricevuto
in dono per il suo sedicesimo compleanno e una serie
di braccialetti d'oro abbinato. Nel complesso, poteva dirsi elegante.
Solo i familiari della sposa e dello sposo avrebbero
assistito al mahar. Gli altri ospiti sarebbero arrivati al
Circolo dei funzionari per conto proprio, perch nessuno
voleva assumersi la responsabilit del trasporto in
tempi cos pericolosi. Leila and nella camera di Fatima
per aiutarla a vestirsi, e le due sorelle rimasero
insolitamente silenziose. La sposa si mordicchiava di
continuo un labbro e gesticolava nervosa, guardandosi
nel piccolo specchio appeso alla parete senza smettere
di tormentare le ciocche di capelli che le ricadevano sulle orecchie.
Smettila di agitarti, Fatima! la sgrid Umm Naji
che occupava gran parte dello spazio in camera e brandiva
un ago per stringere l'abito nei punti giusti. Questa
settimana non hai mangiato niente. Guarda quanto
sei magra, sembri pelle e ossa! E meglio che Khaled
non ti veda prima di pronunciare la promessa.
La magrezza  di moda, mamma disse Leila per il gusto di contraddirla.
Umm Naji estern il suo disappunto come faceva
sempre, schioccando la lingua. In Occidente, forse.
In Iraq, una ragazza deve avere un po' di carne intorno
alle ossa. Altrimenti  bella quanto uno scheletro.
Io penso che Fatima sia bellissima ribatt Leila.
Sua sorella taceva, timida come si conveniva a una sposa.
Pochi minuti dopo, quando Fatima lasci la stanza
seguita dalla madre, Leila rimase in piedi a fissare la
porta, immobile come una statua. Cogliendo di sfuggita
la propria immagine nello specchio vide una donna
con lo sguardo spento e la bocca triste. Fatima era la
sua ultima alleata e confidente, e adesso se ne andava
per sempre. Naturalmente Leila le avrebbe fatto visita
a casa di Khaled, ma non sarebbe stata la stessa cosa.
Sospir e scese le scale.
Khaled era dabbasso, nel salotto, a bere il t in compagnia
di Tamir, Naji e pochi altri cugini e zii. Erano tutti
uomini, a parte Umm Naji e Leila; con inaspettata liberalit,
Tamir aveva insistito affinch anche le donne potessero
assistere ai preliminari. Il cugino Abdul, ringraziando
Allah, non era presente. L'imam sedeva su una
sedia con il Corano aperto in grembo, non proprio composto
e con il ventre che sporgeva sul bordo del libro.
Leila colse l'occasione per studiarlo attentamente.
Prima di allora l'aveva visto solo quando gli aveva servito
il t o il pranzo, o ne aveva sentito la voce dalla fessura
nel muro del salotto. Non c'era nulla di notevole in
Abdul-Hakam. Aveva gli occhi castani e cisposi, la postura
flaccida e la bocca sottile perennemente piegata
all'ingi. Sembrava contrariato dalla festa di nozze.
Leila supponeva che un mujaheddin dovesse per forza
trovare irritanti i matrimoni; troppa felicit terrena
conduceva all'autocompiacimento. L'imam coltivava la
rabbia come la gente normale coltiva le piante.
In piedi l'uno accanto all'altra, Khaled e Fatima non
osavano guardarsi negli occhi. L'imam inizi a recitare
i versetti che li avrebbero ufficialmente uniti in matrimonio.
Tamir, da buon giudice, reggeva il plico dei documenti.
L'imam chiese a Fatima se accettava le condizioni del matrimonio.
Acconsenti tu, Fatima bint Tamir al-Ghani, a sposare Khaled bin Abdullah al-Ramzy?
Fatima rimase in silenzio.
L'imam ripet la domanda.
Sui volti degli uomini cominciarono ad affiorare dei
sorrisi: quanto pi l'imam interpellava la sposa senza
ottenere risposta, tanto pi significava che la famiglia
al-Ghani voleva tenersi la figlia. Anche Leila sorrise,
pur pensando che, al posto di Fatima, lei avrebbe acconsentito subito.
L'imam continu a ripetere la domanda, mentre i
sorrisi si trasformavano in vere e proprie risate, finch
alla nona volta Fatima, rossa in viso, rispose: S.
Finalmente! esclam Khaled.
Una volta pronunciate le promesse, Fatima divenne
propriet del marito. La dote, gi concordata, era cospicua
per quei tempi a Mosul. Leila non sapeva di altre
donne sposatesi di recente che avessero portato altrettanti
beni: tra questi, un appezzamento di terra sulla
sponda del Tigri appena fuori dalla citt, una modesta
somma di denaro, alcuni mobili, cuscini e biancheria
per la casa, svariati abiti, tre fichi nani e un gregge di
capre in un villaggio del Nord a cui badavano i parenti
di Umm Naji. Khaled stava facendo un affare e, a giudicare
dalla sua espressione soddisfatta alla lettura del
contratto matrimoniale, ne era ben consapevole.
Finalmente, Khaled e Fatima si scambiarono sorrisi
di sollievo; Fatima arross con perfetto tempismo
e Tamir abbracci il genero e, mentre lo faceva, incroci
lo sguardo di Leila. Qualcosa nel suo modo di fissarla
le fece capire che suo padre aveva dei piani su
di lei. Tamir lanci un'occhiata all'imam e Abdul-Hakam
volt gli occhi cisposi verso Leila, che sostenne il
suo sguardo gelido per pochi secondi, prima di chinare
la testa. L'approvazione che lesse sul volto dell'imam
la disturb. Quell'uomo sapeva del suo lavoro per gli americani, ne era certa.
Quell'istante di turbamento fu presto dimenticato
nel tumulto che segu allo scambio dei voti nuziali. Era
arrivato il cugino Sami, il tassista, per trasportare una
parte dei presenti al circolo. Tamir avrebbe accompagnato
personalmente le donne di casa con la macchina
della famiglia, una Toyota berlina marrone, vecchia di
cinque anni e con l'abitacolo che profumava di erbe. A
Umm Naji piaceva appendere menta essiccata sul cruscotto
per disperdere la polvere che impregnava l'aria.
Poich nessuno aveva guidato la macchina nelle ultime
settimane, la menta si era ulteriormente seccata e
l'odore era intenso, ancorch stantio.
Durante il breve tragitto che li avrebbe condotti al
ricevimento, Leila guard fuori dal finestrino, osservando
il riflesso del suo viso stagliarsi nel vetro sullo
sfondo di Mosul. Per la strada c'erano molti pedoni e
capre, ma pochi veicoli. Nessuna automobile era parcheggiata
davanti agli edifici, perch se una vettura rimaneva
troppo a lungo in sosta, veniva subito rimossa:
troppe macchine si erano rivelate delle bombe.
Leila rivolse ad Allah e agli angeli una breve preghiera
affinch il giorno delle nozze di sua sorella fosse risparmiato dalla violenza.
Il Circolo dei funzionari di Mosul si trovava in una
via piuttosto ampia non lontano dal quartiere dove abitavano
gli al-Ghani. Tamir fece scendere le donne davanti
all'ingresso e Leila prese Fatima per mano, per
accompagnarla dentro. Con la coda dell'occhio vide Tamir
parcheggiare l'auto sul ciglio della strada, lontano
dagli edifici. Poi distolse lo sguardo dal bagliore della
bella giornata invernale ed entr nell'oscurit della sala.
La musica stava gi suonando, trillanti note di pop
arabo si diffondevano dai vecchi amplificatori. Il ritmo
era inebriante, ideale per risvegliare i sensi e creare
un clima festoso. Leila ebbe subito voglia di muovere
i fianchi e danzare. Lasci la mano di Fatima con un
sorriso e individu Hala e Souad Rasul che, dall'altra
parte del salone, avevano l'aria di divertirsi un mondo.
Le salut con la mano andando loro incontro.
Hala fece un rapido movimento delle anche che sarebbe
stato proibito ovunque ci fossero uomini nei paraggi,
tranne che a un matrimonio. Leila sospettava
che in tutto il mondo le feste di nozze fossero un pretesto
per permettere ad altri giovani in et da matrimonio,
ovvero gli amici dello sposo e della sposa, di
incontrarsi. Divertita, abbracci Hala.
Stai cercando di sedurre il tuo Hamdoun? la stuzzic.
 gi pazzo di me rispose Hala. Parler con mio padre questa settimana.
Accidenti! esclam Leila.
Anche Rashid! intervenne Souad. Diventer curda
e i nostri figli avranno gli occhi azzurri!
Congratulazioni, Souad! disse Leila all'amica pi
giovane. Ti avverto, per: i geni degli occhi scuri sono
dominanti. Quindi non credo che avrete bambini con gli occhi chiari.
Souad si strinse nelle spalle con adolescenziale indifferenza.
C' sempre l'eccezione alla regola, Leila.
Leila le sorrise con indulgenza. I figli di Souad e
Rashid avrebbero avuto gli occhi scuri, ma una festa di
nozze non era il posto adatto per fare una lezione di genetica.
Avrebbe voluto scrollarsi di dosso la sensazione
di essere pi vecchia, pi saggia e molto single in confronto
a Souad Rasul. Invece afferr la mano di Hala.
Balliamo! la invit.
Sono tutta tua! disse Hala.
Volteggiarono insieme per un po', consapevoli di attirare
gli sguardi degli uomini presenti nella sala. Leila
si trov a immaginare le reazioni che avrebbe provocato
se si fosse presentata con una maglia aderente e
una minigonna di chiffon, come le ragazze delle riviste
americane, e per un istante si divert malignamente al
pensiero della faccia di Umm Naji. Un giorno pens
quando sar altrove, prover a vestirmi cos e mi far
una foto da mandare alla mamma e al pap. Sorrise ai circostanti.
Fatima e Khaled ballarono insieme, ma non ci fu un
vero e proprio contatto, il che fece rabbrividire Leila.
Un uomo e la sua novella sposa avrebbero dovuto toccarsi,
non essere paralizzati dall'ansia. Leila sperava
che Khaled stringesse almeno la mano a Fatima e che,
per amor del cielo, smettesse di essere cos impacciato.
Sua sorella era deliziosa nell'abito bianco che faceva risaltare
la sua pelle ambrata. In quanto sposa, aveva il
capo scoperto e i capelli raccolti in un'elegante acconciatura
che splendeva sotto le luci della sala per effetto
della copiosa dose di lacca che Umm Naji aveva insistito per spruzzare.
Il nishan di Fatima fu risparmiato dalla violenza e
almeno di questo Leila pot ringraziare il cielo. Quella
sera, rincasando con i muscoli doloranti per le danze,
ebbe l'impressione che la casa fosse desolata e si sent
addosso lo sguardo dei genitori, mentre saliva le scale
dopo aver augurato loro la buonanotte... Forse si stavano
chiedendo quando sarebbe arrivato anche il suo
turno. La festa era stata divertente e Leila era contenta
di aver visto Hala, ma in quel momento, passando nel
corridoio accanto alla stanza vuota di Fatima, si sent
oppressa da un senso di perdita. Quando spense la
luce prima di addormentarsi, si lasci sfuggire un gemito di sconforto.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
La casa era tranquilla dopo le nozze di Fatima. Per diversi
giorni il frigorifero fu pieno di cibo avanzato dalla
festa, che per scomparve con sospetta rapidit. Leila
vegli una notte intera osservando il pozzo in cortile:
ne uscivano in continuazione dei suoni, il che significava
che anche i mujaheddin avevano goduto dei dolci del matrimonio di Fatima.
Come previsto, Tamir divenne particolarmente assillante
dopo che Fatima se ne fu andata. Leila lo sorprendeva
a scrutarla, sorvegliarla, aveva l'impressione che
facesse progetti su di lei. Si sentiva come una pedina
su una scacchiera. E Umm Naji non era d'aiuto, perch
non parlava d'altro che della prossima gravidanza
di Fatima, adesso che si era sposata. Leila pensava che
se a sua madre premeva tanto che la figlia rimanesse
incinta al pi presto, avrebbe potuto mandarla nel deserto
con Khaled anche prima del matrimonio, e una
sera a cena si lasci sfuggire quest'osservazione impertinente,
facendosi riprendere bruscamente da Umm
Naji e attirandosi gli sguardi di disapprovazione di entrambi i genitori.
Le ore che trascorreva all'ospedale erano i momenti
migliori della giornata: traduceva per i medici, assisteva
in sala operatoria, aiutava le infermiere e spesso
Whitaker e Peabody, che sapevano di potersi fidare
di lei, le affidavano mansioni da gestire in modo autonomo.
Ogni tanto arrivavano agenti dell'intelligence
militare a interrogare i mujaheddin e Leila traduceva
anche per loro; gli ordini di suo padre le imponevano
di occultare qualunque informazione i prigionieri si lasciassero
sfuggire. In realt, le era capitato raramente
di dover fare una cosa del genere, perch di solito i
ribelli non sapevano niente di utile. Gli agenti rimanevano
perennemente delusi. Leila non li aiutava molto,
ma non boicottava intenzionalmente i loro interrogatori.
Poi tornava a casa e spiegava al padre che non era
emerso nulla di significativo. Ogni giorno si barcamenava
in un equilibrio instabile.
Qualche volta vedeva James, ma non spesso quanto
avrebbe voluto. Lui sembrava occupato e distratto
ogni volta che le capitava di parlargli e di solito c'era
qualcun altro con lui, come quell'odioso Pratt. In tali
occasioni, Leila si teneva alla larga.
Nel mese di gennaio il clima rimase freddo e per andare
al lavoro Leila indossava calde abaya di lana, sempre
pi consapevole della differenza tra il suo abbigliamento
e quello delle altre infermiere. In realt la sua
diversit non riguardava solo gli abiti, visto che talvolta
Leila indossava i pantaloni, ma aveva a che fare, piuttosto,
con il modo in cui le infermiere americane camminavano
e parlavano, sicure di s, a testa alta e con le
spalle dritte, senza aver paura di ancheggiare.
Leila cominci a valutare l'ipotesi di comprarsi un
paio di jeans aderenti in stile occidentale. I suoi genitori
non dicevano mai nulla sul suo abbigliamento, dopo
la volta in cui aveva convinto Tamir che vestirsi come
gli americani significava conquistarsi la loro fiducia.
Cercava di concentrarsi anche sulla postura, tenendo
le spalle erette e fiere, ricordandosi delle donne che
aveva visto all'universit del Cairo, professioniste con
mansioni importanti ed elegantemente vestite. Ogni
giorno che passava all'ospedale della base americana
si sentiva sempre pi vicina a diventare un medico e
una donna emancipata e sempre pi lontana dall'avvilente
esistenza che conduceva a casa. Con il passare del
tempo, Leila al-Ghani si stava trasformando in un'altra
persona. Le era sempre pi difficile cambiare pelle alla
fine della giornata, facendo scomparire la nuova Leila
durante il tragitto in bicicletta verso casa.
Una sera, poche settimane dopo il matrimonio di
Fatima, Leila, tornando dal lavoro, vide che le luci in
casa erano spente. La corrente elettrica era venuta a
mancare di nuovo e l'ambiente sembrava irreale nel
crepuscolo. Le voci dei suoi genitori nel salotto si udivano
fin da fuori. Il portico sul davanti era sporco e
vicino alle colonne si erano formati piccoli mucchi di
sabbia, probabilmente portata dai mujaheddin che
erano entrati. Leila prese la scopa di saggina dal ripostiglio
della cucina e spazz il pavimento.
Mentre puliva energicamente il cemento da ghiaia
e sporco, spingendoli verso il vialetto d'ingresso, si ricord
dei giorni in cui potevano permettersi un aiuto
domestico, quando suo padre era un giudice e un funzionario
del partito, in buoni rapporti con i potenti e
con entrate invidiabili in un Iraq piegato dalle sanzioni.
Era completamente buio quando fin di spazzare ed entr in casa.
Leila. Era suo padre, in piedi sulla soglia del salotto.
Il tono era quello della sua solita convocazione
serale. Se l'arrivo in ospedale, alla mattina, era il momento
migliore della giornata di Leila, il ritorno a casa,
alla sera, era il peggiore. Era previsto che lei facesse
rapporto a suo padre sulle operazioni degli americani.
Mesi prima avrebbe potuto apprezzare una seria conversazione
con il suo volubile genitore, ma adesso era
devastata dal senso di colpa. Si chiedeva se, per ogni
parola che diceva a Tamir sul conto degli americani,
qualcuno sarebbe stato ucciso, magari tra i soldati che
conosceva. Ogni giorno si affrontavano argomenti
sempre pi delicati: quale ingresso usavano le pattuglie
per entrare e uscire da Camp Marez, a che tipo di
procedure di sicurezza era sottoposto il minibus che lei
prendeva per andare alla base, e via dicendo. A volte
Leila mentiva, come quando aveva detto di non conoscere i nomi dei suoi colleghi iracheni.
Umm Naji usc dal salotto, alzando le sopracciglia
nell'incrociare la figlia. Leila si chiese se sua madre sapesse
della postazione d'ascolto presso la fessura nel
muro; doveva saperlo, perch Umm Naji era una pettegola nata.
Leila si sedette sul pavimento vicino al tavolo, con
le gambe piegate sotto di s. Il tappeto era soffice e
pulito, nonostante fosse in uso da secoli nella famiglia
al-Ghani. Sua madre aveva lasciato una teiera piena di
shai caldo sul vassoio di metallo inciso, e Leila se ne
vers un bicchiere, avvolgendo le mani intorno al vetro
per assorbirne il calore. Il t zuccherato addolciva l'incombenza del rapporto serale.
Tamir si accomod e Leila sent le sue ossa scricchiolare.
Alz lo sguardo su di lui e not nuove rughe
intorno agli occhi e la barba un po' pi grigia. Le mani,
che lui giungeva e disgiungeva continuamente in una
sorta di tic nervoso, erano solcate da profonde screpolature
e le unghie avevano un colore giallastro. Organizzare
la resistenza armata non era una passeggiata.
Lo uccider pens Leila, sorprendendosi per l'indifferenza con cui reagiva all'idea.
Raccontami che cos' successo oggi alla base esord Tamir.
Le loro conversazioni serali iniziavano sempre in quel
modo. C'erano tre mujaheddin in ospedale disse Leila.
Hanno detto di chiamarsi Hamid, Da'ud e Sayyid. Non
hanno fatto cognomi. Uno, Sayyid, ha una gamba ferita
per un colpo di proiettile. Hamid  rimasto ustionato e
traumatizzato da un'esplosione e non  stato in grado di
dire niente. Da'ud ha perso una mano ed  intrattabile.
Che cosa pensano gli americani di loro?
Leila si sforz di non alzare gli occhi al cielo. Danno
loro cracker e Coca-Cola, padre. Che cosa intendi dire?
Intendo dire, figliola cara, che idea si sono fatti del loro
ruolo tra i mujaheddin? spieg rabbiosamente Tamir.
Leila lo guard dritto negli occhi, impassibile al suo
tono. L'unico potere che Tamir poteva esercitare su di
lei era impedirle di lavorare a Camp Diamondback, e lei
sapeva che al momento non l'avrebbe fatto. Non mentre
gli era cos preziosa. Gli americani brancolano nel
buio rispose, dicendo la verit. Stanno ancora imparando
a distinguere i sunniti dagli sciiti. Padre, non ho
mai dovuto falsificare una traduzione finora, perch i
mujaheddin sono ben addestrati a non parlare.
L'ombra di un sorriso attravers il volto di Tamir.
Bene approv. C' qualcos'altro che devi fare, Leila.
Il modo in cui osservi e ascolti va bene. Ma voglio informazioni
pi specifiche. Se stiamo dietro agli americani
individualmente, li faremo scappare da Mosul, perch
loro hanno coraggio solo quando sono in tanti. Voglio dei nomi.
Oh disse Leila con un filo di voce. Aveva sperato
di non dover mai arrivare a quel punto. Fare i nomi
comportava troppa responsabilit. Era facile dire a suo
padre quanti mujaheddin fossero ricoverati in ospedale
e che tipo di ferite avessero. Erano informazioni
innocue, quasi pubbliche. Ma Leila sapeva che cosa sarebbe
successo se avesse fatto i nomi degli americani,
identificandoli in modo specifico.
Come gli americani avevano il loro mazzo di carte
con i fedeli di Saddam e i vari terroristi designati come
l'asso di picche o il re di quadri, anche i mujaheddin
avevano le loro liste con i nomi di lavoratori, soldati e
agenti segreti americani che operavano nel sacro territorio
dell'islam e le rispettive taglie spettanti a chi
li avesse uccisi. Leila aveva sempre trovato buffo che
le taglie fossero espresse in dollari americani. Ma, in
realt, non c'era nulla di divertente in quelle liste di
morte. I nominativi finivano su siti web filojihadisti che
spuntavano come funghi; la maggior parte dei rivoltosi
comunicava via internet. Le informazioni dovevano
pur prenderle da qualche parte... ovvero da informatori come lei.
Voglio dei nomi, Leila! ripet Tamir.
Lei esit ancora un attimo. Be', padre, io lavoro con
i medici. Loro non si allontanano mai dall'ospedale. E
anche se escono,  per aiutarci, non per farci del male!
Non m'interessano i medici, sciocca! Penso agli
agenti dei servizi segreti. So che loro lasciano la base. O
ai soldati delle forze speciali, che ci danno sempre problemi.
Quelli degli Stryker sono abbastanza facili da tenere
a bada: stanno acquattati nei loro blindati e non ne
escono mai. Patetici! Sono gli uomini della polizia militare,
quelli delle forze speciali e i contractors le persone
che vogliamo. Circolano nelle nostre strade ed entrano
nelle nostre case.  capitato anche a te di subire un'irruzione,
Leila. Sai bene quanto sono brutali!
Leila annu debolmente. Non aveva mai visto la brutalit
con i suoi occhi; l'unica perquisizione in cui era
rimasta coinvolta era stata a casa dei Rasul, quando
aveva incontrato James per la prima volta. Ma aveva
sentito i racconti di persone che conosceva, persone a
cui, durante quei raid, avevano sparato senza motivo, o
che erano state picchiate, prese a calci o trascinate via
incappucciate senza un'accusa n un mandato. Posso farti un nome disse, odiandosi.
Ebbene? disse Tamir.
Si tratta di un agente della CIA. Si chiama Travis Pratt.
Travis Pratt ripet Tamir, pronunciando a fatica le sillabe inglesi.
Leila avvert un senso di nausea. Non sapeva quali
conseguenze avrebbe avuto la sua rivelazione. Forse
nessuna. Aveva fatto quel nome perch Pratt non sembrava
il tipo da avventurarsi fuori dalla base logistica in
territori pericolosi dove avrebbe potuto essere rapito o
ucciso. Non le piaceva come persona, ma dopo quella
soffiata, Leila sent di essere sprofondata ulteriormente
nella palude sanguinosa della politica di suo padre.
Tamir allung una mano delicata e senile e la pos
sulla guancia di Leila. Con un repentino cambiamento
d'umore, il suo volto si era addolcito. La tua ricompensa
per tutto questo sar grande, mio piccolo usignolo disse. Molto grande.
Grazie, baba mormor Leila. Non riuscendo a
guardarlo in viso per un istante di pi, abbass gli occhi
sui disegni del tappeto, che conosceva a memoria.
Leila pass una notte insonne, girandosi e rigirandosi
nel letto in preda ai sensi di colpa. La nuova giornata
inizi senza avvisaglie di violenza a Mosul. Leila
si vest all'occidentale, con pantaloni neri, scarpe nere
lucide, e un maglioncino di cachemire color crema.
L'indomani sarebbe iniziato il mese di febbraio, e
Leila voleva che gennaio terminasse con una nota positiva,
cos durante il tragitto mattutino in bicicletta
si ricord di pregare Allah. Non sapeva se le sue preghiere
sarebbero state esaudite (il pi delle volte non
lo erano), ma non le avrebbe fatto male mettersi nella
giusta disposizione d'animo e invocare una giornata
buona. Preg anche di non imbattersi in Travis Pratt,
perch era sicura che non sarebbe riuscita a guardarlo
negli occhi. Soprappensiero, devi dalla strada per evitare
un gregge di capre, con la mente gi proiettata
verso la giornata lavorativa. Viveva perlopi pensando al futuro, perch il presente le era intollerabile.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Mentre saliva sul minibus, le altre irachene che lavoravano
alla base americana la squadrarono, lanciandole
occhiate di rispetto o di disapprovazione per il modo
in cui era vestita; dieci anni prima nessuno l'avrebbe
notata. Ma con la guerra le donne irachene avevano riesumato
le rigide regole della tradizione musulmana in
tema di abbigliamento. Era pi sicuro, visto che gli uomini
sembravano impazziti. Leila ne soffriva come ne
soffrivano molte sue connazionali, ma che cosa potevano
fare? A Mosul le basi americane erano tra i pochi
posti dove alle donne era permesso vestirsi all'occidentale.
Quando arriv all'ospedale, il dottor Whitaker la
mise a lavorare nel dispensario farmaceutico, chiedendole
di riempire alcune flebo di morfina, un compito
delicato perch il dosaggio doveva essere molto preciso.
L'esercito non voleva assolutamente creare assuefazione
nei pazienti. Era una gioia lavorare in un posto
dove le scorte erano abbondanti e non mancava niente
di essenziale, come l'aspirina, gli antibiotici e gli aghi.
Rispetto alla farmacia dell'ospedale Al-Razi, dove mancava
quasi tutto, era come essere passati dalla notte al
giorno. Leila pensava che gli americani avrebbero potuto
conquistarsi la popolazione locale mettendo a loro
disposizione i farmaci gratuitamente. Con un gesto simile,
avrebbero fatto cessare ogni ostilit e diffidenza
nella stragrande maggioranza dei cittadini di Mosul.
Le pale degli elicotteri ronzavano in cielo con un
ritmo regolare e Leila canticchiava tra s, traducendo
quel ritmo in sonorit musicali che riecheggiavano brani
sentiti al matrimonio di Fatima. Il rumore dei mezzi militari
le era diventato cos familiare che quasi non ci faceva
pi caso. Anche dei colpi di mortaio non si preoccupava
quasi pi. A differenza di alcune case, perlopi
fragili costruzioni prefabbricate bianche, l'ospedale da
campo era abbastanza solido da resistere ai colpi.
Ciao, Leila disse un'infermiera, entrando nella
stanza per prendere della soluzione salina.
Leila si volt e vide una delle infermiere pi giovani,
una donna formosa con i capelli biondi e il sorriso vivace.
Si sforz di ricordarsi come si chiamava. Le americane
le sembravano tutte uguali! Ah, s, era Bonnie
Klein. Ciao, Bonnie la salut ad alta voce cercando
di memorizzare il nome per il futuro.
Che cosa stai cantando? chiese Bonnie.
Una canzone araba rispose Leila, chiudendo una
sacca di plastica piena di analgesico. Di Hossam Ramzy.
 famosissima.
Ah.
Leila sorrise dietro il banco dove stava lavorando.
Le infermiere erano bizzarre. Talvolta si comportavano
come se fossero in un campeggio estivo - di quelli
molto pericolosi - e non facevano troppi sforzi per
comprendere la cultura irachena. Nonostante i mortai
tutt'intorno e le frequenti esplosioni, avrebbero potuto
essere anche in America. Non aveva ancora incontrato
un'infermiera che parlasse una parola di arabo, o
conoscesse almeno un musicista o un attore arabo, o
avesse almeno una vaga idea dei fondamenti della religione
musulmana. I medici erano un po' pi colti; il
dottor Whitaker faceva spesso confronti tra l'islam e il
cristianesimo, mettendo in evidenza come le due religioni
fossero simili sotto molti aspetti, ma era troppo
impegnato per intrattenersi con Leila in lunghe conversazioni.
Lei, comunque, considerava ogni parola
scambiata con lui una benedizione.
Si gir e, pensando di essere sola, si rimise a canticchiare
tra s ancheggiando leggermente quando il
ritmo lo richiedeva. Mormorava le parole della canzone
e dosava abilmente la morfina, muovendosi avanti
e indietro a tempo con la musica che aveva in testa.
Sai ballare la danza del ventre? domand incredula
Bonnie, in piedi sulla soglia.
Leila si volt, trasal e incroci i grandi occhi azzurri
di Bonnie. Oh! Non sapevo che fossi ancora qui.
Sai ballare o no la danza del ventre? domand di
nuovo Bonnie. Se sei capace... be'... caspita!
Tutte le ragazze arabe sanno ballare la danza del
ventre rispose Leila, con un tono pi sussiegoso di
quanto avrebbe voluto. Almeno le basi. Poi c' chi 
pi brava e chi meno. Si strinse nelle spalle.
Jessica! Bonnie chiam l'infermiera Quinn che
stava passando nel corridoio e quella infil la testa nel
dispensario. Leila sa ballare la danza del ventre!
Non ci credo! comment Jessica.
Faresti meglio a crederci! rispose Leila baldanzosa.
Puoi insegnarcela, cara? chiese Jessica.
S, dai! incalz Bonnie.
Be', io, mmm... Leila pass lo sguardo dall'uno
all'altro di quei volti dalla pelle chiara che esprimevano
entrambi uno speranzoso entusiasmo. Non voleva deludere
le due infermiere e, a dirla tutta, le sarebbe piaciuto
essere popolare tra le americane. Era sempre stata
una ragazza molto amata a scuola, con tante amiche, e
la popolarit era una bella sensazione. Be', penso di
s. Potrei insegnarvi qualche mossa.
Ssss! Jessica fece un gesto di trionfo. Grazie,
Leila! Sei un mito!
Be', potrebbe farci una lezione di gruppo disse
Bonnie rivolgendosi alla collega. A tutte... Potremmo
usare la palestra.
Ottima idea approv Jessica. Si potrebbe andare
nella sala senza attrezzi. Ho sentito dire che la danza
del ventre  un ottimo esercizio per tenersi in forma.
Io ho sentito dire che aiuta anche in altri campi
disse Bonnie, dando di gomito a Jessica.  lo stesso
movimento, no? Fa impazzire i ragazzi. Potresti mettere
a frutto la tecnica, Baby-doll. Le due infermiere
scoppiarono a ridere di gusto.
Insegnare a danzare a Bonnie e Jessica era una cosa,
ma l'idea di un'intera classe metteva Leila in ansia...
Non voleva tirarsi indietro, comunque Cos, lasci che
le due ragazze si scambiassero le loro battute, ferma con
le mani sul banco di lavoro, la testa girata, in attesa.
Jessica si rivolse a lei con gli occhi sfavillanti. Sarebbe
fantastico se ci insegnassi qualcosa, Leila le
disse guardandola in faccia. Ti prego...
Va bene accett Leila.
La voce si sparse in fretta tra le infermiere e alla fine
della giornata erano in venti a voler imparare la danza
del ventre. Leila non poteva pi dire di no. Dopo aver
ottenuto il permesso del dottor Peabody, che ridacchi
divertito, decisero che avrebbero fatto un'ora
di lezione il giorno seguente, alle tre del pomeriggio,
nella palestra dell'MWR. Anche se non aveva bene idea
di cosa avrebbe dovuto fare, perch di solito danzava
solo per divertirsi con Fatima e Hala, Leila era felice di
aver conquistato tutte quelle colleghe americane. L'invisibile
barriera culturale che le divideva forse poteva
essere abbattuta e Leila forse sarebbe potuta diventare
davvero amica di quelle donne.
Quella sera, quando torn a casa e rifer a suo padre
le condizioni mediche dei mujaheddin ricoverati
all'ospedale da campo, Leila si guard bene dal raccontargli
che avrebbe tenuto lezioni di danza del ventre.
Camp Diamondback aveva una bella palestra, piena di
macchine per il sollevamento pesi, cyclette, tapis roulant,
attrezzi vari che sfavillavano sotto le luci al neon.
C'erano un campo da basket, diverse salette per gli allenamenti
e una graziosa stanza con le finestre e le pareti
specchiate come l'aula di una scuola di danza. Le
donne del 67 Combat Support Hospital avevano deciso
di tenere l la loro lezione di ballo.
Leila usc dall'ospedale alle tre meno un quarto insieme
a Jessica e a Bonnie e si avvi alla palestra. Era
sorprendente quanto si sentisse a proprio agio in compagnia
delle due americane: forse la barriera culturale
era solo un velo sottile, facile da rompere. Con loro
cerano altre otto infermiere: non tutto lo staff paramedico
aveva potuto assentarsi dal reparto a met pomeriggio
per dedicarsi alle sensuali movenze della danza
del ventre. Leila avrebbe tenuto una lezione alle altre il
giorno dopo. La palestra era piena di militari che sollevavano
pesi o correvano sui tapis roulant: erano perlopi
uomini, ma c'era anche qualche donna in tuta e
maglietta cachi. Il passaggio delle infermiere attir parecchi
sguardi incuriositi e qualche colorito apprezzamento
da parte dei ragazzi impegnati agli attrezzi.
Leila arross, naturalmente, mentre le sue compagne,
divertite, salutarono con disinvoltura i militari.
Quando si trov nella sala degli specchi, Leila si fece
coraggio. Cerc di convincersi che non era poi un'impresa
cos difficile: erano tutte donne e lei ballava bene.
Da piccole, lei e Hala, si divertivano a imitare le danzatrici
del ventre che vedevano in tiv. Esibirsi sotto
gli occhi di dieci colleghe americane la emozionava un
po', pi che altro perch non sapeva cosa si aspettassero
da lei. Si disse che avrebbe fatto del suo meglio e,
soprattutto, che erano l per divertirsi.
Jessica aveva portato il registratore e Leila le pass
un CD. Aveva scelto una compilation di brani molto famosi
adatti a quel genere di danza.
Bene, ragazze si rivolse al gruppo dopo essersi
schiarita la voce. Il chiacchiericcio cess subito.
Silenzio! ribad Jessica con la sua voce dolce che
trasformava anche gli ordini in piacevoli proposte.
Grazie prosegu Leila. Oggi cercher di insegnarvi
i movimenti base della danza del ventre. Ma la
prima cosa che dovete sapere  che non sono pensati
per sedurre gli uomini. Di solito balliamo tra donne,
con madri, sorelle e amiche, per celebrare l'amicizia.
Parlare davanti a quel pubblico attento le faceva seccare
la gola per l'emozione. Per un attimo dubit della
propria capacit di esprimersi in inglese, ma non si
fece prendere dal panico. Devo solo continuare a parlare
pens. Comincer a spiegarvi quali sono i passi
fondamentali, poi ve li mostrer e infine proveremo a
rifarli tutte insieme. Adesso... sedetevi, per favore.
Le ragazze si accomodarono in semicerchio. Con un
gesto teatrale, Leila estrasse dalla borsetta il velo per
la danza: una striscia di tessuto viola riccamente decorata
di perline e monete appese all'orlo che, come
prevedibile, suscit mormorii di ammirazione. Questo
spieg Leila  il velo tradizionale che indossiamo
per la danza del ventre. Come vedete,  molto sensibile
al movimento. Scosse leggermente il tessuto che ondeggi
facendo tintinnare i pendagli. Senza il velo, la
danza  un semplice dimenare i fianchi.
Le ragazze scoppiarono a ridere.
Leila si tolse le scarpe e si leg il velo intorno ai fianchi,
sopra i pantaloni neri. Bene, sono pronta. Ora
eseguir una piccola dimostrazione. Per favore, Jessica,
puoi far partire la musica?
L'infermiera Quinn accese lo stereo. La musica cominci
a diffondersi e Leila ebbe la sensazione che la
sua casa, la sua patria, entrassero in quel locale, nella
palestra dello straniero. Si alz sulla punta dei piedi e
sollev le braccia sopra la testa. Appena attaccarono i
tamburi e gli acuti di liuto, Leila rote i fianchi nella figura
dell'otto, facendo tintinnare delicatamente il velo.
Si muoveva seguendo il ritmo di una musica che conosceva
bene, eseguendo movimenti imparati da bambina,
ondeggiando le anche con scatti esperti e ritmati.
Allo stesso tempo, disegnava nell'aria ampi cerchi eleganti
con le braccia e con le mani, o si fermava di scatto
in posizioni coreografiche. Vita e petto non si muovevano
affatto. Piano piano la timidezza l'abbandon e
Leila cedette al flusso dell'energia che s'irradiava dalla
punta delle dita delle mani fino a quella dei piedi. Nel
suo paese quei movimenti cementavano le amicizie tra
ragazze e celebravano la femminilit. Leila sentiva su di
s gli sguardi del suo pubblico e sorrideva. Voleva che
quelle donne americane capissero che c'erano modi diversi di essere emancipate.
Terminato il brano, ci fu un attimo di silenzio assoluto
nella sala. Le infermiere fissavano Leila come incantate.
Fu Bonnie, con un gran sorriso, ad applaudire per prima;
le altre la seguirono con esclamazioni di entusiasmo.
Wow! Che brava! Ma  difficilissimo...
Quanto vorrei riuscire a farlo anch'io... sospir Jessica.
Dunque incominci Leila sorridente, allargando
le braccia. Ora vi spiegher quali movimenti ho eseguito.
E pi facile di quel che sembra, credetemi, e la
cosa pi importante  controllare i muscoli. Si appoggi
una mano sul ventre piatto. Si lavora soprattutto
con gli addominali. Per questo, la danza  un ottimo allenamento per noi donne.
Bonnie la seguiva con entusiastici cenni del capo
mentre le altre, come calamitate, si sporgevano in avanti per ascoltare meglio.
Innanzitutto bisogna imparare il tamsiq spieg
Leila.  la rotazione dei fianchi, come se fossero separati
dal resto del corpo. Immaginatevi di essere divise
in due: il tronco e la parte inferiore. Dovete muovere la
parte inferiore come... come se fosse a s stante.
Mostr loro il movimento. Le infermiere la osservavano attentissime.
Dopo aver spiegato tutti gli altri movimenti e i loro
nomi, Leila invit le colleghe ad alzarsi e a provare a rifarli.
Fece partire di nuovo la musica. Tra risate divertite,
gridolini e false partenze, le ragazze tentarono di imitarla.
L'infermiera Quinn se la cav decisamente bene per essere
una principiante, e Leila non ne fu affatto stupita.
Fate come Jessica! esclam.
Oh, Leila! si schern lei con una risata. Poi si avvicin
alla sua insegnante prendendola sottobraccio.
Forza! disse cominciando a ballare all'occidentale,
muovendo fianchi e spalle contemporaneamente e trascinando
Leila con s. La lezione si stava trasformando
in una festa con danze sfrenate e Leila richiam le ragazze
all'ordine battendo le mani.
Adesso che avete visto i movimenti principali, proveremo
con una breve coreografia disse. Non spaventatevi:
dovrete eseguire una mossa dopo l'altra.
Alla fine della lezione ballavano tutte, alcune meglio
di altre, mentre Leila girava per la sala correggendo
le posizioni e dando piccoli suggerimenti. Per un'ora
dimenticarono la guerra: la musica araba a tutto volume
sovrast il rombo dei jet e dei missili che sfrecciavano
in cielo. Era un sollievo poter ridurre la realt a
quella piccola sala, alla musica e alle risate tra colleghe.
Quando il bip dell'orologio di Bonnie annunci la fine
della lezione, per Leila fu un vero dispiacere.
Tornarono tutte insieme verso l'ospedale; Leila era
circondata da donne che la tempestavano di domande.
Di alcune di loro non conosceva neanche il nome. Per
le infermiere americane, per, non era pi un'estranea,
ma una persona interessante, forse addirittura un'amica.
Sei sposata, Leila? le chiese una delle infermiere,
una donna sulla quarantina con i lineamenti marcati e bellissimi capelli castano scuro.
No, ehm...
Sal le sugger la donna.
No, Sal, non sono sposata rispose Leila. Anche se mia madre vorrebbe che lo fossi.
Il matrimonio  molto importante nella vostra cultura, vero? chiese Bonnie.
S, molto conferm Leila. Il sogno pi grande
per ogni ragazza dovrebbe essere quello di metter su famiglia.
Che orrore! comment Jessica tirando una boccata dalla sigaretta.
Jessica, devi smetterla di fumare! la sgrid una del gruppo.
Tanto in un modo o nell'altro dobbiamo morire ribatt lei, cinicamente.
Ehi, Leila la chiam un'altra delle infermiere, un'afroamericana
con i lunghi capelli divisi in tante treccine raccolte
in una crocchia. Io mi chiamo Michelle. Quanti
siete in famiglia? Mi hanno detto che qui in Iraq avete famiglie numerosissime.
Be', noi siamo in cinque rispose Leila. Ma ho anche
una cognata, un cognato, e ottocento cugini. Sapeva
che avrebbero reagito come James: con sorpresa
e incredulit.
Ottocento? le fece eco Michelle. Io ne ho quaranta e mi sembrano gi tanti.
Michelle  di Atlanta spieg Bonnie. Viene dal profondo Sud.
Oh. Leila cerc di localizzare mentalmente la
Georgia. A scuola era sempre stata bravissima in geografia,
forse perch desiderava tanto andarsene dall'Iraq.
Talvolta fissava le carte geografiche sperando che il posto
giusto balzasse fuori o cominciasse a lampeggiare. Ovviamente
non era mai successo, ma lei non aveva perso il
desiderio di vedere il mondo. E com' Atlanta?
 un posto incredibile rispose Michelle. Puoi trovarci di tutto.
Anche i mortai? chiese Leila facendo ridere tutte.
A volte disse Michelle. Dipende dal quartiere in
cui abiti. Stava scherzando e strizz l'occhio a Leila in segno d'intesa.
Finita la sigaretta, Jessica gett a terra il mozzicone
e si fece largo in mezzo al gruppo che ormai aveva raggiunto
l'ingresso dell'ospedale. Ragazze, non assillatela
di domande. Lasciatela respirare! esclam prendendo
Leila per mano. Grazie di cuore per la lezione, Leila.
Grazie davvero ripeterono le altre quasi in coro.
 stato un piacere disse Leila, felice e al tempo
stesso intimidita da tutte quelle attenzioni.
Dimmi le si rivolse confidenzialmente Jessica a
tua sorella sono piaciute le riviste?
Leila sorrise mentre varcava la soglia dell'ospedale a
braccetto con lei. Fatima  molto soddisfatta. Tutte le
volte che la vedo arrossisce!
Jessica ridacchiava compiaciuta. Questa s che  una
bella notizia! Cosmopolitan... diffonde l'amore.
Sicuramente lo ha portato nel letto coniugale di
mia sorella comment Leila maliziosamente.
Forza, andiamo a vuotare le padelle! esclam Jessica
mentre si infilavano il camice. Leila non sapeva
dove l'avrebbe portata questo suo nuovo livello di
complicit con la popolare infermiera Quinn, ma era
felice di avere un'altra amica alla base e in quel momento
non aveva voglia di farsi troppe domande.
In realt vuotare le padelle non faceva parte dei doveri
di Leila come assistente e interprete, ma in quel
momento Whitaker e Peabody erano impegnati e lei
non voleva guastare il clima amichevole che si era creato
con Jessica. Cos, evitando di respirare con il naso,
la segu in reparto, sollevando gambe e piedi dei pazienti
inerti mentre Jessica sostituiva i recipienti. Era
un'operazione sgradevole, ma la collega sembrava non
farci caso e procedeva veloce ed efficiente. Leila cercava
di seguire il suo esempio e di sembrare disinvolta
sebbene le deiezioni dei malati e dei feriti le facessero ribrezzo.
Allora le disse Jessica lanciandole uno sguardo al
di l del letto di un soldato ferito dalle schegge di una
granata e adesso addormentato. Tua sorella  sposata.
E tu hai qualcosa in vista?
Mmm... esit Leila alzando gli occhi al soffitto.
Non propriamente.
Oh! replic Jessica. Vuoi dire che da voi i matrimoni
sono combinati dai genitori?
No neg Leila, pi bruscamente di quanto avrebbe
voluto. Non lo sono, ma i genitori devono dare il loro
consenso. Si lasci sfuggire un sospiro. Io ho detto ai
miei che non desidero sposarmi prima di diventare medico. Mi rifiuto.
Fai bene comment Jessica.
E tu sei sposata? domand Leila, pur conoscendo gi la risposta.
No! Sono troppo giovane per sistemarmi. Per vorrei sposare un soldato, se proprio decidessi di fare il grande passo.
E nel frattempo?
Jessica ammicc. Nel frattempo cerco di divertirmi. Suppongo che per le ragazze arabe sia diverso, ma noi americane siamo libere di fare tutto quello che vogliamo.
Leila si strinse nelle spalle. Si pu sempre trovare il modo per ottenere ci che si vuole butt l. Bisogna solo avere determinazione.
Come con il capitano Cartwright? indag Jessica.
Nell'udire quel nome Leila sobbalz e poi si maled per essersi tradita. Che cosa c'entra il capitano Cartwright?
Su, dai, vediamo tutti che passate un sacco di tempo a parlare. Lui ti guarda imbambolato e strascica i piedi. E quelli delle forze speciali non lo fanno mai. Nella risatina di Jessica c'era un'ombra di rimpianto. Abbiamo cercato tutte di accaparrarcelo, quello. E lo scapolo d'oro della base. Se ci riesci tu... lasci la frase in sospeso facendo spallucce.
Io non cerco di fare proprio niente ribatt Leila,
che per fatic a trattenere un sorriso sentendo la parola
scapolo: e cos James non aveva una moglie ad aspettarlo in America.
Certo... disse Jessica. Ti sto solo prendendo in
giro, ragazza mia. E le fece uno dei suoi smaglianti sorrisi.
Ringrazia il cielo che non sono io a prendere in giro
te, Jessica ribatt Leila restituendole il sorriso. Ho materiale in abbondanza!
Ehi! esclam Jessica minacciandola con la padella
che teneva in mano, al che Leila si chin ridacchiando
come per schivarla. Intanto, il soldato nel letto si era
svegliato e le guardava turbato. Jessica lo prese in giro
dandogli un colpetto su una spalla con la padella. Leila
a quel punto la invit a posare il recipiente prima che qualcuno si facesse male sul serio.
Leila! disse una profonda voce maschile alle sue spalle.
Ciao, capitano salut Jessica con un sorriso.
Leila si volt e vide James. Ciao disse sorridendo anche lei.
Il capitano Cartwright le salut entrambe e poi pos
lo sguardo sull'infermiera Quinn. Tu sei...?
Fu una piccola, maligna soddisfazione per Leila notare
che James non conosceva il nome della collega.
Jessica sugger lei.
Devi scusarmi disse James ma conoscevo solo il tuo soprannome: Baby-doll.  un complimento, credimi.
Baby-doll! ripet Leila stuzzicandola. Sapevo anch'io che ti chiamano cos!
Tu sta' zitta, danzatrice del ventre! esclam Jessica,
ammonendola con l'indice.  meglio che vi lasci
soli, adesso. E cos dicendo si allontan con la padella in mano.
Leila si sfil i guanti, gettandoli nel cestino, e indugi
a ripulirsi le dita dai piccoli residui di lattice. Infine
guard James. Come stai? gli chiese.
Non c' male rispose lui. Perch ti ha chiamata danzatrice del ventre?
Ho insegnato qualche passo alle infermiere in una specie di lezione.
Lui scoppi a ridere. Posso venire a vedere?
Neanche per sogno! esclam Leila imbarazzata.
James strascicava i piedi, come Leila not per la
prima volta. Nel frattempo il suo bel volto si era fatto
serio. Posso parlarti un momento... in privato? le
chiese. E una cosa abbastanza importante.
Certo rispose Leila.
Mentre uscivano dal reparto, James infil le mani
nelle tasche dell'uniforme, con la fronte corrucciata.
Leila lo guard, chiedendosi come mai fosse cos sulle
sue. Le sembrava non tanto nervoso, quanto piuttosto
infastidito da qualche brutto pensiero. Va tutto
bene? gli chiese quando furono nella saletta del personale.
S, direi di s rispose James. Ci sono volte, per,
in cui detesto il mio lavoro. Oggi, per esempio.
Capisco disse Leila. Tacque un momento, chiedendosi
se fosse successo qualcosa. Ci sono problemi
con gli interrogatori?
James sembr soppesare le parole e le loro implicazioni.
Non  come quella volta... sussurr. Mi riferisco
all'uomo tramortito dalle scosse elettriche. Qui
non facciamo niente del genere. Se quelli dell'API prendono
iniziative in mia assenza... be', io non posso farci niente.
L'API? chiese Leila.
Asset Protection International. Si tratta di una
societ privata. I loro contractors ci aiutano con gli interrogatori.
A volte escono anche a perquisire le case.
Ah disse Leila, rendendosi conto di quanto sarebbero
state preziose quelle informazioni per suo padre.
Doveva valutare bene se riferirgliele.
Ma non  questo il motivo per cui oggi odio il mio
lavoro continu James. Con un sospiro cominci a
massaggiarsi le tempie. Poi si ferm e lasci cadere la mano. Leila.
Dimmi.
Devo chiederti una cosa.  un po' che rimando
perch non volevo coinvolgerti in questo... in questo
schifo... ma i superiori mi assillano. Insomma, ho promesso
loro che te l'avrei chiesto.
James, di qualunque cosa si tratti, non avere timore
lo incoraggi Leila. Voleva alleggerire il suo tormento,
pur non conoscendone il motivo. Non ti giudicher.
Lui la guard con i suoi penetranti occhi azzurri,
sbattendo pi volte le palpebre, come se la vedesse dietro
una cortina di nebbia. Okay. Allora vado dritto al
punto disse. Il nome di tuo padre  nei nostri elenchi.
 un mujaheddin, Leila. Sappiamo che non  un semplice
simpatizzante:  un terrorista attivo. Per un po' ho
preferito non dirtelo, ma... ora dobbiamo parlarne.
Leila si scost una ciocca di capelli dal viso. Adesso
l'avrebbero sicuramente licenziata. Era gi tanto che
non l'avessero interrogata o tenuta in custodia per
colpa di suo padre. Si sentiva impotente e le tremavano
le ginocchia. Sapeva che questo momento sarebbe arrivato,
prima o poi... solo che non aveva messo in conto
quanto sarebbe stato sconvolgente.  orribile mormor.
Voglio andarmene da questa citt.
Leila, ascoltami la esort James. Ti prego. Voglio
che tu abbia la possibilit di fare la cosa giusta. Dovresti
aiutarci a tenerli d'occhio. Sarebbe un nuovo incarico
per te e saresti pagata per questo. Loro... cio,
noi... pensiamo che saresti perfetta, insomma, sei la
figlia di un mujaheddin e... potresti riferirci tutti i
giorni qualcosa sui loro movimenti. Magari potresti
parlare con tuo padre e fornirci perfino dettagli precisi...
James s'interruppe vedendo l'espressione sul
volto di Leila.
Lei lo guardava sconvolta. L'uomo che credeva
amico la stava usando. Proprio come suo padre. Non
si sarebbe mai aspettata che gli americani potessero
scendere tanto in basso, ma era chiaro che tutte le amichevoli
attenzioni di James nelle ultime settimane avevano
avuto un secondo fine. Il capitano doveva aver
sempre sospettato che Tamir al-Ghani fosse un terrorista.
Senza rendersene conto, Leila si era appena rimangiata
le sue stesse parole: stava giudicando James
Cartwright, duramente e sull'onda dei suoi sentimenti
feriti. Come aveva potuto farle una cosa del genere?
Si era fidata di lui, pensava di piacergli davvero. Si era
lasciata ammaliare dai suoi modi, dal suo aspetto e dai
suoi occhi azzurri e aveva dimenticato che James era
innanzitutto un ufficiale delle forze speciali degli Stati
Uniti. La sua lealt era rivolta al suo paese, non a lei.
Leila per lui era solo uno strumento con cui raggiungere
uno scopo. Schiacciata dal peso di tali intrighi,
sentiva di non potersi fidare di nessuno.
Cristo, mi dispiace prosegu James. Lo so che
sembra brutto. Ma non si tratta di tradimento. Noi
vogliamo solo mettere fine a questa resistenza estremista
e salvare delle vite. Ti chiediamo di aiutarci. Ti pagheremo
di pi, naturalmente, per i rischi che correrai. Ma
nessuno deve venirlo a sapere.
Leila cercava le parole giuste per esprimersi in inglese,
ma i pensieri le urlavano in testa in arabo, inframmezzati
da qualche parolaccia curda. Fissava il
pavimento di linoleum, incapace di guardare James negli
occhi, nel timore che lo sguardo franco di lui polverizzasse
quella rabbia che lei si sentiva in diritto di provare.
La cosa pi umiliante era che lui le avesse offerto
dei soldi, trattandola proprio come una volgare spia.
Adesso capiva perch agli informatori, quando venivano
scoperti, tagliavano la lingua.
Sal, l'infermiera dai capelli castani, entr nella saletta
a prendere una tazza di caff. Lanci un'occhiata
a James e Leila, rendendosi conto di aver interrotto
una discussione. Scusate mormor riempiendosi una
tazza e sgattaiolando via.
Senti, Leila prosegu James, appena furono di
nuovo soli. Mi dispiace di aver affrontato l'argomento.
Ma voglio sottolineare che sei libera di decidere.
Non sei tenuta ad accettare l'incarico, se non te
la senti. Io per dovevo chiedertelo. Lo capisci, questo?
Se rifiuti di fornirci informazioni, il tuo lavoro in
ospedale non ne risentir. Sei di grande aiuto qui. Io...
Leila, d qualcosa, ti prego.
Che cosa dovrei dire? ribatt lei. Tu vuoi che io
spii mio padre.
Non voglio che tu lo faccia! esclam James in
tono cos alto che lei si preoccup che qualche medico
accorresse nella saletta. Non  questo che voglio ripet
lui abbassando la voce. Senti, conosci anche tu
Pratt. Sono settimane che mi assilla con questa storia.
Adesso che te ne ho parlato, posso finalmente dirgli di
lasciarmi in pace. Lo informer che hai rifiutato. Non
ci sono problemi.
Leila si morsic l'interno della guancia, percependo
il gusto metallico del sangue, il sapore della sua rabbia.
Io mi fidavo di te, James disse. Pensavo che
fossimo amici. Adesso invece credo che volessi conquistare
la mia simpatia, cos avrei accettato di fare la spia
per te.
Ma noi siamo amici, Leila replic James. Davvero.
E ti dir di pi: non voglio che tu diventi un'informatrice,
n ora n mai. Non sono un ingenuo e so
benissimo che cosa fanno i mujaheddin agli informatori.
Leila, io non voglio che tu ti esponga. Voglio saperti
al sicuro, e viva. Aveva congiunto le mani in un
gesto di preghiera e la fissava dritta negli occhi.
Leila vide che era sincero, ma preferiva non credergli.
Voleva rovesciargli addosso la sua collera: era
pi facile. La consapevolezza di fare il doppio gioco
le pesava addosso come un macigno, ma non voleva
pensarci. Non aveva avuto scelta: o obbediva a suo padre
o avrebbe dovuto lasciare il lavoro. Inoltre stava
facendo del suo meglio per mantenersi vaga nei resoconti
a Tamir, in modo da non mettere in pericolo nessuno.
La proposta di James, invece, era una cosa completamente
diversa.
Non mi sembra vero... credevi che avrei potuto
spiare la mia gente come se niente fosse? lo assal
Leila. Devi avere un'opinione molto bassa di me.
No! si difese James. Non  stata una mia idea,
Leila. Ho cercato di proteggerti da questo schifo. Non
volevo neanche chiedertelo, te l'ho detto. Non mi credi?
Vuoi sapere se credo a un ufficiale americano? A
uno che lavora con i servizi segreti? No. Leila sbatt
le palpebre per liberarsi delle lacrime che le annebbiavano
la vista e gir il viso per non guardare James, tenendo
le mani strette a pugno contro i fianchi.
Va bene concluse lui alzandosi in piedi. Va bene.
Come vuoi, Leila. Ti ho dato la mia parola e non ho altro
da aggiungere. Riferir a Pratt e a quelli dei servizi
segreti che non devono disturbarti n cercare di ingaggiarti.
Mi dispiace di essere stato io a dovertelo chiedere.
Ma... s'interruppe un attimo, voltandosi mentre
era gi sulla porta mi sembra che potresti mostrare almeno
un briciolo di gratitudine. Non sei... un'isola immune
da questa guerra solo perch indossi un camice
bianco. Ci sei dentro anche tu! Tuo padre nasconde i
muj, e quelli vanno in giro ad ammazzare la gente.
Ci hai mai riflettuto? Mette in pericolo non solo la tua
famiglia, ma tutti gli abitanti di Mosul. E tu non puoi
pretendere di restare qui in ospedale a tradurre per noi
e a curare i nostri soldati senza che nessuno ti chieda
nulla, Leila! E logico che ti abbiamo domandato di
tenere d'occhio tuo padre perch  un terrorista.
James diede un colpo sulla parete bianca con il palmo
della mano. Gli occhi, i suoi occhi azzurri, tradirono
un lampo di esasperazione: a Leila ricord Tamir. Con
quelle parole, James si volt e usc senza salutarla.
Lo sguardo di Leila indugi sulla porta da cui era
uscito il capitano. Il suo discorso l'aveva scossa profondamente,
e adesso era in balia di sentimenti contrastanti:
fiducia e diffidenza, amore e odio. Continuava a
ripensare a ci che James le aveva detto sui mujaheddin
e sulla sorte degli informatori, a come lui desiderasse
proteggerla. Non voglio che tu diventi un'informatrice
erano state le sue parole.
Ma come poteva pretendere che scegliesse tra la sua
carriera, la sua vita, le sue nuove amicizie alla base, e
suo padre? Non le piaceva dover fare calcoli del genere
n piegarsi al principio che in guerra tutto  permesso.
Leila aggrott la fronte e alz gli occhi dal tavolino.
Cerc di ricomporsi, scacci le lacrime e controll
l'orologio: erano quasi le cinque del pomeriggio. Doveva
parlare con il dottor Whitaker, scegliere alcune riviste
mediche da consultare a casa e avviarsi all'uscita
per prendere il minibus e rientrare a Mosul.
Quella sera, con la testa appoggiata contro il finestrino
dell'autobus mentre tornava all'ospedale Al-Razi,
l'unico pensiero di Leila era che in Iraq sembrava impossibile
fare la cosa giusta. Da qualunque parte si fosse
girata, avrebbe tradito qualcuno.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Nei giorni successivi Leila cerc di non pensare alla
spiacevole conversazione avuta con James e alla sua
proposta di diventare una spia. Continu ad andare
alla base, a fare il suo lavoro e a chiacchierare con l'infermiera
Quinn, che dopo la lezione di danza del ventre
era diventata molto amichevole nei suoi confronti.
La sfrontatezza della bella americana la affascinava: un
minuto Jessica era seduta per terra a gambe incrociate
come una bambina innocente a intrecciarsi i capelli e
il minuto dopo civettava con i soldati rispondendo a
tono alle loro battute audaci. Agli occhi di Leila era la
persona pi esotica della base.
Dopo la lezione di danza anche le altre infermiere la
salutavano e le parlavano pi spesso. Le avevano anche
chiesto di tenere un corso settimanale e lei aveva
promesso di pensarci. A Leila faceva bene sentirsi accettata
e le nuove amicizie l'aiutavano a non pensare a
James Cartwright. Temeva di incontrarlo, ma al tempo
stesso lo desiderava.
Un gioved sera, in preda a un sentimento di confusione
e smarrimento, Leila decise di fare qualcosa che
da molto tempo non faceva: sal nella sua stanza, chiuse
la porta, s'inginocchi e si rivolse ad Allah. All'inizio fu
bloccata da un vago senso di colpa: erano anni che non
si dedicava con fervore alla preghiera e le sembrava
che, a giudicare dal suo stesso comportamento, il Corano
avesse perfettamente ragione quando affermava
che le donne hanno una maggiore tendenza a peccare.
Allah non avrebbe nemmeno riconosciuto la sua voce,
tanto era il tempo trascorso dalla sua ultima preghiera
che non fosse un'invocazione frettolosa e vaga, magari dettata dalla paura.
Bussarono alla porta. Era suo padre, che la chiamava per parlarle.
Sto pregando! url Leila. Sent Tamir allontanarsi
e chiese istintivamente perdono ad Allah per aver usato
la scusa della preghiera per sottrarsi al padre.
Con un sospiro chiuse gli occhi, giunse le mani e si
sistem con le ginocchia sul tappeto, controllando di
essere rivolta verso la Mecca. Prego Allah per la mia
famiglia, per Fatima e il suo matrimonio, per la nostra
felicit. Prego di proteggerci tutti e di illuminare la mia strada.
Io voglio diventare un medico e sento che per sopravvivere devo andarmene da questo paese. Non
posso continuare cos. Mio padre vuole fare di me una
terrorista e mia madre una nullit. Ti prego, portami
via di qui. Mandami un po' di luce, aiutami! Detesto
sentirmi abietta al ritorno dall'ospedale quando racconto
a mio padre cosa fanno gli americani. Non ne
posso pi di tutta questa violenza e vorrei che nessuno
soffrisse pi! Leila si rendeva conto di parlare a ruota
libera, intrattenendo una specie di conversazione con
Allah, anzich rivolgergli una devota e reverente invocazione.
Sper che andasse bene lo stesso.
E poi prego Allah e tutti gli angeli, affinch proteggano
James Cartwright, anche se mi ha molto ferita.
Prego che noi due possiamo essere di nuovo amici.
Infine, si alz, massaggiandosi le ginocchia. Amen.
Forse era solo la sua immaginazione, ma sent come
un alito di calma posarsi sulla sua testa. Fece un gran
respiro e apr la porta, pronta a scendere a rapporto da suo padre.
Non aveva molto da riferirgli. Aveva deciso di non
dirgli che gli americani le avevano proposto di fare la
spia per loro. Tamir sarebbe andato su tutte le furie e le
avrebbe imposto di lasciare il lavoro, oppure avrebbe
architettato qualche complicato espediente per costringerla
a riferire informazioni sbagliate. Leila non voleva
che tutto ci accadesse. Si limit, quindi, a raccontargli
che l'esercito ordinario era affiancato dai contractors
dell'API (un nome probabilmente noto a molti, a Mosul),
omettendo dettagli utili a identificarli. Gli spieg che
non conosceva i loro nomi e che non avrebbe saputo descriverli.
In ospedale non capitava spesso di vedere quelli
dell'API con cui lavorava James; una volta si era presentato
un australiano che si chiamava Reaper, un tizio
sui quarantanni con un paio di ispidi baffi castani,
per farsi prescrivere degli antibiotici dopo un'intossicazione
da cibo avariato. Degli altri aveva solo sentito
i nomi - Randolph, Shucman e Cox -, ma non li aveva
mai visti. Non si allontanava poi tanto dalla verit dichiarando
di non poterli identificare.
Dopo che ebbe compiuto il suo dovere verso i mujaheddin,
per Leila cominci un lungo fine settimana.
Quella sera Umm Naji le chiese di pulire a fondo i pensili
della cucina; sembravano passati secoli da quando
in casa al-Ghani certi lavori li svolgeva la servit. Se
non altro, le pulizie l'avrebbero tenuta impegnata. I
fine settimana erano sempre noiosi e interminabili.
Quando non aiutava sua madre con le faccende domestiche,
Leila cercava di aggiornarsi leggendo le riviste
di medicina che il dottor Whitaker le permetteva di
portare a casa e in cui trovava gli stimoli intellettuali di
cui aveva tanto bisogno. Inoltre, quelle letture l'aiutavano
moltissimo a migliorare il suo inglese. Ogni tanto
si perdeva in fantasticherie, sognando di vedere il suo
nome - L. al-Ghani -, in qualche prestigiosa pubblicazione accademica.
Questa  per te, Leila le annunci Umm Naji quando il venerd arriv la posta.
Ah, s? disse lei prendendo la busta gialla. Appena
riconobbe la calligrafia storse il naso come se la
carta puzzasse. Era di nuovo il cugino Abdul.
Leila credeva di aver liquidato la faccenda. Dopo
aver ricevuto la lettera in cui il cugino le formulava la sua
proposta di matrimonio, gli aveva risposto molto diplomaticamente,
dichiarandosi lusingata dalle sue attenzioni,
ma ribadendo che non desiderava sposarsi n con
lui n con altri prima della laurea in medicina. Aveva aggiunto
che nella sua decisione non c'era niente di personale.
Nel frattempo sarebbe stata felice di averlo come
amico e onorata di essere sua cugina. Il tono della lettera
era molto gentile, ma il rifiuto assolutamente netto.
Che cosa poteva volere ancora Abdul da lei?
Sfuggendo allo sguardo curioso di sua madre, Leila
strapp la busta su un lato e ne estrasse un unico foglio.
Le parole di Abdul la lasciarono di sasso.
Riformulava la sua proposta di matrimonio, ma questa
volta si rivolgeva a suo padre. Con quel breve messaggio
desiderava informarla, affinch non rimanesse
all'oscuro di ci che la aspettava, di aver inviato una
lettera a Tamir per chiederla in moglie, spiegando al
futuro suocero le sue ragioni. Le faceva presente che
Mosul era un posto troppo pericoloso, mentre trasferendosi
da lui ad Al-Hadr sarebbe stata al sicuro. Diceva
di capire il suo desiderio di terminare l'universit,
ma riteneva che per una giovane donna irachena la carriera
di medico fosse piuttosto irrealizzabile in quei
tempi. Lui, in quanto membro della famiglia, pensava
innanzitutto al bene di sua cugina. Era disposto a perdonarla
per il suo precedente rifiuto e a non tenerne
conto, nel suo stesso interesse, naturalmente.
Allora? le chiese Umm Naji. Di che si tratta?
Leila si morse la lingua per non scoppiare a piangere.
Abdul aveva una gran faccia tosta. Nonostante lei
lo avesse respinto, continuava a insistere, mostrando
l'egoismo che era tipico di molti uomini. Rabbrividiva
al pensiero di tutti i difetti che la irritavano in Abdul:
le mani tozze, i capelli unti e radi, gli occhi spiritati. E
il suo insopportabile figlio, Mohammed.
Niente di piacevole rispose Leila guardando Umm
Naji.  una lettera di Abdul.
Abdul! Sarebbe un ottimo marito per te, Leila.
Mamma! scatt Leila. Come puoi dire una cosa
del genere? Io lo detesto!
Ma  tuo cugino! Non parlare male della tua famiglia, Leila.
Io lo trovo brutto, arrogante e pieno di s. Evidentemente
 convinto di piacere alle donne... A
Leila sfugg una risata amara. Ma si sbaglia di grosso.
Mamma, se non vedi che Abdul  l'uomo in assoluto
meno adatto per me, ti consiglio di farti controllare la
vista. Sul serio.
Ma  un medico... a te i medici interessano... ribatt
Umm Naji stringendosi nelle spalle.
Io voglio diventare un medico! Leila aveva alzato
la voce, sempre pi arrabbiata. Mi rifiuto di sposare
Abdul. Capito? Mi rifiuto.
Un'espressione furba comparve sul largo viso di
Umm Naji. La donna serr le labbra carnose e incroci
le braccia, come se fosse compiaciuta di qualcosa
di cui Leila non era a conoscenza. La decisione sul
tuo matrimonio spetta a tuo padre.
Ma che cosa dici? Leila non credeva alle proprie
orecchie. I matrimoni combinati erano un'usanza che
nessuno pi seguiva. Certo, Fatima e Khaled si erano
fidanzati dopo che le rispettive famiglie avevano insistito
parecchio, ma loro si rispettavano e, addirittura, si
amavano. Il Corano non stabiliva affatto che i genitori
dovessero combinare i matrimoni dei figli, perch anche
Allah sapeva che disastri potevano derivarne. Suicidi,
omicidi, fughe disperate: non erano spesso l'esito
di simili decisioni imposte da altri?
Credo che tuo padre desideri parlarti, al suo ritorno
dalla moschea continu Umm Naji.
Oh, certo, lui sta sempre alla moschea brontol
Leila. Io vado all'internet-caf. Ti lascio sola a fare i
salti di gioia per quello che scrive Abdul. A me non interessa.
Gett la lettera della discordia in grembo alla madre e usc.
Il vento sul viso fu un vero piacere per Leila, dopo
l'atmosfera soffocante di casa sua. Pedal in fretta in
direzione dello Jedd cybercaf, all'angolo della strada.
Ebbe la magra consolazione di non trovarlo affollato
alle quattro del pomeriggio di quel venerd, anche
perch molti uomini erano impegnati nella preghiera.
Leila sedette davanti a uno dei computer e cerc di dimenticare
la lettera di Abdul, con cui avrebbe dovuto fare i conti pi tardi.
Per prima cosa controll il blog di Sammurabi. Non
c'erano nuovi post; anzi, il server segnalava che il sito
era inattivo da parecchi mesi. A Leila sembr un brutto
presagio. Probabilmente il blog sarebbe presto sparito
e chi avesse cercato di accedervi avrebbe visualizzato
solo il messaggio Pagina non trovata. Forse il bizzarro
racconto di Sammurabi era risultato sgradito a
qualcuno. Leila si chiese se l'autore fosse ancora vivo,
in Egitto, o se invece fosse scomparso, come accadeva
a certe persone sotto il regime di Saddam.
Niente di nuovo sotto il sole pens Leila. Cambiavano
gli artefici, ma i crimini restavano gli stessi.
Per un attimo Leila pens di aprire un suo blog per
raccontare al mondo quello che succedeva a Mosul, ma
poi si rese conto che era sciocco offrire un altro pretesto
a chi voleva ucciderla, americani o mujaheddin. No, era
meglio impiegare il tempo libero insegnando la danza del
ventre a un gruppo di innocue infermiere americane.
Prima di disconnettersi dalla rete fece, non senza un
po' di vergogna, un'altra rapida ricerca su James
Cartwright, tanto per capire meglio con chi aveva a che fare,
come se le informazioni che avrebbe trovato sulla sua
vita prima dell'esercito potessero aiutarla a capire perch
le aveva proposto di tradire il suo popolo. Rimase delusa.
Non trov praticamente nulla oltre alla notizia della
borsa di studio vinta quando aveva quattordici anni.
Uscita dall'internet-caf, Leila vide un pick-up bianco
dall'aria sospetta sulla strada principale, con le alette
parasole abbassate a schermare i volti dei due uomini a
bordo. Mentre il furgoncino passava, tutto sembr paralizzarsi
nella sua scia. Perfino due capre a lato della carreggiata
smisero per un attimo di ruminare il pattume.
Leila non era l'unica che si era fermata a guardare; altri
pedoni e alcuni negozianti avevano notato il pick-up.
Nessuno gli avrebbe permesso di parcheggiare o fermarsi,
nel timore che potesse saltare in aria. Leila ritenne
pi opportuno andarsene. Imbocc il vicolo laterale
dove aveva legato la bicicletta e prosegu un po'
alla cieca in un labirinto di svolte, sapendo che prima o
poi sarebbe sbucata in una strada pi grande.
Alle sue spalle ud quella che poteva essere la detonazione
di un'autobomba, o forse era soltanto un vecchio
motore che si avviava, o l'eco di un tuono lontano,
sopra le montagne. Non si ferm ad appurare la natura
del botto. Un'altra tragedia l'aspettava.
La casa in cui abitava era un edificio di due piani, un
tempo elegante e maestoso, adesso torvo e triste. Leila
vi not dei segni di decadimento a cui prima non aveva
fatto caso: alcune tegole rotte, la ruggine sul cancello,
macchie e scrostature sulla facciata. Quella trascuratezza
le sembr un segno evidente del declino della sua
famiglia. Mentre entrava, gratt via un pezzetto di intonaco
per puro dispetto, dando il suo personale contributo alla rovina.
Appena si chiuse la porta alle spalle, sent la voce di suo padre.
Leila! Dobbiamo parlare di una cosa importante.
Mentre Tamir scendeva le scale, comparvero dapprima
i suoi piedi, e poi il resto della sua figura longilinea.
Aveva lo sguardo acceso e scuoteva il capo su e gi come un uccellino.
Ciao, baba disse Leila chinando la testa.
Vieni in salotto. Tamir la precedette svelto, i lembi
della lunga gellaba bianca svolazzanti come quelli di
un abito femminile.
Per un attimo Leila se lo immagin impegnato nella
danza del ventre e dovette soffocare una risata. I nervi
a fior di pelle la rendevano isterica, pi incline al riso
che al pianto.
Siediti, dai! ordin Tamir gesticolando. Siediti.
Pap, se si tratta di Abdul...
Certo che si tratta di Abdul! Sei una ragazza fortunata,
lo sai? Hai la possibilit di lasciare Mosul. Con
tutta la gente che muore qui...
E per colpa di chi? avrebbe voluto chiedergli Leila.
Gli americani continu Tamir sparano addosso
a qualsiasi cosa si muova. Lo sai che ieri hanno ammazzato
il vecchio Abu Mohammed, il nostro vicino?
Mentre camminava per strada! Non aveva mai alzato
un dito contro i crociati! E il giorno prima tuo cugino
Mahfuz ha perso tre capre, perch i soldati hanno
sparato al suo gregge. Cose del genere capitano tutti i
giorni, ma forse tu non te ne rendi conto, chiusa come
sei nell'ospedale della base. Tamir la guard risentito,
ma poi riprese il filo del discorso. Abdul mi ha scritto
una lettera in cui mi chiede la tua mano. Confesso che
me l'aspettavo, Leila. Insomma, quando  stato ospite
da noi... Io certe cose le capisco. Speravo proprio che
si decidesse a farsi avanti.
Abdul ti offre un tetto e una famiglia. Ti trasferirai
nella sua citt. Ha una casa molto grande e bella,
gi pronta ad accogliere una donna. La moglie che ha
perso se ne occupava assai bene. E avrai anche un figlio
senza patire per metterlo al mondo! So quanto adori il piccolo Mohammed.
Oh, certo, lo adoro ribatt Leila, ma Tamir non
colse il sarcasmo.
Abdul ti vuole sposare entro tre mesi e ha i mezzi
necessari per mantenere una moglie. Adesso che Fatima
si  sistemata,  bene che anche tu trovi marito.
Tamir le sorrise incoraggiante, con il solo effetto di irritarla ancora di pi.
Sono sconvolta, pap disse. Che cosa ti fa pensare
che io voglia sposare Abdul? E un uomo orribile
con un figlio disubbidiente.
Tamir le lanci un'occhiata di fuoco. Bada a come
parli, figlia! Fece un profondo respiro, come per ritrovare
la calma, e prosegu: Tu accetterai la proposta
di Abdul. Per il momento continuerai a lavorare alla
base militare, e quando sar il momento delle nozze,
lascerai l'impiego. Tra qualche mese... aggiunse lasciandosi
sfuggire una risatina non avremo pi bisogno di una spia.
Che cosa significa tra qualche mese? chiese Leila
ignorando il resto della frase.
Sono cose che non ti riguardano tagli corto Tamir.
Il tuo compito  di riferirmi informazioni sugli americani.
Nel frattempo scriver ad Abdul da parte tua.
Leila fece per opporsi, ma Tamir la zitt, con un gesto
leggero della mano. Non voglio sentire ragioni,
Leila. So io che cosa  meglio per te. Non voglio perderti...
Cos sarai felice e al sicuro. Ti ricordi del signor
al-Juburi? Sua figlia Alia  stata uccisa perch lavorava
alla Croce Rossa. Era fidanzata, doveva sposarsi, ma
aveva deciso di rimandare le nozze... Adesso suo padre
non potr pi vederla sorridere. Non sopporterei
che facessero del male a te, la mia figlia pi giovane e
pi bella. Sposerai Abdul perch non ho intenzione di
fare la fine di al-Juburi. Non voglio doverti seppellire.
Sei tanto giovane! La voce di Tamir si era incrinata
nel tentativo di controllare un'evidente emozione. Gli
occhi gli brillavano.  il santissimo Corano a imporci
di prenderci cura delle nostre donne. E io mi prendo
cura di te, figlia mia.
Leila era paralizzata al punto da non riuscire pi a
pensare. Per un attimo si pent di aver accettato il
lavoro all'ospedale militare, fornendo cos a Tamir un
motivo di preoccupazione. Suo padre era seriamente
intenzionato a darla in sposa a quell'uomo ripugnante
e lei non sapeva a chi chiedere aiuto. Umm Naji sarebbe
stata entusiasta del matrimonio e non le avrebbe
prestato ascolto. Fatima non era in grado di far cambiare
idea ai suoi genitori, mentre Naji era troppo distante
per prendere le parti della sorella pi giovane.
Non conoscendo bene la situazione, anche lui sarebbe
stato favorevole al matrimonio con Abdul.
Per un attimo manc la corrente elettrica, ma ritorn
subito, come un colpo di tosse silenzioso. Leila
alz gli occhi verso la lampada appesa al centro della
stanza e la fiss per qualche istante. Dal delicato paralume
di metallo intrecciato pendeva un ciondolo: la
luce era in gabbia, proprio come lei. Va bene, pap,
sposer Abdul annunci.
Corse a rifugiarsi in camera sua. Non poteva continuare
a essere dilaniata: si trovava a un bivio e doveva
scegliere tra i desideri dei suoi genitori e la sua vita fino
a quel momento, da una parte, e gli americani, James e
un luminoso, ma al tempo stesso incerto, futuro dall'altra.
La strada giusta era una sola.
L'indomani, al lavoro, sarebbe andata a cercare James,
per dirgli che aveva cambiato idea.
Il giorno successivo un terribile attentato ai danni
della polizia militare gett l'ospedale e i soldati americani
nello scompiglio. Un RPG perforante aveva fatto
esplodere il retro di un Humvee della polizia, uccidendo
il mitragliere e costringendo il resto dell'equipaggio
ad abbandonare il veicolo. Una volta a terra, i soldati
si erano trovati esposti al fuoco di un manipolo di
mujaheddin e avevano cercato riparo in un'abitazione
mentre i ribelli li circondavano. Uno dei poliziotti, colpito
da un proiettile all'occhio sinistro, era morto sul
colpo, mentre un altro, raggiunto da una pallottola a
un'arteria, era morto dissanguato in attesa dei rinforzi.
James era giunto sul posto con i soccorsi ed era riuscito
a trascinare via uno dei feriti dal terreno dello
scontro. In quel momento si trovava in ospedale per
incontrare i soldati coinvolti nell'attentato e cercare di
farsi raccontare come si erano svolti i fatti, non appena
fossero stati in grado di parlare. L'agguato di Ninewa
Road, com'era stato chiamato, dimostrava quanto le
tattiche dei guerriglieri fossero migliorate, diventando
pi sistematiche e collaudate.
Il capitano era nel reparto a parlare con uno dei
commilitoni feriti. Quando lo vide uscire, Leila ne incroci
lo sguardo e lo fiss negli occhi, decisa e sicura
di s. Indossava un paio di jeans attillati sotto il camice
bianco, macchiato di tintura di iodio sulla manica
sinistra. Anche sul bordo c'era un'ombra scura, probabilmente
di sangue: la giornata frenetica aveva lasciato
anche su di lei alcune tracce.
James! lo chiam.
Ciao, Leila rispose lui a voce bassa, guardingo.
Aveva capito che qualcosa bolliva in pentola.
Devo parlarti disse Leila. Vieni. Lo prese per
una mano e lo trascin nell'atrio in direzione delle
porte a vetri, togliendosi il camice nel frattempo. Era
molto agitata e cercava di far mente locale sul piano e
sui propositi che si era prefissa.
Anch'io devo parlarti disse James senza che Leila
riuscisse a sentirlo a causa del rombo di un elicottero
che sorvolava la base, come un grande uccellaccio nero.
Possiamo andare all'MWR? Ho bisogno di un caff
url Leila. L sarebbero stati pi tranquilli.
Certo rispose James. Non devi lasciar detto ai
medici dove possono trovarti?
Sono in pausa tagli corto Leila. Sbrigati, James, o potrei cambiare idea.
Leila lo precedette, camminando con passo deciso
sulla ghiaia e facendo ondeggiare i capelli raccolti in
una coda di cavallo. Nell'aria fredda aleggiava l'odore
dei gas di scarico e dello zolfo della polvere da sparo
e riecheggiavano i colpi di fucile nel poligono di tiro
poco distante. Si esercitano a uccidere pens con un brivido.
Spinsero la porta a vetri dell'MWR, ormai spoglia
delle decorazioni natalizie, nella quale si rifletteva l'algido
cielo di febbraio. Nel locale c'erano solo alcuni
ufficiali, un paio dei quali impegnati in una partita a biliardo;
Leila li vide scambiarsi una banconota da venti
dollari. Nell'angolo in fondo c'era un tavolino libero.
Sediamoci l propose James dirigendosi da quella parte.
Si accomodarono e lui fece cenno a qualcuno di portare
loro un caff. Poi cal un pesante silenzio.
Temendo di non riuscire ad arrivare fino in fondo,
Leila non aspett che fosse il capitano a parlare per
primo. James, ho riflettuto a lungo su varie cose. Ti
racconter che cosa fa mio padre. Cercher di farti
avere tutte le informazioni che ti servono. Conosco un
modo per origliare quando lui e i suoi amici sono in salotto.
Li posso ascoltare da un foro nel muro. Quanti
sono, che armi hanno, ti riferir tutto. Prese fiato, con
la sensazione di essersi espressa in modo confuso.
Dici sul serio? le chiese James inclinando la testa
per guardarla meglio. Leila, sei sicura?
Sicurissima rispose lei. Mio padre  diventato un
mostro! Prima della guerra era una persona come si
deve, ma adesso  letteralmente impazzito. La colpa 
vostra, di voi americani...  cos, non puoi negarlo...
Il nostro mondo  completamente stravolto. Leila si
morse un labbro e abbass lo sguardo. Della bambina
un tempo cos affezionata al suo pap non restava pi
nulla. Tacquero mentre arrivava il caff, che per un
momento nessuno dei due tocc.
Mi sorprende sentirti parlare cos di tuo padre
disse James, confuso. Che cosa ti ha fatto, Leila? Pochi
giorni fa l'idea di tradirlo ti aveva profondamente
scandalizzata. Che cos' cambiato?
Niente rispose Leila. Gir la testa per sottrarsi
al suo sguardo. Con il naso e il mento volti all'ins si
perse a fissare un punto imprecisato vicino alla finestra.
Cio, tutto.
Non ti ha fatto del male, vero?
Oh, James sbott Leila, sentendo le lacrime spuntarle
negli occhi. Mio padre ha deciso di farmi sposare
mio cugino Abdul. Vuole che lasci Mosul, il mio
lavoro, e tutto ci che ho sempre desiderato. Non gli
importa che io voglia diventare medico. Io detesto
Abdul.  odioso, e non lo sopporto. Chin la testa e
alcune ciocche di capelli sfuggite dalla coda le incorniciarono
il viso. Nonostante le lacrime le cadessero in
grembo, rimase composta, prese un tovagliolino dal tavolo
e si asciug gli occhi con gesti misurati, per non
attirare l'attenzione dei soldati presenti nella sala.
Un matrimonio combinato riflett James. Tuo
padre l'ha deciso, e tu non puoi opporti?
No, non posso conferm Leila. Lui ha gi scritto
ad Abdul accettando la sua proposta. Se mi tirassi indietro, darei grande scandalo.
Ma non puoi sposare un uomo che non ti piace! sbott James.
Ti prego, abbassa la voce lo implor Leila.
Scusa mormor lui, guardandosi intorno. Nessuno
sembrava badare a loro. Questo Abdul... dove abita?
In una cittadina che si chiama al-Hadr. E a un'ora
di strada da qui, sempre che uno trovi un motivo per
andarci. Leila aggrott la fronte. Io non ci sono mai
stata, ma mi d l'idea di essere un... come si dice... un buco senza vita?
Un posto dimenticato da Dio? sugger James.
Esatto. Un posto dimenticato da Dio.
Cos tuo padre vuole che sposi tuo cugino. Era evidente
che James trovava la cosa inquietante; per quel che
ne sapeva Leila, sulla base perlopi dei film che aveva
visto, gli americani si prendevano gioco di quelli che si
sposavano tra cugini. James prosegu:  per questo che
vuoi collaborare con noi? Per vendicarti di lui?.
Pi o meno ammise Leila. Non ce la faccio pi.
Devo scegliere da che parte stare. Basta mezze misure!
E poi il modo in cui mi ha... mi ha... del tutto ignorata,
come se non gli importasse dei miei sentimenti e
del mio futuro! Perch mai dovrei essere leale verso di
lui? Bevve un sorso di caff, ormai quasi freddo.
 pericoloso, Leila la avvert James. Ribadisco
quello che ti ho gi detto. Non voglio saperti coinvolta
in operazioni di spionaggio. Potresti fare una brutta fine, lo sai, vero?
Lei tacque, perdendosi in pensieri cupi. Le tornarono
in mente immagini di iracheni orribilmente torturati
e uccisi dai loro stessi compatrioti, con le lingue
gonfie e nere per essere stati lasciati a mollo nel fiume
Tigri e i corpi martoriati da ferite e lividi. Non sarebbe
tornata indietro, n avrebbe cambiato idea. Divisa tra
la sua famiglia di un tempo e il sogno di un futuro migliore,
Leila capiva che cosa spingeva altri iracheni
come lei a sacrificarsi, a rischiare tutto per aiutare un potere straniero.
Puoi parlare solo con me, se vuoi le propose James.
Senza avere a che fare con Travis Pratt o, Dio ce ne
scampi, con i contractors. Sar come fare una delle nostre
chiacchierate. So che non sar facile...
C' un'altra cosa che devi sapere lo interruppe
Leila. Doveva confessargli tutta la verit, doveva ammettere
di aver passato informazioni alla parte avversa.
Fece un gran respiro, fissando James con languidi occhi
scuri e tormentando il manico della sua tazza semivuota.
Ho gi fatto la spia cominci. In dicembre,
poco dopo quella sera in cui mi avete riaccompagnata
a casa, mio padre ha scoperto che lavoravo qui alla
base. Ho dovuto scegliere: licenziarmi dall'ospedale, o
riferirgli qualcosa su di voi. Io non ho voluto lasciare il mio lavoro.
James rimase di sasso. Che cosa? Hai rivelato informazioni
tattiche a tuo padre, a un terrorista?
No si affrett a dire Leila. No. Evito accuratamente
di riferirgli dettagli importanti. Gli racconto solo
quanti sono i mujaheddin ricoverati in ospedale, che
tipo di ferite hanno riportato, cose cos. Lui avrebbe voluto
anche che vi depistassi con traduzioni sbagliate, ma
i ribelli non rivelano mai niente, a dire la verit. James,
non gli ho mai riferito nulla delle vostre procedure, o
dei movimenti delle truppe, niente di quello che vedo
intorno a me. Non volevo perdere il mio lavoro, capisci? Non avevo scelta.
Perch non me ne hai mai parlato? le chiese James.
E una cosa grave. Gravissima. Lo era, in effetti: i ribelli
potevano contare su una fonte infiltrata a Camp
Diamondback. Non era la prima volta che succedeva,
naturalmente, e proprio per questo il controspionaggio
era diffidente nei confronti degli iracheni che lavoravano
alla base. D'ora in poi nessuno si sarebbe pi
fidato di Leila. Aveva compromesso tutto, irrimediabilmente.
Avevo paura di essere licenziata! O che mi costringeste
a riferire informazioni false a mio padre. Lui si
accorge subito quando dico una bugia. Come sai, faceva
il giudice e non gli sfugge il minimo imbroglio. 
impossibile ingannarlo. Le sfugg un sorriso amaro al
pensiero di avergli fatto credere per settimane che lavorava
alla farmacia dell'Al-Razi. Be', quasi impossibile.
Per adesso sei disposta a farlo la incalz James.
Nei suoi occhi azzurri si celava un'ombra di scetticismo,
ma in fondo al cuore lui era disposto a crederle.
S ribad Leila con fermezza.
Va bene. Ma deve restare un accordo tra noi. Non mi fido di nessun altro.
Nemmeno io aggiunse Leila sorridendogli. Si sentiva
un po' sollevata, come se il vento fosse girato e spirasse un'aria pi serena.
D'accordo ripet James.
C' un'altra cosa continu Leila, ricordando l'ultimo rapporto fatto a Tamir.
Cio?
L'altra sera mio padre ha preteso che gli facessi un
nome. Vuole aggiornare le liste di americani con le taglie.
Sai, quelle che girano su internet.
James annu.
Be', l'ho accontentato. Si sporse in avanti abbassando
la voce. Gli ho fatto il nome di Travis Pratt.
James scoppi a ridere di gusto lasciando Leila interdetta.
Come poteva trovare la cosa divertente? Con un
gran sorriso, il capitano osserv: I mujaheddin riuscirebbero
a vedere Pratt solo se sventrassero Camp Marez.
Hai pensato a lui perch non esce mai dalla base?.
S.
Sei molto scaltra.
Grazie. Leila si appoggi allo schienale della sedia.
La reazione di James l'aveva fatta sentire piacevolmente
diabolica e allo stesso tempo aveva rafforzato la
sua decisione. In fondo, era riuscita a cavarsela bene in
un frangente difficile. Ho fatto la mia scelta, James. I
miei connazionali sbagliano. Uccidono donne e bambini
innocenti, pensano solo alla loro causa insensata.
Tutto questo deve finire. Voglio che mio padre la
smetta. E sono disposta a fermarlo io stessa.
Calma, tesoro, non farti prendere dall'entusiasmo
la interruppe James. Chieder al mio superiore di potermi
occupare io di questo caso. Prepareremo settimanalmente
un rapporto da inoltrare ai servizi segreti.
Non dovrai fare nulla di diverso dal solito, a parte incontrarti
con me, come stiamo facendo adesso.
Sar uno sforzo tremendo per me disse Leila con
un sorriso, ancora gongolante perch lui le aveva detto
tesoro. Era troppo bello per essere vero: gli americani
non chiamavano cos le loro fidanzate, nei film?
Cercher di non renderti il compito troppo difficile promise James.
Ne sono sicura replic lei.
In quel momento, scatt qualcosa tra loro: adesso
c'era un legame concreto a unirli, la condivisione di un
segreto. Rimasero per qualche minuto con lo sguardo
perso oltre le tazze di caff. In sottofondo, si sentivano
i colpi di mortaio e gli spari provenienti dal poligono di
tiro, mentre intorno al tavolo da biliardo nell'angolo gli
ufficiali inneggiavano rumorosamente al vincitore della partita.
Dimmi, James si inform Leila se faccio la spia
per te, riuscir a ottenere il visto per andare in America?
Lui scoppi in una risata. Ero sicuro che avessi un secondo fine!
Parlo sul serio lo redargu lei, divertita. Dico davvero,
James... Gli Stati Uniti aiutano chi collabora con
loro? Pensi che ci sia una possibilit in questo senso?
Perch... per me imboccare questa strada significa decidere del mio futuro.
James le sorrise maliziosamente. Non so dirti come
funziona. Il governo ha regole tutte sue. Ma sicuramente
il tuo lavoro qui da noi potrebbe tornarti utile.
Speriamo disse Leila. Diede un'occhiata all'orologio
e vide che erano quasi le due e mezzo. Avevano
parlato per pi di un'ora. Devo tornare al lavoro. Si  fatto tardi.
Dir ai medici che sei stata impegnata altrove. Non
ti faranno problemi la rassicur James.
Come preferisci disse Leila alzandosi in piedi.
Si alz anche lui e le si avvicin. Ti ringrazio per
quello che hai intenzione di fare, Leila. A prescindere
dal motivo che ti ha spinta a decidere, ti accorgerai
presto che hai fatto la scelta giusta.
Me lo auguro. Leila distolse lo sguardo e per un
attimo le vecchie incertezze sembrarono tornare a opprimerla.
Ma era decisa a respingerle con determinazione.
Mi riaccompagni all'ospedale?
Certo.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Passare informazioni agli americani non era cosa di
poco conto. Intrattenere rapporti con le forze di occupazione
significava esporre a rischi tremendi intere famiglie.
Molti anni prima Naji al-Ghani aveva un conoscente,
un uomo simpatico di nome Mohammed, che
gestiva un negozio e un ristorante con i suoi sette fratelli.
Naji gli aveva venduto l'arredamento per il locale. La
famiglia di Mohammed era composta da cittadini onesti,
assolutamente estranei alle attivit dei mujaheddin;
avevano per fraternizzato un po' troppo con gli americani,
chiacchierando con loro e invitandoli ad assaggiare
le specialit della cucina irachena. Un giorno, di
cui Leila serbava un ricordo indelebile, Naji aveva raccontato
che Mohammed e i suoi sette fratelli erano stati
uccisi a colpi di pistola e i loro cadaveri gettati nel fiume
Tigri. Alla moglie, dopo averla violentata, avevano tagliato
le braccia e la lingua. Leila, che allora frequentava
l'universit al Cairo ed era a casa per un breve periodo
di vacanza, era rimasta profondamente sconvolta. Per la
prima volta si era resa conto che nel suo paese sarebbe
stato veramente difficile cambiare qualcosa.
Leila faticava ad accettare il fatto incontrovertibile
che adesso rientrava anche lei nel novero dei candidati
a una morte violenta. Sapendo di camminare sull'orlo
di un precipizio, aveva sempre i nervi a fior di pelle.
Fece il suo primo rapporto ufficiale da informatrice
l'ultimo luned di febbraio. La primavera si
profilava all'orizzonte con nubi cariche di pioggia e
il tempo aveva gi cominciato a cambiare. Gli uccellini
saltellavano vicino alla base americana in cerca di
insetti di cui sfamarsi, ignari della violenza che li circondava,
indaffarati ma silenziosi, come a non voler attirare
l'attenzione. James aveva deciso che lui e Leila
si sarebbero incontrati all'MWR, un posto sicuro dove
non rischiavano di dare troppo nell'occhio, apparentemente
intenti a chiacchierare davanti a un caff.
Leila impieg pi di un minuto per riuscire a parlare,
come se la lingua si rifiutasse di articolare i suoni. Dopo
i primi sforzi, per, prese confidenza e prosegu spedita.
James aveva carta e penna e con una mano prendeva appunti,
mentre con l'altra sorseggiava il caff.
L'imam Abdul-Hakam era ormai diventato una presenza
fissa in casa al-Ghani, gli raccont Leila. S'intratteneva
in conversazioni interminabili con suo padre,
che lei cercava di ascoltare con attenzione. Con tutta
probabilit stavano complottando qualcosa di grosso;
Tamir si esprimeva come se il Giorno del Giudizio incombesse
su Mosul. Leila aveva contato i piatti ritirati
dal cortile, che sua madre lavava e asciugava in silenzio,
e aveva stimato che i mujaheddin nascosti nel
pozzo fossero cinque. Insieme a loro erano nascoste
anche armi: RPG, fucili e munizioni. Sbirciando a notte
fonda dalla finestra della sua camera, Leila aveva intravisto
un vero e proprio arsenale.
James prese nota di tutto, visibilmente preoccupato.
Il mese di marzo non sarebbe stato facile, ormai entrambi
ne erano sicuri.
Non so ancora come far a evitare di sposare Abdul
disse Leila. Mio padre gli ha scritto per accettare la
sua proposta e lui ha risposto con l'elenco della biancheria
che dovrei portare in dote.
Biancheria? le chiese James piuttosto confuso.
L'uomo mette a disposizione la casa, le forniture,
l'auto, eccetera. La sposa, invece, deve scegliere le lenzuola,
i cuscini e le tende. Tutto ci che serve per abbellire
la casa, insomma.
Ah, ho capito disse James, che in realt non aveva
capito affatto. Leila si chiese come gestissero la faccenda
della dote e della biancheria in America.
Finch gli lascer credere che sposer Abdul, mio
padre sar di buonumore, e anche mia madre aggiunse
Leila. Ma io non ho intenzione di unirmi in matrimonio
con quell'uomo. Aspett che James finisse di scrivere.
Si stava annotando anche i suoi problemi personali?
L'esercito americano sarebbe stato informato del
disprezzo di Leila nei confronti di suo cugino? Si sentiva
pi leggera quando parlava con James delle sue angosce
relative alle nozze, ma sperava che lui si sarebbe
limitato a riferire le informazioni pertinenti.
Abbiamo ancora quindici minuti l'avvert James,
controllando l'orologio sulla parete. Avevano stabilito
che ogni riunione sarebbe durata un'ora. Hai qualche
domanda da farmi?
S rispose Leila con un sorriso, incrociando le braccia
e accomodandosi meglio sulla sedia. Voglio sapere
qualcosa di pi su di te e sulla tua famiglia. Mi sembra
giusto, visto che tu sai tutto di me.
Dubito di sapere tutto di te ribatt James. Non
basterebbe una vita per svelare il tuo mistero.
Leila rise di gusto. Sono un mistero per te, James?
Sinceramente, s. Sei cos determinata su tutto.
Non capisco come fai.
 il mio sangue curdo spieg Leila, animandosi. I
curdi sono un popolo di guerrieri, lo sai. Ma parliamo
di te, invece.
Di me... James si sistem meglio sulla sedia. Che
cosa vuoi sapere? Sono un libro aperto.
Quanti fratelli hai?
Ho solo una sorella: Marybelle. Io la chiamo Belle.
Ha pi o meno la tua et, ha appena finito il college e
ha un fidanzato che si chiama Adam.
Sono tutti fidanzati, qui sospir Leila. E i tuoi
genitori?
Mio padre si chiama Sam. Faceva il pilota, prima
nell'aeronautica militare e poi in una compagnia aerea
privata. Adesso  in pensione. Mia madre, Jenny, 
molto impegnata nel volontariato.
Vivono sempre in Virginia? chiese Leila.
S, si sta bene laggi.  un posto molto diverso
dall'Iraq.
E tu rimarrai sempre nell'esercito? chiese Leila,
fissando James.
Lui abbass la voce e si sporse in avanti. No rispose.
Assolutamente no. Dopo questa missione, mollo
tutto. Non farne parola con nessuno, per. Non l'ho ancora
detto in giro.
Ma sei gi diventato capitano osserv Leila. Potrebbero
promuoverti presto. Stava per chiedergli se
fosse ambizioso, ma si trattenne. Lo stava studiando
per verificare se davvero poteva fidarsi di lui. Voleva
capire se si era messa nelle mani di un uomo che sapeva
il fatto suo.
Non mi interessano le promozioni confess James
con sincerit. Non ne vale la pena. La carriera comporta
grane, burocrazia e politica. Vorrei essere ancora
una recluta... Mi manca la semplicit di allora. Non mi
piace quello che  diventato il mio lavoro qui. Si pass
una mano tra i capelli, con un sospiro. Dio, all'inizio
ero elettrizzato! Non vedevo l'ora di entrare in azione.
Adesso  diverso. I miei giorni sono diventati un incubo.
Solo una cosa mi rallegra.
E cio? gli chiese Leila in un sussurro.
Tu.
Separati dal tavolino, riuscivano appena a sentirsi.
Leila, colta di sorpresa, distolse lo sguardo, fissando
il pavimento. Si  sbilanciato pens intrecciando le
dita.
Scusa disse James. Sono stato un po' troppo diretto.
Ma  la verit.
Lo so mormor Leila.
Con queste parole si concluse la loro prima riunione.
Un giorno, all'inizio di marzo, accadde un fatto temuto,
ma previsto, nel centro di detenzione. Due contractors
dell'API intenti a lavorarsi un ribelle calcarono
un po' troppo la mano e quando il prigioniero,
di nome Yousef, perse conoscenza, chiamarono il dottor
Whitaker affinch accorresse dall'ospedale accompagnato
da Leila, la quale avrebbe dovuto tradurre
nel caso in cui Yousef fosse tornato in s. Era la prima
volta che Leila metteva piede nell'edificio di cemento
bianco dove erano detenuti i terroristi e non sarebbe
stata l'ultima. Il perimetro della tetra costruzione era
delimitato da filo spinato e torrette dotate di enormi
fari. Dietro quella facciata neutra si infliggevano inaudite
violenze; prigionieri e inquisitori uscivano da l
inevitabilmente segnati.
All'interno dell'edificio i corridoi odoravano di disinfettante
e di legna appena tagliata, ma anche di urina
e di paura. Leila fu avvertita che tutta l'area era sottoposta
al segreto militare e che le era assolutamente vietato
riferire all'esterno quello che avrebbe visto o sentito
l dentro, pena la sua stessa reclusione. Un brivido
di paura la raggel. Dietro quelle solide porte cittadini
iracheni, colpevoli o innocenti, attendevano di essere
giudicati. Un soldato condusse lei e il dottor Whitaker
in un'ampia stanza quadrata adibita agli interrogatori.
Yousef era disteso su un tavolo. L'aria puzzava di bruciato,
un odore acre e pungente.
Due sorprese attendevano Leila. La prima era la presenza
di James Cartwright, che se ne stava in piedi un
po' in disparte, con un'espressione angosciata sul volto
immobile, e che, dopo avere incrociato il suo sguardo,
distolse subito gli occhi.
La seconda sorpresa era un'enorme vasca nell'angolo.
Era piena fino all'orlo: l'acqua lambiva l'affilato
bordo metallico e luccicava cupa sotto le luci al neon.
Leila not due lunghi cavi elettrici abbandonati sul pavimento
l accanto. Sapeva bene che cosa avevano fatto
a Yousef. La cosa pi scioccante era la constatazione
che anche gli occidentali potevano usare certi metodi
e che alla tortura non ricorrevano solo i corrotti poliziotti
iracheni o i giustizieri sciiti... Si ricord di uno
dei primi detenuti che aveva curato all'ospedale da
campo, il numero 1.256. Voltandosi, Leila not un
lettore di CD sul pavimento impolverato. Si chiese che
musica ascoltassero i militari statunitensi mentre interrogavano
i prigionieri.
Cristo santo! esclam il dottor Whitaker, avvicinandosi
al tavolo. Che cosa  successo? Poi scosse la
testa, come se non volesse sapere la risposta.
Dottore intervenne James il prigioniero era affidato
a due contractors dell'API.
Leila afferr il messaggio: James voleva mettere in
chiaro ufficialmente che lui non era presente al fatto.
Uno dei contractors, un omone con i baffi grigi a
manubrio, si fece avanti. Quest'uomo se le cercata
disse. Non portava n la piastrina identificativa n i
gradi. Abbiamo fatto il possibile per evitare complicazioni,
ma... Si strinse nelle spalle come per dire che
a certi metodi non si poteva rinunciare.
Pu rimetterlo in sesto? chiese l'altro contractor.
Leila lo riconobbe: era Reaper, l'australiano che una
volta era passato in ospedale per farsi prescrivere gli antibiotici.
Francamente, non credo rispose Whitaker. Leila,
scriva: Contusioni su petto e braccia. Trauma cranico,
con possibile commozione cerebrale e ferita aperta.
Cranio visibile. Lesioni epidermiche causate da forti
scariche elettriche.
Leila prese nota di tutto sul suo blocco. Nauseata,
cercava di concentrarsi sui termini medici inglesi pi
che sulle cose raccapriccianti che descrivevano.
Dopo aver elencato le ferite, il dottor Whitaker annunci:
O lo portiamo subito in ospedale o morir.
Anzi, potrebbe essere gi troppo tardi. Cristo santo,
capitano si rivolse a James come ha potuto permettere
una cosa del genere?.
Non ho permesso un bel niente sibil James a denti
stretti. Randolph e Reaper stavano...
Non  una questione di responsabilit e colpe lo interruppe
Randolph, l'omone con i baffi. Abbiamo motivo
di credere che il detenuto sia un pezzo grosso della
resistenza. Interrogandolo possiamo salvare vite umane.
Leila fu sul punto di sbottare.
Quel che stiamo cercando di dirvi  che non vogliamo
che quest'uomo muoia. Vogliamo che parli intervenne
Reaper, spalleggiando il collega. Fece un passo
indietro e, inciampando nel lettore di CD, lo accese involontariamente.
I'm going all the way to the Emerald City to get the
Wizard of Oz to help me... La voce di Judy Garland
riemp la stanza, la sua infantile innocenza in stridente
contrasto con i cavi elettrici e l'uomo riverso sul tavolo.
Leila fu scossa da un brivido: era proprio come
aveva letto nel blog di Sammurabi. Era una situazione
troppo strana da descrivere a parole, e cos lei si abbandon
alla musica, ascoltando quello che doveva
aver ascoltato Yousef prima di perdere i sensi.
Dal tavolo si lev un grugnito.
Ehi,  sveglio! esclam Randolph.
Yousef sbatt le palpebre e mosse le labbra. Sembrava
ripetere: No, no!.
Traduca ordin Reaper a Leila.
James le fece un cenno di incoraggiamento.
Chinandosi in avanti, Leila avvicin l'orecchio alle
labbra riarse di Yousef.
Kulkhara, americano di merda disse Yousef.
Non c' bisogno che tu lo traduca disse James, che
capiva un po' di arabo, ma non lo parlava bene.
Non c' bisogno nemmeno che io stia qui mormor
Leila.
Yousef parl di nuovo. Non so niente.
Balle! intervenne Randolph. Come dal nulla, estrasse
un bastone e cominci a picchiarselo sul palmo di una
mano. Yousef sobbalz.
La musica implor Yousef. Basta musica. Vi
prego.
Che cos' questa musica? chiese Leila in inglese.
Dobbiamo portarlo in ospedale tagli corto il
dottor Whitaker.
Poi per Yousef cominci a parlare, i soldati zittirono
il medico e si avvicinarono per ascoltare. Leila traduceva
in fretta. Mio cugino, dovete cercare mio cugino.
Si chiama Mohammed. Abita vicino all'ospedale
pediatrico, vi dar il suo indirizzo,  Ibn Atther Street,
lo troverete laggi, lo conoscono tutti... Vi prego, basta...
Parler... Lui, mio cugino, vi ha attaccato con i
mortai... continuava a ripetere, con Randolph piegato
su di lui ad ascoltare, James che camminava teso su e
gi per la stanza, il dottor Whitaker immobile a braccia
conserte e Leila che prendeva appunti sul suo blocco
mentre traduceva. Sembrava tutto cos assurdo. Il CD
della colonna sonora del Mago di Oz pass alla traccia
successiva, in un'atmosfera talmente surreale da indurre
Leila a darsi un pizzicotto per assicurarsi che non fosse
tutto un brutto sogno. Purtroppo, non lo era.
Yousef si pass la lingua sulle labbra e mugol qualcos'altro
rivolgendosi a Leila. Eravamo in quattro
disse, sull'orlo delle lacrime. Sempre in quattro.
Sempre? chiese James. Sempre gli stessi quattro?
No, no rispose Yousef. Mi hanno obbligato. Mio
cugino mi ha obbligato.
Allora  tuo cugino la mente diabolica? chiese James.
I due contractors si scambiarono un sorriso d'intesa.
Diavolo, no, no! rispose Yousef, senza capire bene
l'inglese. Gli stessi quattro. Non conosciamo il comandante,
sappiamo solo che  un uomo importante. Siamo
in contatto con uno che ci d gli ordini al telefono. Saprei
riconoscere la voce, ma non so chi .
Dove ti nascondevi a Mosul, brutto stronzo? chiese
Randolph agitando il bastone, senza che ce ne fosse davvero
bisogno.
In una casa, una casa... Non so... di chi... farfugli
Yousef. Leila sapeva, lo sapeva: era casa sua.
Ti crediamo concesse James. Penso che non lo
sappia davvero bisbigli ai contractors che continuavano
a guardare il prigioniero in cagnesco.
Facciamogli vedere come si fa a parlare propose
Reaper. Si avvicin a Yousef rimboccandosi le maniche.
Leila lanci un'occhiata allarmata al dottor Whitaker.
Il medico e James intervennero contemporaneamente.
Whitaker esclam perentorio: Ora basta! Lo portiamo
in ospedale. Non mi interessa che ordini avete. Non potete
continuare.
Ma non ci ha ancora raccontato abbastanza...
James spense il lettore CD e la musica cess. Ma che
cazzo credete di fare? Qui comando io e vi ordino di
smettere... Non concluse la frase, vedendo che Yousef
aveva di nuovo perso conoscenza. In ospedale. Subito!
Questa volta Randolph e Reaper non protestarono.
Caricarono Yousef sul pianale di un pick-up bianco,
l'unico veicolo disponibile. L'uomo adesso aveva gli occhi
rovesciati all'indietro, le braccia e le gambe scosse da
spasmi intermittenti e tenute ferme da manette e lacci di
plastica. Whitaker e Leila si sistemarono accanto a lui,
aggrappandosi al bordo del pick-up. Mentre viaggiavano
a tutta velocit verso l'ospedale il vento polveroso
acuiva le pene del prigioniero. Leila vide James togliersi
la giacca e coprire il corpo tremante di Yousef. Il tessuto
s'impregn presto di sangue. Forse Yousef non sarebbe
sceso vivo da quel furgone. Finalmente raggiunsero
l'entrata di servizio dell'ospedale e tutti tirarono un sospiro
di sollievo. Il dottor Peabody corse loro incontro
preoccupato.
Che cosa  successo? chiese quasi urlando.
Arriviamo dal centro di detenzione rispose secco
Whitaker. Leila si affrett a entrare, ansiosa di tornare
in un ambiente che le era pi familiare e di rimettersi
il camice.
James guard Peabody dritto negli occhi. Lo abbiamo
portato qui il pi in fretta possibile disse.
Il medico fece chiamare una barella. Gli infermieri
arrivarono di corsa e portarono via Yousef. Un quarto
d'ora dopo a Leila tremavano ancora le mani per la
tensione mentre si preparava per entrare in sala operatoria
con le colleghe Quinn e Pavlopolous, come aveva
ordinato il dottor Peabody. All'improvviso sent qualcuno
che la chiamava.
Ehi, Leila! Era James.
L'infermiera Quinn lo ud e ammicc a Leila, che
per non le bad.
Mormorando qualcosa tra s, Leila si allontan un
momento per raggiungere James. Che cosa c'? gli
chiese a voce bassa.
Ho cercato di fermarli disse lui, spingendola delicatamente
nel corridoio. Era tutto cos surreale.
Leila! Il dottor Peabody si era materializzato dietro
di lei. Rimanga fuori, per il momento. Il paziente
 sotto anestesia. Se riusciamo a stabilizzarlo, potrebbe
svegliarsi tra qualche ora. Nel frattempo, cerchi di stare
calma. Era chiaro: il medico non voleva che lei lavorasse
sul corpo del suo compatriota martoriato, temeva
che fosse troppo turbata e non potesse mantenere l'opportuno
distacco. Per Leila fu un sollievo, anche perch
cos avrebbe avuto la possibilit di parlare con
James e capire com'erano andate le cose.
Alz gli occhi sentendo altri passi che si avvicinavano.
Era Pratt, ben pettinato con la riga di lato. Leila
non pot impedirsi di pensare a Yousef, a cui erano
stati strappati i capelli. Pratt si ferm davanti a James,
con le sopracciglia inarcate e l'aria di chi si aspetta di
dover essere adeguatamente ragguagliato.
Se la veda lei, adesso lo assal James. La faccenda
 tutta sua, Pratt. Sono stati quei maledetti contractors
che le piacciono tanto. Sono affari suoi. Io me ne lavo
le mani. Detto questo, gli volt le spalle e si allontan
nel corridoio.
Alzando gli occhi al cielo, Pratt s'incammin nella
direzione opposta, bofonchiando qualcosa di incomprensibile.
Ma che diavolo sta succedendo? sbott Leila contrariata,
rincorrendo James. Non capiva pi nulla. Chi
era responsabile di quello che aveva visto? Da che parte
doveva schierarsi lei per poter giudicare? James si volt,
sorpreso dal suo tono.
I contractors sfuggono a ogni controllo le spieg
James. Non mi sembra che ci fossero in ballo informazioni
cos preziose da giustificare una tale violenza.
Deglut, come per ingoiare un boccone amaro,
la fronte imperlata di sudore, ma non aggiunse altro.
Si era chiuso in se stesso per chiarirsi le idee. Leila sarebbe
voluta entrare nel suo mondo per stargli vicino.
La tortura era da codardi e lei aveva la sensazione che
James preferisse l'approccio diretto di una battaglia, di
uno scontro a fuoco, di una guerra.
James! lo scosse. Dai, usciamo un attimo. Hai
bisogno di una boccata d'aria. Vieni con me.
Lui si lasci condurre oltre una porta laterale e si
sedette sui gradini di ferro di una scala, piegando la
testa verso le ginocchia. Ecco, bravo sussurr Leila
massaggiandogli le spalle. Aveva la maglietta fradicia.
Rilassati, dai. Sei fortunato ad avere una donna al tuo
fianco in questo momento, no?
James ridacchi. S.
Non molti soldati godono di questo trattamento
continu Leila con voce carezzevole e confortante.
Massaggi, comprensione, ascolto sincero... Credo che
nessuno se la passi meglio di te qui a Mosul, James.
Ma come fai? le chiese James sollevando la testa.
Sulle guance gli era tornato un po' di colore.
Leila gli accarezz lievemente la schiena e poi si inginocchi
davanti a lui. Come faccio a fare cosa? gli
chiese.
A farmi sentire cos bene disse James. Sei un antidoto
a questo fottuto schifo.
Santo cielo rispose lei. Non credo proprio. Ti
stavo solo prendendo un po' in giro. Non  stata colpa
tua.
Non riesco ancora a credere a quello che hanno
fatto. Era tutto cos strano... Forse non dovrei nemmeno
parlartene. Tutto molto strano, comunque. Parlarne
era davvero rischioso: l'ultima cosa che serviva
a James era l'accusa di aver messo in pericolo la sicurezza
nazionale. Non poteva assolutamente confidarsi
con Leila: discutere dei metodi dei contractors dell'API
o delle loro ambiguit poteva metterlo seriamente nei
guai. Leila, dal canto suo, non voleva avere su di s il
fardello di troppe informazioni da tenere nascoste a
suo padre.
S, la musica del Mago di Oz era strana. Ma ne
avevo gi sentito parlare.
Un attimo di silenzio, interrotto dagli spari di un
fucile nel poligono di tiro, dallo sbattere delle pale di
un elicottero in lontananza, dal sibilo del vento sulla
ghiaia.
Davvero? E dove? le chiese poi James abbassando
la voce.
Ho sentito alcune storie... Leila fece segno a James
di farle spazio affinch potesse sedersi accanto a
lui sul gradino. Le loro gambe si toccavano. In effetti
avrei voluto parlartene, ma so che avete clausole di...
come si dice?... segretezza?
Gi...
Qualche settimana fa ho letto il racconto di un iracheno
catturato a Baghdad. Era pubblicato su un blog.
Sai che cos'?
S, certo che lo so.
L'autore si chiama Sammurabi. Cio, Sammurabi
 il suo nickname. Racconta che cosa gli  accaduto
dopo essere stato catturato. Lo hanno portato da qualche
parte, nel Nord, dove faceva freddo. E citava anche
il Mago di Oz. Posso mostrarti il link, se vuoi.
Era un detenuto? chiese James.
Era un prigioniero lo corresse Leila. Non sono
detenuti e tu lo sai. Nessuno rimane in stato di fermo
per due anni.
Hai ragione. E cos quest'uomo ha descritto le sue
esperienze. E se avesse inventato tutto?
Ci ho pensato anch'io ammise Leila. Ma a un
certo punto dice di essere stato costretto a bere sangue
di maiale. Nessun musulmano ammetterebbe una cosa
del genere se non fosse vera.
Potrebbe non essere un musulmano azzard James.
Lo  disse Leila. Il blog  su un server egiziano.
Ma  da molto che nessuno lo aggiorna.
Ah.
La storia presentava indubbie analogie. Il Mago di Oz.
Misteriosi contractors, misteriosi agenti governativi,
ignote prigioni sperdute in paesi del Nord. Era tutto
vero, Leila lo sapeva; aveva visto con i suoi occhi anonimi
aerei bianchi decollare da Camp Diamondback,
carichi di detenuti diretti chiss dove. A volte venivano
rilasciati, come nel caso di Sammurabi, altre volte scomparivano
per sempre. Leila avrebbe voluto saperne di
pi, ma usare internet alla base era da escludere: le sessioni
di lavoro venivano registrate e le pagine visionate
venivano controllate dall'intelligence. No, se voleva
mostrare il blog a James, bisognava usare un computer
in un internet-caf a Mosul.
Ti ricordi l'indirizzo del blog? le chiese James.
Leila annu. S, posso mostrartelo.
Dobbiamo andare in un internet-caf non militare
disse James, come se avesse letto nei pensieri di Leila.
Qui  tutto sorvegliato.
Quindi, pensi che ricorrano a... come si dice?...
alla guerra psicologica? Di che cosa si tratta, James?
Perch fanno cos?
Non ne ho la minima idea rispose lui.
Devo rientrare, adesso disse Leila. Il paziente potrebbe
svegliarsi. Fece per alzarsi dal gradino gelido,
appoggiandosi alla spalla di James per aiutarsi.
Leila, aspetta. Mentre le prendeva la mano, lei sent
come una scossa elettrica nel centro del palmo. Cerc
di non vacillare e mantenersi imperturbabile, come un
bravo medico. Puoi farmi un favore? Quando redigerai
il referto di Yousef in qualit di interprete, fanne una
copia. Non mostrarla a nessuno, e portamela.  molto
importante.
Vuoi raccogliere prove?
Spero che non ce ne sia bisogno. Ma non si sa mai...
James le lasci la mano. Se dovesse scoppiare uno scandalo,
non voglio che siano incolpati i miei uomini.
Da quel poco che Leila aveva sentito e dal comportamento
che aveva osservato, i contractors dell'API agivano
secondo regole proprie. Nonostante le terrificanti
fotografie scattate nel carcere di Abu Ghraib, Leila si
era fatta l'idea, basata sull'esperienza personale, che i
soldati americani non ricorressero sistematicamente
alla tortura; essa era un'aberrazione causata da comandanti
infami, un raro e sfortunato effetto collaterale di
quella guerra. Gli americani le piacevano. Aveva una
buona opinione di loro, e soprattutto di James, che
cercava sempre di proteggerla. Leila non voleva che
pagasse per le scorrettezze commesse dai mercenari.
Ragioni proprio come uno scrittore di gialli, James
disse Leila. Ti procurer una copia del referto.
Torner qui stasera annunci James. Verr in
citt con te. Voglio fare qualche piccola ricerca sull'API,
e qui non  possibile.
Va bene acconsent Leila.
Se la portata di questo racket della tortura era cos
grossa come Leila cominciava a sospettare, non poteva
passare inosservata. Forse i grandi network dell'informazione
non osavano smascherarlo, ma loro si trovavano
di fronte a fatti concreti, a persone in carne e
ossa. Dovevano documentare tali episodi. Leila sentiva
di voler conoscere la verit: a dispetto di suo padre,
dei mujaheddin, dei contractors, delle forze di occupazione,
dei prepotenti di tutto il mondo.
Alle sei James torn all'ospedale e rimase fuori ad
aspettare Leila nell'ombra sottile proiettata da un'asta
portabandiera. Quando lei usc, con la borsa a tracolla
e il suo tailleur pantalone nero con camicia bianca, lo
vide subito.
Leila la chiam lui facendosi avanti.
Ciao lo salut lei. Visto da vicino, le sembr ancora
pi provato di qualche ora prima.
Non prendere il minibus le disse. Ti accompagno
con uno dei pick-up. Non voglio attirare l'attenzione.
Te la senti di venire con me?
Leila si mosse nervosamente sulla ghiaia. Non so se 
una buona idea esit. Non posso farmi vedere in giro
con un occidentale. Mosul  grande, ma le voci corrono.
Ci terremo alla larga da casa tua le assicur James.
E io mi metter questa. Dalla borsa che aveva
con s estrasse una kefiah a quadri bianchi e rossi. Con
indosso il tradizionale copricapo maschile e un paio di
occhiali da sole, James poteva sembrare uno del posto.
Sarebbe riuscito persino a scambiare qualche parola in
arabo, per rendere pi credibile il travestimento.
Leila guard verso la citt che brillava ai piedi delle
colline, cos graziosa in lontananza, come un quadro
di Monet che solo da vicino rivela tutte le sue sfumature.
Il cielo in quel momento non era turbato da alcun
suono di guerra; forse per questo Leila accett il
passaggio. Di internet-caf ce ne sono tanti. Poi per
devi riportarmi all'ospedale Al-Razi a prendere la bicicletta
e infine farmi scendere nei pressi di casa mia, ma
non troppo vicino. Okay?
Perfetto.
Con mano esperta, James si drappeggi la kefiah in
testa. Il copricapo beduino era come un thermos: teneva
fresco d'estate e caldo d'inverno. James l'aveva
indossato alla perfezione: Leila, compiaciuta, gli disse che sembrava proprio un arabo.
Mentre lui accendeva il motore dello sgangherato pick-up bianco usato dalle forze speciali per non dare nell'occhio, uno degli infermieri corse fuori dall'ospedale nella luce del crepuscolo. Fece segno a James di fermarsi. Senza far caso alla presenza di Leila, gli diede trafelato la notizia: Pratt lo informava che Yousef, il terrorista, era morto.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Leila sedeva con le mani intrecciate in grembo a bordo
del pick-up che procedeva sobbalzando lungo la strada
dell'aeroporto e, nel buio, s'infilava nelle vie polverose
di Mosul. Provava una strana sensazione nel trovarsi
in macchina con un uomo senza la presenza di un parente,
ma poi si disse che, dopotutto non era in Arabia
Saudita e poteva fare quello che voleva. Essere
moderni significava anche quello. E poi si fidava ciecamente di James.
Parcheggiarono in un vicolo maleodorante di un quartiere
lontano dagli sguardi indiscreti di vicini o parenti.
Leila si era coperta con l'hijab e teneva gli occhi bassi,
per non rischiare di essere riconosciuta. Anche James riusciva
a mimetizzarsi bene con indosso la kefiah, i vestiti
usati e gli occhiali da sole, bench fosse gi buio.
The Unique cybercaf. Leila lesse il nome in inglese
ad alta voce. L'insegna, piuttosto malconcia, era
dipinta di rosso su uno sfondo bianco e accanto campeggiava
il cartellone pubblicitario di un telefonino. Il
locale era un buco e non sembrava affollato. Nella prima
postazione era seduto un signore anziano che si destreggiava
a fatica con la tastiera del computer. A Leila parve
il posto giusto per il loro scopo. Entriamo disse.
Si accomodarono uno accanto all'altra davanti a uno
schermo che doveva avere almeno quindici anni. La
connessione era lenta, ma Leila digit senza perdere
tempo l'indirizzo del blog di Sammurabi, che ricordava
a memoria. La pagina comparve dopo alcuni, interminabili
secondi; nell'attesa, lei non pot fare a meno di
guardarsi intorno nervosamente, come una bambina
che ruba di nascosto le caramelle.
Smettila di agitarti le sussurr James in un orecchio.
Sembrava divertito.
Scusa mormor lei. Oh, ecco. Ci siamo.
Lasci che fosse James a scorrere il blog. Mentre leggeva,
gli sfuggivano esclamazioni di sorpresa o di assenso.
A un tratto lui prese una penna e si annot alcune
cose su un blocco, scrivendo in fretta.
Chiese a Leila se avesse trovato altre storie simili, ma
lei disse di no. Non era facile filtrare il materiale presente
in internet: per una ricerca seria ci sarebbero volute
ore, oppure un programma che cercasse pi velocemente
alcune parole chiave.
Si potrebbe fare con i computer dell'intelligence
osserv James. Ma loro lo sanno gi, probabilmente,
che cosa succede in simili prigioni.
Ah, s? chiese Leila. Ma le informazioni non sono...
come si dice?... accessibili solo in parte?
Compartimentalizzate disse James. Hai ragione,
comunque. Dubito che qualcuno abbia un quadro completo.
Circolano tanti piccoli brandelli di verit, come le
tessere di un mosaico. Ma quale disegno ne emerge?
Tortura rispose Leila sistemandosi meglio sulla
sedia di plastica. Cultura di massa. Lavaggio del cervello. Isolamento.
Qualcosa di molto strano concord James. Sono
convinto che qualcuno, da qualche parte, abbia
interesse a sfruttare tutto questo. Ad alimentare la violenza.
I contractors? sugger Leila. Le societ che li assoldano?
Direi di s disse James. Aspetta un attimo. Apr
un motore di ricerca e digit Asset Protection International.
Comparve un elenco di risultati. Il sito ufficiale
dell'azienda conteneva solo qualche informazione generica,
un elegante logo e alcuni contatti: l'indirizzo della
sede in Virginia, il nome del presidente della societ e
quello dell'amministratore delegato. Niente di utile, insomma.
James torn alla pagina dei risultati. Altri link
rimandavano ad articoli di giornale piuttosto inconsistenti
e alla noiosissima cronaca della cerimonia di inaugurazione della sede principale.
Leila sugger di provare con uno dei risultati in fondo
alla pagina, che citava una Corporation Black Watch.
Cliccandoci sopra scoprirono che era proprio il genere di link che cercavano.
Ottimo lavoro, Leila mormor James.
La Corporation Black Watch era un ente non-profit
con sede in Spagna che sorvegliava le attivit poco edificanti
di varie multinazionali: commercianti di armi,
case farmaceutiche, e societ fornitrici di servizi di sicurezza.
Queste ultime, numerosissime, erano spuntate
come funghi dopo le invasioni di Afghanistan e Iraq.
All'API era dedicata un'intera pagina.
Secondo quanto riportato, al momento l'API era attiva
in diverse parti del mondo. Assoldava cittadini sudafricani,
americani, britannici, e in particolare ex militari
delle forze speciali. Come Cox osserv James.
Era nelle forze speciali della marina. L'API offriva i
suoi servizi al miglior offerente, senza preferire un
governo a un altro. Non venivano forniti dati sugli utili
dell'azienda, che non era quotata in borsa e risultava
invischiata in alcuni gravi incidenti: un massacro in Serbia,
passato sotto silenzio; una sospetta collusione con
le forze ribelli in Sierra Leone; l'uccisione di un prigioniero
nella base militare di Bagram, in Afghanistan,
per cui erano stati condannati due ufficiali dell'esercito.
Affari sporchi su scala mondiale.
Leila scorse velocemente la pagina fino in fondo:
l'API era posseduta da un'altra societ. La capogruppo
era un'azienda piuttosto nota, attiva nei settori edile ed
energetico e perfino nella tiv via cavo, di cui gestiva un
popolare canale per bambini. Si era aggiudicata molti
appalti per la fornitura di materiali edili per l'esercito
americano: per la costruzione delle carceri alla base di
Guantnamo, a Cuba, e di un enorme centro di detenzione
in Egitto. Finanziava generosamente entrambi i
partiti degli Stati Uniti e a quanto pareva manovrava diversi
politici e burocrati d'alto rango. Anche Leila, come
James, prese nota di tutte le informazioni utili; le avrebbe
nascoste insieme al suo diario nella scatola a incastro.
Lucrano su questa sporca guerra mormor Leila.
 chiaro disse James. Gli stipendi che pagano
sono un bell'incentivo a prendervi parte. Gli sfugg
una tetra risata. Hai capito a che gioco stanno giocando?
 nel loro interesse far crescere il business. Cristo santo.
Leila annu.
James le raccont che da quando erano arrivati a
Mosul, i contractors dell'API avevano agito in modo da
alimentare la violenza, anzich placarla. Sul suo volto
comparve un'espressione che Leila aveva imparato a
riconoscere in quegli ultimi giorni: il senso di colpa. E
io lo sospettavo aggiunse.
Che cosa intendi dire? gli chiese Leila, perplessa.
Ci sono cascato in pieno mormor James. Da
vero idiota. Che ingenuo! Fanno fare il lavoro sporco
a noi dell'esercito, mentre loro se ne stanno rintanati
alla base a friggere il cervello dei muj, guadagnandosi
un ricco stipendio. Si guard intorno. Nel minuscolo
internet-caf nessuno li stava ascoltando, ma lui
prefer abbassare la voce. Non chiamiamola guerra.
Questo  un gigantesco inganno! Non c' da stupirsi
che le cose peggiorino continuamente. Loro vogliono
la guerra civile, perch pi il conflitto prosegue pi ci
guadagnano. Ges santo.
Leila rimase in silenzio e riflett sulla nuova prospettiva.
La Costituzione irachena, l'occupazione americana,
i bombardamenti, gli attacchi, la ricostruzione...
tutto fumo negli occhi per consentire a gente avida di
arricchirsi ancor di pi.
L'API non poteva aver orchestrato l'occupazione
dell'Iraq. Non era una cosa alla sua portata. Nemmeno
una potente multinazionale era in grado di manovrare
i fili fino a quel punto. Per istigava la violenza nel paese,
la sobillava in silenzio. E non abbiamo preso in
considerazione le societ petrolifere pens Leila avvilita.
I pozzi di petrolio iracheni facevano gola a tanti e
Leila aveva sempre sospettato che se il suo paese non
avesse avuto quelle preziose risorse, il mondo se ne sarebbe
infischiato del suo malvagio dittatore, cos come
ignorava tante situazioni in Africa e in posti sperduti
dove tiranni simili a Saddam agivano indisturbati e
nessuno si preoccupava di fermarli.
Leila lesse l'amarezza e la delusione sul volto di James.
Stava combattendo per una causa che, per molti versi,
era una farsa, un orrendo affare economico.
 ora di andare gli ricord. Si sta facendo tardi.
S ribatt James. Andiamo a prendere la tua bicicletta.
Leila pos alcuni dinari sul bancone di compensato.
Il proprietario dell'internet-caf era al telefono in quel
momento e, mentre loro uscivano, non li degn di uno
sguardo. Ottimo pens Leila; probabilmente, con
James ben camuffato, erano sembrati marito e moglie,
o fratello e sorella. Insomma, il travestimento aveva funzionato.
Mentre procedevano per le stradine strette in direzione
dell'ospedale Al-Razi, Leila era persa nei suoi
pensieri. Cercava di mettere a fuoco tutti i dettagli. Ripensava
al subdolo stratagemma sfruttato negli interrogatori:
il Mago di Oz come strumento di persuasione
psicologica. Una sorta di lavaggio del cervello che faceva
confessare gli innocenti e lasciava impuniti i veri
colpevoli, che potevano ordire altri crimini.
Anche il popolo iracheno aveva abboccato. Suo padre,
per quanto mosso da ideali opposti, in fondo era
pi simile a James di quanto avrebbe mai immaginato:
era semplicemente una pedina nel gioco di chi stava al
potere. Tamir al-Ghani reagiva proprio come desiderava
chi aveva scatenato quella guerra. In un crescendo
di rabbia, rispondeva alla violenza con altra violenza,
creando le condizioni ideali per un susseguirsi infinito
di lucrosi contratti per fornire servizi di sicurezza e ricostruire
le infrastrutture. Leila si domand cosa avrebbe
detto suo padre se fosse venuto a sapere di quei maneggi.
Ma lei non poteva informarlo sull'API e sul racket
della tortura, perch in tal modo gli avrebbe fatto capire
troppo sul suo rapporto con James, su come andavano
davvero le cose alla base e soprattutto sul suo modo di
ragionare con la propria testa, che l'aveva spinta a prendere
l'iniziativa ed effettuare delle ricerche. Ormai Tamir
non apprezzava pi l'indipendenza di giudizio delle sue figlie.
Il buio procurava a Leila un crescente senso di claustrofobia.
Si volt per guardare James, concentrato
sulla guida, il profilo teso. Stava rimuginando sulle
stesse scoperte che tormentavano lei. Leila si sistem
il velo abbassandolo ancora un po'. Erano arrivati
all'ospedale. Smont alla svelta per slegare la bicicletta
dalla rastrelliera e James la aiut a caricarla sul pianale
del pick-up. Agirono in gran fretta, perch Leila temeva
che qualcuno la vedesse. Data la brama di Tamir
di sapere tutto, non si sarebbe stupita di essere a sua
volta spiata dai ribelli, in un complesso sistema di controlli
incrociati favorito dalla naturale tendenza alla loquacit
degli arabi in generale.
Ti porto a casa disse James.
Bene replic Leila.
Rimasero in silenzio per parecchi minuti. Poi Leila
non pot fare a meno di condividere i suoi dubbi con
James. E adesso? gli chiese. Che cosa ce ne facciamo
di quello che abbiamo scoperto?
Be', rispose lui massaggiandosi il mento innanzitutto
ho preso nota di tante cose. Da quel primo incidente
di novembre... ti ricordi? Quello dell'uomo torturato
dai mercenari dell'API con le scosse elettriche,
proprio come Yousef? Ecco, da allora ho tenuto traccia
di tutto. Non so che cosa far di questo materiale.
Se mi trascinano davanti alla corte marziale, avr qualcosa
con cui difendermi e prenderli in contropiede.
La corte marziale? E perch mai?
Yousef  morto, Leila. Proprio come hanno fatto a
Bagram, in Afghanistan, cercheranno di dare la colpa a
noi dell'esercito. E l'ufficiale presente ero io.
Leila preg che James non venisse accusato di aver
torturato o ucciso nessuno, sapeva che non ne sarebbe
mai stato capace. Lei avrebbe proclamato a gran voce
la sua correttezza e la sua onest, se mai l'avessero chiamata a testimoniare.
Spero che ti lascino in pace gli disse.
Dove vuoi che ti faccia scendere?
C' un parco che a volte costeggio in bicicletta. Possiamo
fermarci vicino agli alberi. Prendi la prossima svolta a sinistra.
Il parco Al-Rumi era intitolato a un mistico sufi, ma
della sua grandezza di un tempo rimaneva poco: adesso
era sporco e trascurato, pieno di immondizia e bossoli,
deturpato dalla guerra. A Mosul la gente aveva altro a
cui pensare che a prendersi cura dei suoi spazi verdi. Di
notte era un luogo pericoloso: vi si rifugiavano criminali
e ladri, senzatetto e derelitti. Leila chiese a James di
aspettare finch non si fosse allontanata da l prima di ripartire per Camp Diamondback.
James accost lasciando il motore acceso. Tolse
le mani dal volante e allung un braccio dietro il sedile
di Leila, poi si gir verso di lei e le disse: Grazie
dell'aiuto. Era solo un'impressione o aveva la voce incrinata?
Figurati rispose Leila, non sapendo che cos'altro
dire. Visto dai finestrini impolverati del pick-up, il
parco appariva immerso in un'oscurit sinistra e i rami
degli alberi si protendevano minacciosi. Leila scorse il
bagliore di un fuoco acceso in mezzo alla vegetazione,
e sagome di uomini che vi si stringevano intorno per
scaldarsi, prepararsi un t o complottare. Avrebbe voluto
fermare il tempo, rimanere l per sempre, in silenzio,
accanto a James, protetta. Poi pens a suo padre,
al suo volto che la scrutava adirato. Devo andare disse.
Certo. Ti aiuto a prendere la bicicletta. James esit
per una frazione di secondo come se anche a lui dispiacesse
muoversi di l. Poi, con i movimenti rapidi ed efficienti
del soldato, apr la portiera, controll che non ci
fosse nessuno in giro e scaric la bicicletta dal pianale.
Va', ora, Leila le disse. E sta' attenta.
Grazie rispose lei.  la seconda volta che mi riaccompagni a casa sana e salva.
James la guard. I loro volti erano vicini e l'aria intorno
sembrava elettrica. Leila avvert una sorta di calore
nel petto e un nodo in gola; le labbra le tremavano.
Dal parco e dalle finestre buie delle case sull'altro lato
della strada qualcuno avrebbe potuto vederli, ma lei
decise di seguire l'istinto e si alz sulla punta dei piedi
per sussurrare nell'orecchio di James: Credo che ti sogner, stanotte.
Nel buio vide un sorriso aleggiare sulle labbra di lui.
Si allontan pedalando in fretta, senza lasciar spazio
per null'altro, in quanto temeva di lasciarsi andare e
non credeva che Mosul gliel'avrebbe permesso.
Quella notte, Leila mantenne la promessa: sogn
James. Dal cortile, intanto, si levavano suoni sospetti
che finirono per svegliarla. Da dietro le tende, vide suo
padre che faceva entrare tre mujaheddin nel rifugio
dentro il pozzo, altri tre ospiti nell'hotel dei ribelli,
che portavano il totale a otto.
Il mattino successivo nella testa di Leila si agitavano
pensieri confusi: James, l'API, il terrorismo e le ultime
notizie su una bomba esplosa il giorno prima in un
quartiere di Baghdad dove abitavano anche alcuni loro
parenti. Era scoppiata al mercato a mezzogiorno, proprio
nell'ora di punta, ed erano morti pi di trenta innocenti.
La cosa peggiore fu che la faccenda non sconvolse
Leila pi di tanto: gli attentati erano talmente
frequenti da lasciarla quasi indifferente. Non aveva
il tempo di rivolgere alle vittime un pensiero; doveva
prepararsi per andare al lavoro.
Arrivata all'ospedale, Leila trov un gran subbuglio.
Whitaker e Peabody stavano discutendo animatamente
- un evento raro - e il resto del personale si
teneva alla larga nel timore di essere travolto dalla bufera.
L'infermiera Pavlopolous le pass accanto senza
darle il buongiorno, una cosa insolita per una persona
loquace come lei. Confusa, Leila si avvicin a Jessica Quinn.
Che cosa sta succedendo? chiese.
Sss sussurr Jessica, avvicinandosi alla porta dell'ufficio
di Whitaker per cercare di capire quale fosse il motivo del contendere.
Leila, un'esperta nell'arte di origliare, la imit e tese
l'orecchio. A quanto pareva, i due medici erano in disaccordo
sulla procedura corretta da seguire in un caso
di decesso in detenzione e sulla causa della morte da
scrivere sul certificato. Peabody citava Pratt, cosa che
a Leila non piacque affatto, ed era favorevole alla vaga
dicitura morte accidentale. Whitaker (che, in quanto
colonnello, era gerarchicamente superiore a Peabody)
dissentiva dicendo che il detenuto era stato picchiato a
morte e che, pertanto, si era trattato di un omicidio.
Stavano senza dubbio parlando di Yousef. Sapendo
che James voleva raccogliere prove, a Leila venne l'idea
di fotografare il cadavere di Yousef, dal momento che
le era possibile accedere all'obitorio. Se l'esercito stava
cercando di insabbiare l'incidente, servivano testimonianze
inconfutabili della tortura. Le fotografie sarebbero
state una prova schiacciante: si potevano stampare
e inviare facilmente. Le immagini avrebbero presto
fatto il giro del mondo, proprio come quelle del carcere di Abu Ghraib.
Accidenti! disse l'infermiera Quinn. La discussione
potrebbe andare avanti per ore. Vieni, voglio fumare una sigaretta.
Leila decise di accompagnarla sperando di raccogliere
qualche pettegolezzo. In realt Jessica non le rivel
nulla di particolare, a parte il fatto che Bonnie,
la collega bionda e prosperosa, si era messa con un
sergente capo della brigata Stryker, che il medico del
dispensario farmaceutico si faceva di analgesici e che
c'era in ballo una controversia su certi finanziamenti,
cosa che non stup affatto Leila: il denaro era sempre
motivo di discussione. Leila cerc di indirizzare la conversazione sulla morte di Yousef.
Jessica abbass istintivamente la voce. Mamma
mia, ci sar un bel casino. Tu hai visto quell'uomo? Mi
stupisce che siano potuti arrivare a tanto. Era passato
per le mani della polizia irachena prima di arrivare da noi, vero?
No rispose Leila. L'uomo  sempre stato in
custodia presso le forze della coalizione. E, da quanto ho
capito, fino a ieri stava bene.
Oh. Jessica non fece commenti n trasse conclusioni
sull'operato dei suoi compatrioti. Si limit a buttar
via la sigaretta e a prendere Leila per mano. Torniamo
dentro, dai. Senti, hai deciso se tenerci un corso di danza del ventre?
Leila era sbigottita dalla leggerezza con cui Jessica
riusciva a passar sopra a un episodio di tortura, fingendo
di non capire e cambiando deliberatamente discorso.
S le rispose comunque il corso mi sembra
una buona idea. Se riesci a prenotare la saletta in
palestra, possiamo fare un'altra lezione. In cambio... vediamo...
dovrai offrirmi una Diet Coke.
Jessica scoppi a ridere, evidentemente sollevata
di non dover pi parlare del caso Yousef. Ottimo!
esclam con la sua vocina dolce. Ci vediamo pi tardi, Leila.
Il resto della giornata trascorse impegnato e silenzioso;
nonostante il personale si sforzasse di far finta
di nulla, era chiaro che tutti si erano resi conto che nel
centro di detenzione era successo qualcosa di grave.
Sulla via del ritorno a casa, Leila incapp in un temporale
primaverile. Pedal con la pioggia che le sferzava
il viso ed entr in casa bagnata fradicia, proprio mentre
arrivavano anche Khaled e Fatima per una visita.
Mentre Khaled salutava i suoceri, Leila e Fatima si abbracciarono
forte, come se non si vedessero da una vita.
Leila and a cambiarsi e Fatima la raggiunse in camera.
Al negozio di Khaled gli affari andavano bene, le raccont
la sorella, anche se l'esplosione di un'autobomba
dall'altra parte della strada aveva mandato in frantumi
la vetrina, che quindi doveva essere aggiustata. Fatima
era contenta della sua nuova casa; Leila era andata a trovarla
tre volte dopo il matrimonio, constatando che sua
sorella era molto brava a tenerla pulita e accogliente.
L'appartamento era piccolo - due stanze e un bagno,
senza cortile n giardino, n alberi da frutto - e Leila
sugger loro di trasferirsi in campagna.
Ci ho pensato anch'io disse Fatima. Ma Khaled
non vuole lasciare il negozio. Ha un cugino che potrebbe
gestirlo, ma credo che lui preferisca occuparsene
di persona. E poi... sarei cos lontana dalla mia sorellina e da casa!
Leila l'abbracci di nuovo e questa volta not che
le sue forme erano cambiate. Un sospetto si insinu
nella sua mente di medico. Fatima! esclam. Sei incinta!
Il rossore sul volto di sua sorella le conferm che
aveva ragione. Da subito dopo il matrimonio, credo.
Wow comment Leila. Osservando il suo viso
pieno e colorito, constat che Fatima aveva proprio
l'aria di una donna incinta, l'incarnato soffuso di chi
porta dentro di s una nuova vita bisognosa di cure e
nutrimento. La gravidanza, che per sua sorella era la
realizzazione di un sogno, a Leila pareva una prigione.
S'immagin di portare in grembo il figlio di Abdul.
Un'idea ripugnante, che per le fece venire in mente una cosa da chiedere a Fatima.
Senti esord con un sorrisetto malizioso non
mi hai ancora raccontato niente: com' tuo marito a letto?
Fatima ridacchi coprendosi il viso con le mani.
Leila, quanto sei sfrontata!
Colpa di Jessica.
Di chi?
Lascia perdere. Torniamo a noi, invece: com' Khaled?
Be'...  tutto un po' diverso da quello che mi aspettavo...
Non saprei come spiegarti. Non  male...
Khaled  molto dolce e credo che quelle riviste siano
servite a qualcosa.
Mi fa piacere disse Leila. Ho dovuto fare i salti
mortali per procurartele.
Nonostante i suoi sforzi, Leila non riusc a ottenere
molti particolari sulle esperienze sessuali della sorella.
Fatima si limit a dirle che era tutto a posto, e che
cerano aspetti peggiori della vita coniugale. Non era
certo una prospettiva allettante per Leila, gi scettica
sul matrimonio. Parlarono delle loro amiche Hala e
Souad Rasul, che si sarebbero sposate in aprile con
un'unica cerimonia. L'idea di una sola festa era molto
sensata, in quanto dimezzava il rischio di incidenti.
Raccontami di te, Leila disse, poi, Fatima. Lei e Khaled
si sarebbero trattenuti in visita ancora un'ora. C'
sempre... abbass la voce a un sussurro quell'americano? James?
Leila sospir profondamente. Non faccio che pensare
a lui. Comunque ho scoperto che non  sposato! Forse
mi illudo, ma penso di piacergli anch'io. Purtroppo
 una storia impossibile, Fatima. Siamo in guerra, su
fronti opposti, e vediamo orrori da entrambe le parti.
Come pu sbocciare un amore, o anche solo un'amicizia,
in condizioni del genere? Sospir di nuovo. E poi
sai che mamma e baba stanno cercando di convincermi
a sposare Abdul. Io resisto e spero che lascino perdere.
In fin dei conti, non possono obbligarmi. Comunque,
non posso stare con l'unico uomo che mi interessa. I nostri
genitori non accetterebbero mai che mi fidanzassi con un americano.
Fatima sorrise. E dai, Leila. Mi rifiuto di credere
che una come te si lasci scoraggiare da un po' di guerra civile!
Leila scoppi a ridere, ammettendo che sua sorella
aveva ragione, in teoria, e che era bello avere qualcuno
in famiglia che stava dalla sua parte. Sua madre era
brava solo a darle ordini e a farle notare come si fossero
sistemati bene cugini, conoscenti e vicini vari. Non le
sarebbe mai venuto in mente di chiederle com'erano
gli uomini americani di stanza a Mosul. Le ultime parole
di Fatima le erano rimaste impresse: sarebbe stata
davvero tanto determinata? Con un'incrollabile forza
di volont sarebbe riuscita a mettersi con un soldato
americano? Angosciata com'era dai rischi che correva
quotidianamente andando e venendo dall'ospedale,
dallo stress del lavoro e dalle cose che aveva visto accadere
nel centro di detenzione, Leila non aveva una
chiara visione dei propri sentimenti. Quel che provava
per James oscillava tra lo sgomento per il suo coinvolgimento
e la piet, la totale fiducia e il sospetto che
lui la stesse solo usando per i suoi scopi. Il suo cuore
era incerto e confuso. Cercava di ignorare l'emozione
che provava quando pensava a lui, ai suoi occhi che la
guardavano, a quanto erano stati vicini la sera in cui si
erano salutati davanti al parco Al-Rumi.
Fatima e Khaled si congedarono tra saluti e baci.
Per qualche istante Leila ebbe l'impressione di vivere
ancora in una famiglia solida e unita. Staccandosi dal
suo abbraccio Fatima le rivolse un sorriso complice e
poi si avvi alla porta.
Le angosce di Leila passavano inosservate in casa
al-Ghani. Umm Naji era tutta presa a inventare nuove
miscele di t per le donne in gravidanza e pareva tornata
allegra come un tempo; Tamir, pur sembrando
contento della novit di Fatima, aveva la mente altrove
e passava quasi tutto il suo tempo alla moschea o in
compagnia di altri mujaheddin. Leila sapeva che prima
o poi lo avrebbero arrestato e, con cinico realismo, si
augurava che ci avvenisse prima che il cugino Abdul
fissasse la data per il matrimonio. Senza l'intervento di
Tamir, infatti, l'accordo sarebbe sfumato. Naturalmente
sperava che, quando fosse giunto il momento, nessuno
sarebbe rimasto ferito. Chiss se James l'avrebbe avvertita
prima che i soldati le piombassero in casa. Con
tutto quello che faceva per loro, riteneva di meritarselo,
se non altro per la propria incolumit... Oppure
avrebbe potuto chiedere lei stessa che venissero ad
arrestare suo padre, se lui le avesse forzato la mano con
Abdul. Sorrise, pensando che gli agganci con l'esercito
potevano tornare utili, in fin dei conti.
Il luned seguente ebbe un'altra riunione con James.
Nessuno dei due accenn alla morte di Yousef, n a
quello che avevano scoperto sull'API, e tantomeno espressero
timori per la reciproca sicurezza; la sala dell'MWR
era troppo affollata e temevano che qualcuno li sentisse.
Leila rifer a James che al momento nel pozzo in cortile
cerano otto guerriglieri e lui la ringrazi dell'informazione.
James disse quando furono fuori dal locale, all'aria
aperta mi  venuta un'idea. Credo che dovremmo fotografare
il corpo di quell'uomo, Yousef, cos da poter
dimostrare che  morto per le torture subite. Il cadavere
 nell'obitorio. Quest'ultimo era un particolare
che Leila faticava ad accettare, perch le usanze musulmane
imponevano che i morti venissero sepolti entro
un giorno dal decesso.
James esit di fronte a quella proposta e Leila credette
di sapere perch. Lui era presente quando il fatto
era successo. Ovviamente l'esercito aveva fotografato il
corpo, ma non c'era modo di arrivare alle foto se non
di straforo.
Non dobbiamo per forza usare le foto che faremo
insist Leila. Per il momento limitiamoci a raccogliere
il materiale... per ogni evenienza.
Okay disse James, alla fine. Si frug in una delle
tasche e ne estrasse una piccola macchina fotografica
digitale. Usa questa. Vengo a riprenderla stasera. Non
farti vedere da nessuno, mi raccomando. Se dovessero
fermarti, d che ti ho chiesto io di fare le foto; sulla
macchina c' il mio nome. Ma naturalmente sarebbe
meglio che nessuno ne sapesse nulla.
Va bene disse Leila. A stasera, allora.
A stasera ripet James.
Quel pomeriggio l'ospedale era abbastanza tranquillo;
Leila aiut a fasciare una caviglia slogata e medic
un'escoriazione a una guancia. Arriv un soldato
della brigata Stryker che si era lussato il polso giocando
a basket. Verso la fine del suo turno, Leila riusc a trovare
il tempo di allontanarsi e dirigersi verso l'obitorio.
La porta di acciaio scintillante non era chiusa a chiave.
Con il batticuore si guard intorno per controllare
che nessuno la vedesse entrare. Non c'erano altri cadaveri
a parte quello di Yousef, chiuso in un sacco di
spessa plastica nera dotato di cerniera lampo e contrassegnato
da un cartellino d'identificazione. Leila apr
l'involucro con mani esperte, rabbrividendo nel rivedere
il cadavere, e trov una posizione che le consentisse
di fotografare meglio.
Clic. Occhi gonfi iniettati di sangue.
Clic. Bruciature causate dagli elettrodi.
Clic. Lividi ed ecchimosi su petto e torace.
La missione era compiuta. Leila si rimise in tasca la
macchina fotografica e richiuse il sacco. La consistenza
gommosa del cadavere e il freddo della stanza contribuivano
a creare un'atmosfera irreale, come quella di
un set cinematografico. Controll di nuovo che tutto
fosse a posto e, prima di uscire, pos l'orecchio sulla
porta per accertarsi che nessuno stesse passando in
corridoio. Via libera. Abbass la maniglia con il gomito
coperto dal camice per non lasciare impronte e usc
svelta dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.
Si allontan senza che nessuno la vedesse. Prima di
lasciare l'ospedale, consegn la macchina fotografica a
James. Ricominci a respirare solo quando fu seduta
sul minibus che la riportava in citt.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
La primavera era il periodo dell'anno che Leila preferiva,
cos carico di promesse, addolcito dalla temperatura
mite e popolato di uccellini che si accoppiavano e
di api ronzanti. Quell'anno, per, a Mosul la stagione
stentava a sbocciare, come intimorita dallo spargimento
di sangue. Gli uccellini, pur presenti, non cantavano
come al solito e le prime api sembravano insolitamente
pigre: nel cortile di casa al-Ghani, si avvicinavano ai fiori
senza tuffarvisi con la consueta energia. Leila, seduta a
gambe incrociate sulla panchina di pietra liscia, leggeva
un grosso torno di medicina. Era a capo scoperto, con i
capelli sciolti nella giornata luminosa, ma fredda. In un
angolo i rami scheletriti del melograno si protendevano
stancamente verso il sole. Frutti non ne davano pi.
Avvertendo un improvviso brivido di freddo, Leila si
strinse nel leggero scialle di lana. Sfogliava il libro soffermandosi
sulle immagini delle molecole e delle loro complesse
strutture, faticando a credere che potessero trovarsi
nel suo corpo. Si sentiva pigra, un po' come le api,
restia a compiere il suo dovere in un ambiente ostile.
Al di l del vetro sporco della cucina intravedeva
Umm Naji che impastava il pane, con il volto concentrato
pi per abitudine che per effettivo impegno.
Dopo le nozze di Fatima sua madre non aveva nient'altro
da fare che eseguire gli ordini di Tamir. Aveva perfino
smesso di proporle dei buoni partiti, per via del
tacito accordo con il cugino Abdul, anche se non si
comportava come se quel matrimonio fosse imminente.
Non accennava ai preparativi per la cerimonia
n ai tradizionali festeggiamenti. Tutta la faccenda veniva
taciuta come un segreto, il che induceva Leila a
pensare che non si trattasse di una cosa seria. Abdul
era una possibilit, l'unica che i suoi genitori avrebbero
approvato, ma lei era sicura che non avrebbero
cominciato a pianificare le nozze finch non avessero
avuto l'assenso della figlia.
Era gioved, ma Leila aveva la giornata libera. I medici
le avevano concesso una vacanza straordinaria.
Sta' a casa e riposati le avevano detto. Lei si era stupita,
ma non aveva fatto obiezioni.
Ne avrebbe approfittato per leggere. Aveva anche
stampato i moduli per inviare la domanda d'iscrizione
alla facolt di medicina di alcune universit e, pi tardi,
si proponeva di compilare il test di ammissione. In realt,
non riusciva a gettarsi con entusiasmo in quell'impresa,
dal momento che una parte di lei sentiva che
non sarebbe vissuta abbastanza a lungo per completare
gli studi. La pressione psicologica del pericolo costante
la faceva sprofondare nel pessimismo: perch
avrebbe dovuto fare piani per il futuro quando non
sapeva se avrebbe visto l'alba del giorno successivo?
Leila si sforz di fugare le proprie paure facendo leva
sulla parte pi razionale di s, quella che ragionava in
inglese per darsi un tono.
Al di l del muro di cinta, ud qualcuno che sciacquava
e strizzava i panni; la vedova Umm Mohammed
aveva fatto il bucato. L'anziana vicina era rimasta sola;
l'unico figlio maschio, Mohammed, era stato ucciso da
un'esplosione diversi anni prima, mentre le sei figlie
femmine erano da tempo sposate e avevano a loro volta
dei figli. Leila si chiedeva come mai nessuna di loro si
fosse presa in casa la madre, ma in realt conosceva gi
la risposta. A Mosul la povert dilagante affliggeva anche
i quartieri che un tempo potevano dirsi eleganti e
che durante la guerra avevano perso il loro splendore.
L'indigenza indeboliva i legami familiari: le bocche da
sfamare erano troppe, e le vedove rimanevano abbandonate
a se stesse. La societ aveva cose pi gravi e importanti
di cui preoccuparsi.
Umm Mohammed era una figura tragica. La settimana
precedente Leila l'aveva vista per strada, ingobbita
e vestita di nero come un corvo. Tornava dal
mercato con un sacchetto di farina e qualche cipolla
appassita. Subito dopo l'invasione, quando il cessate il
fuoco veniva rispettato e Mosul nutriva ancora qualche
speranza, Umm Naji portava spesso a Umm Mohammed
il pane ancora caldo per risparmiarle la fatica di
infornare, ma quei giorni erano ormai un lontano ricordo.
In casa al-Ghani c'era un pozzo pieno di mujaheddin
da sfamare e non si poteva sprecare nemmeno
una briciola di pane. Leila si ripromise di far visita a
Umm Mohammed nel weekend e di prendere il t con
lei, per salvaguardare i rapporti di buon vicinato e una
parvenza di normalit.
Le giornate avrebbero dovuto allungarsi, ma a Leila
sembrava piuttosto il contrario. Il tempo per lei scorreva
incredibilmente veloce, in un turbine sfocato di
termini medici letti sulle pagine del manuale che si sovrapponevano
a immagini e pensieri: i feriti all'ospedale
da campo; il volto di James Cartwright; le unghie
carbonizzate di un paziente iracheno; il cugino Abdul
che la guardava con desiderio, mentre il suo volto si
trasformava in quello di Sayyid, il giovane collega del
dispensario farmaceutico dell'ospedale Al-Razi. Sembravano
passati secoli da quei giorni tanto promettenti
in cui aveva trovato un lavoro. Perch la sua vita era
cos radicalmente cambiata?
Poi, a un certo punto, Leila si accorse di avere fame,
un segno - positivo o negativo - del fatto che era ancora
viva. Riport il libro in camera sua e scese in cucina,
dove apr il frigorifero. La corrente elettrica era
saltata di nuovo. Richiuse subito lo sportello per non
disperdere il freddo. Fuori il sole splendeva sulle tegole
e sul muro intonacato al di l del cortile e rimbalzava
sulla finestra della cucina con riflessi dorati. Poteva
prepararsi uno shawarma anche senza accendere la luce.
Nel forno c'era del pane appena cotto. Leila apr di
nuovo il frigorifero per prendere il pollo e lo yogurt.
Sarebbero andati benissimo per il suo spuntino. Prima
di affettarlo, lav un cetriolo, augurandosi di non ammalarsi
a causa dell'acqua inquinata. Ecco a cosa serviva
una laurea in medicina: a essere pi consapevole
di tutto quello che poteva far ammalare e, magari, morire la gente.
Si port lo shawarma in camera, per non incrociare
sua madre o, peggio, suo padre. Aveva preso l'abitudine
di mangiare spesso nella sua stanza per evitarli.
Se ci fosse stata ancora Fatima, la sua alleata, tutto sarebbe
stato pi semplice, ma adesso lei aveva altro a
cui pensare. In preda a questi pensieri amari, a Leila
parve che il cibo avesse un sapore parimenti amaro e fatic a finirlo.
Dopo il tramonto arriv l'imam. Leila scese furtivamente
le scale a piedi scalzi per origliare. Si era coperta
il capo, nel caso in cui avesse incrociato un ospite. Di
cattivo umore com'era ultimamente, a Tamir sarebbe
bastato vederla passare senza velo in presenza di estranei per infuriarsi.
...praticamente pronto stava dicendo suo padre.
Voci smorzate.
Comincer la settimana prossima. Era l'imam.
Tintinnio di bicchieri. Leila s'irrigid sentendo i passi
di Umm Naji nel corridoio: se fosse stata diretta al bagno
sul retro, l'avrebbe sorpresa a origliare. Per fortuna,
invece, i passi proseguirono verso il salotto. Leila
si rilass. Ud sua madre mormorare convenevoli di circostanza
e poi posare qualcosa sul tavolo con un lieve
tonfo: probabilmente si trattava della teiera appena preparata.
La disciplina  la chiave di tutto disse Tamir. Indipendentemente
da come si muovono gli americani nel
frattempo, dobbiamo aspettare fino a venerd, quando
avremo abbastanza martiri. Quando sar il momento, scateneremo l'offensiva.
A Leila sembravano solo le chiacchiere d'un gruppo
di amici al circolo che si divertono a spararle grosse.
Le vennero in mente i fumetti di Calvin & Hobbes, con
il ragazzino biondo e la sua tigre di pezza che complottano
continue marachelle. Ma proprio mentre stava
per andarsene, la conversazione si fece pi concreta.
Stavano pianificando un attacco decisivo ai danni
degli americani e di tutti i loro simpatizzanti. Parlavano
di un elenco di famiglie irachene da sterminare
a causa dei loro stretti legami con gli invasori: chi vendeva
loro merci, chi li sfamava nei ristoranti, chi aveva
figli che lavoravano come traduttori o inservienti alla
base americana. Quest'ultimo particolare fece sobbalzare
Leila. Lei che faceva la spia per i mujaheddin di
Ansar al-Sunna (o almeno cos credevano loro) poteva
stare tranquilla. Ma i colleghi che incontrava tutti
i giorni sul minibus diventavano adesso bersagli designati.
Sarebbero andati a stanarli nelle loro case, a punire le loro famiglie. Oh, mio Dio! 
Ma c'era di peggio: suo padre ragionava con lucida
freddezza dei danni che avrebbero causato agli americani
attaccando le pattuglie degli Stryker con nuovi
lanciarazzi, gli RPG-7. Li avrebbero indirizzati direttamente
verso il motore dei veicoli in azione. Leila non
aveva la pi pallida idea di come si fossero procurati
quelle armi. Rimase con l'orecchio incollato al muro
per cercare di captare il resto della conversazione.
Gli ospiti nel salotto ricordavano con grande soddisfazione
il successo dell'offensiva di qualche settimana
prima, quando avevano colpito la polizia militare uccidendo
due soldati. Questa volta, per, volevano catturare
un gran numero di ostaggi da scambiare con
prigionieri iracheni: venti detenuti per ogni soldato americano.
Sent Tamir dire con algida soddisfazione: No, gli
americani non negozieranno mai. Noi ci proveremo,
certo... ma non si concluder niente. Decapiteremo i
soldati e manderemo il video ad Al-Jazeera, in modo
che si rendano conto che non scherziamo affatto.
Nell'udire suo padre parlare cos a Leila venne voglia di piangere.
Si morse il labbro inferiore, poi chiuse gli occhi e
vinse l'impulso di andarsene. Doveva continuare ad ascoltare.
Omicidi, torture e decapitazioni pubbliche non erano
i soli argomenti di quella riunione. I mujaheddin rievocarono
l'attentato compiuto alla mensa di Camp Marez,
ricordando con soddisfazione il numero delle vittime
e l'incapacit degli americani di trovare i colpevoli.
Quindi, l'imam diede la sua benedizione sul prossimo
spargimento di sangue che sarebbe stato ancora pi spaventoso.
Leila sent un tuffo al cuore.
Erano previste due bombe: una contro il 67 Combat
Support Hospital, nel momento in cui sarebbe stato
pieno di feriti provenienti dalle pattuglie colpite dai
lanciarazzi. L'altra contro la stazione di polizia del centro
di Mosul, nel momento in cui sarebbe stata piena di poliziotti iracheni.
Non si trattava di un'operazione abbozzata: i piani
erano gi definiti nei dettagli. Era tutto pronto, anche
il materiale. A Mosul, o forse in qualche fattoria appena
fuori dalla citt, erano nascosti le armi e gli esplosivi
necessari. Le parve di capire che avrebbero usato
le autobombe: gli attentatori suicidi si sarebbero immolati
saltando in aria con i furgoni, con la tecnica
tanto amata dai martiri fanatici di tutto il mondo, sauditi,
africani, indonesiani. Chiss chi avrebbe guidato il
veicolo esplosivo diretto all'ospedale.
Doveva avvertire James. Leila tremava dalla testa ai
piedi. Rimase ancora un attimo rannicchiata contro il
muro, per assicurarsi che non dicessero altro. L'imam
cominci a recitare versetti del Corano, che gli altri intercalavano
con espressioni di devozione ed esaltazioni
della violenza. Leila si alz in piedi. Intorpidita per essere
rimasta accovacciata tanto a lungo sul pavimento,
dovette appoggiare una mano alla parete per raddrizzarsi.
Poi sgattaiol in silenzio verso l'atrio, ma l s'imbatt in sua madre.
Che cosa stai facendo? le chiese Umm Naji squadrandola accigliata.
Una bugia. Inventati una bugia in fretta, in nome
di Allah! Non mi sento bene rispose Leila, massaggiandosi
lo stomaco. Ho fatto appena in tempo ad arrivare
in bagno. Oh, mamma, non stavo cos male da
tempo! Avevo una nausea terribile, poi ho vomitato...
Leila s'interruppe, vedendo che sua madre non era interessata
ai dettagli. Forse c' l'influenza in giro... aggiunse.
Mmm bofonchi Umm Naji. Vai a sdraiarti. Domani arriva tuo cugino Abdul.
Eh? Perch?
Per una visita.
Ancora? Ma se  appena andato via!
Leila, tu gli darai il benvenuto. E uno di famiglia e
presto per te sar qualcosa di pi.
Leila alz gli occhi al cielo. Come vuoi, mamma.
Di sicuro Abdul voleva cercare di convincerla di persona
a sposarlo. L'idea le dava il voltastomaco. Puah
pens. And a chiudersi in camera sua, respingendo il
pensiero del cugino e cominciando ad annotare tutto
quello che aveva sentito al piano di sotto con il maggior
numero di dettagli possibile: nomi, date, luoghi.
James sarebbe stato fiero di lei. Ma come poteva informarlo?
Sarebbe tornata al lavoro solo luned, quattro
giorni prima dell'offensiva dei mujaheddin. Doveva assolutamente
togliersi quel peso di dosso il pi in fretta possibile.
Pieg il foglio di quaderno fitto di rivelazioni scottanti
e si prepar a infilarlo nella scatola segreta. Forse
avrebbe dovuto cercare di spuntare una promessa concreta
agli americani: la cittadinanza in cambio delle informazioni?
Si strinse nelle spalle: l'esercito americano
non avrebbe mai accettato. James l'avrebbe senz'altro
sostenuta, ma agli altri non interessava la sua sorte:
l'avrebbero usata e poi abbandonata a se stessa. Succedeva
sempre cos. Agli interpreti iracheni che lavoravano
sodo e rischiavano tutti i giorni la vita a Camp
Marez e a Camp Diamondback non era nemmeno permesso
ricevere cure mediche nell'ospedale da campo,
se ne avevano bisogno. Venivano ricoverati i guerriglieri,
ma non gli interpreti. Se Leila si fosse rotta una
gamba al lavoro, l'avrebbero portata al pronto soccorso
di un ospedale di Mosul. La riconoscenza degli
americani si limitava a una stretta di mano, magari a un
pacchetto di sigarette. Niente di pi.
Nonostante tutto ci che aveva sentito quella sera,
Leila dorm un sonno profondo e senza sogni fino alle
tre del mattino, quando si svegli di soprassalto senza
peraltro capire la causa del suo turbamento. Intorno
a lei c'era solo silenzio. Scost le tende e vide che la
citt era rimasta senza corrente elettrica, ma a quello
era abituata. Rimase a guardar fuori per qualche minuto,
poi, non notando nulla, torn a letto. Sprimacci
il cuscino e vi adagi di nuovo la testa.
Il rumore le sfior la pelle prima di giungerle alle
orecchie. Il boato fu fortissimo, prolungato, e molto vicino.
Balzando a sedere con il lenzuolo stretto fra le
mani, per un terribile attimo Leila pens che avessero
colpito casa sua. Fuori, un bagliore rossastro si spandeva
nel cielo, filtrando dalle tende. Leila raggiunse la
finestra e apr le tende con uno strattone. Sbalordita,
vide un fungo di fiamme in direzione della moschea Al-lah Al-Hasib.
Avevano colpito proprio quella; il minareto stava
crollando. Le fiamme si levavano sempre pi alte dopo
il fragore della prima esplosione. All'interno dell'edificio
c'erano aule con arredi di legno che avrebbero alimentato
l'incendio. Chi poteva aver fatto saltare in aria
la moschea alle tre del mattino? Qualcuno che non voleva
fare troppe vittime, evidentemente, e dunque non
i terroristi iracheni. Nel chiarore di quell'alba artificiale,
Leila fu sfiorata da un sospetto, troppo terribile
da mettere a fuoco. No, non  possibile. Nessuno,
nemmeno l'API, aveva abbastanza potere da orchestrare
un'esplosione del genere senza la complicit
dell'esercito americano... Leila si rifiut di trarre le logiche conseguenze.
Ipnotizzata, rimase a guardare lo spettacolo del fumo
che si alzava in pesanti volute nel cielo buio, portando
via con s strascichi di sogni e preghiere. A dispetto
dell'orrendo spettacolo che aveva davanti agli occhi,
Leila non pot fare a meno di pensare che quella disgrazia
le avrebbe risparmiato di vedere Abdul l'indomani.
Avrebbe detto ai suoi genitori che doveva assolutamente
andare alla base e l avrebbe cercato James
per riferirgli quello che aveva scoperto. Temeva che l'attacco
alla moschea scatenasse le ire di Tamir e del suo
gruppo di ribelli inducendoli ad accorciare i tempi. Una
ragione in pi per correre alla base senza perdere tempo prezioso.
Riaddormentarsi a quel punto era impossibile. Mentre
guardava le fiamme dalla finestra, sent squillare il
telefono al piano di sotto e Tamir rispondere a monosillabi.
Si avvicin alle scale, sperando di carpire qualche
parola, ma suo padre aveva gi riattaccato. Torn alla finestra.
Dopo un po' le fiamme si placarono e Leila riusc a
recuperare qualche ora di sonno. Quando apr di nuovo
gli occhi, il sole era sorto. Una colonna di fumo denso
piegata dal vento striava ancora il cielo.
In seguito Leila avrebbe scoperto di aver assistito in
diretta all'avvio di un'offensiva americana volta a fare
piazza pulita dei terroristi, ma sarebbe stato troppo
tardi per cambiare le sue decisioni di quel giorno.
Si vest in fretta e perse qualche minuto a nascondere
i preziosi appunti tra le riviste e gli articoli di medicina,
poi infil tutto nella borsa e la chiuse bene. Perfetto.
Non si notava nulla di insolito. Si infil le scarpe e indoss il velo.
Al piano di sotto, per, s'imbatt in un intralcio dopo l'altro.
Innanzitutto, il cugino Abdul. Era in piedi sulla soglia
del salotto, vestito di tutto punto, con un'elegante
gellaba bianca e il copricapo delle occasioni formali.
Alla vista di Leila s'illumin, la pelle pi lustra che mai,
e accenn un inchino di saluto. Leila gli pass accanto
senza rivolgergli la parola ed entr in cucina a prendere
un dolce da mangiare per strada.
Poi dal salotto le giunsero il chiacchiericcio di Umm Naji e la voce di Tamir.
Leila!
S? sospir lei. Uscendo dalla cucina con un pasticcino
alle uvette in mano si trov davanti Umm Naji
e Abdul. Dove credi di andare? le chiese sua madre
vedendola pronta a uscire.
Al lavoro rispose Leila. Addent il dolce e si diresse
verso la porta. Non sai che c' stata un'esplosione?
Santo cielo, non parlare con la bocca piena! Guarda
che disastro: tutte le briciole per terra! la rimprover
Umm Naji, lanciando ad Abdul uno sguardo imbarazzato.
Leila fece una smorfia. Ci vediamo stasera, a meno che non mi trattengano.
Ferma!
L'ordine di suo padre era pacato, ma perentorio.
C' il coprifuoco. Le strade sono bloccate annunci
Tamir, avvicinandosi. Non puoi uscire di casa.
Che cosa? ! protest Leila. Io devo andare all'ospedale!
Nel constatare di nuovo l'eleganza di Abdul,
not che anche sua madre era molto elegante nella sua
veste ricamata. La cosa la preoccup. Avrebbe voluto
andarsene al pi presto, fuggire alla base. Quello che
inizialmente era un territorio nemico adesso le appariva
un agognato rifugio. Che cosa sta succedendo? chiese
rendendosi conto che tacevano tutti.
Umm Naji la prese per un braccio. Andiamo di sopra le intim.
Lasciami, mamma cerc di opporsi Leila. Telefono
subito alla base. Sono sicura che mi daranno un
lasciapassare per raggiungere l'ospedale, io...
Scendiamo tra poco avvert Umm Naji, voltandosi
verso Tamir e Abdul. A Leila sembr di sentire un'altra
voce nel salotto, ma non ne era sicura, perch le ronzava la testa.
Che cavolo succede? chiese Leila a sua madre quando furono in camera.
Non usare questo linguaggio con me, ragazzina la minacci Umm Naji.
Leila si lasci cadere sulla sedia, sconvolta, mentre
sua madre apriva il suo armadio e cominciava a frugare
tra i vestiti borbottando tra s. Infine, la vide voltarsi
con in mano il suo abito pi bello, ed ebbe la conferma
dei suoi peggiori sospetti: Abdul era l per sposarla.
Leila rimase immobile a osservare sua madre, come
non faceva da settimane. Umm Naji era dimagrita, ma
aveva la pelle pi flaccida. Aveva il viso gonfio e pallido
e gli occhi cerchiati di nero. Nonostante indossasse
un abito elegante, non si era lavata la testa e i capelli
che fuoriuscivano dal velo erano lunghi, radi e pi
grigi del solito. Umm Naji era invecchiata di dieci anni
nell'ultimo mese. Leila sapeva il perch: troppa tensione,
troppe preoccupazioni. Era in ansia per Tamir, per le
bocche da sfamare nel pozzo, per se stessa, perch sapeva
che prima o poi gli americani sarebbero arrivati
a prendere suo marito e lei sarebbe rimasta sola. Purtroppo
Leila non riusciva a provare compassione per
lei, che di quella situazione era in parte responsabile.
I suoi genitori avevano cercato di coglierla di sorpresa,
sperando che, presa in contropiede, potesse acconsentire
al matrimonio e lasciare Mosul. Del resto,
la tempistica era perfetta: era venerd e mancava una
settimana esatta all'attacco pianificato dai mujaheddin,
quando la situazione sarebbe definitivamente degenerata.
Suo padre la voleva lontana dalla citt per
allora. Ma l'esplosione alla moschea, pens con macabro
senso dell'umorismo, aveva gi scatenato il finimondo.
Tamir doveva essere furibondo nella sua sete di vendetta
e ansioso di mettere in azione i suoi mujaheddin;
non c'era da stupirsi dell'impazienza con cui Umm Naji
porse a Leila il suo bell'abito.
Vestiti.
No. Leila fece un profondo respiro. So benissimo
che cosa stai cercando di fare. Vuoi farmi sposare
Abdul, adesso. Negalo, se ne hai il coraggio.
Sua madre tacque, confermando i suoi sospetti.
Mi rifiuto di farlo continu Leila. Toglitelo dalla
testa. E metti via quel vestito. Glielo strapp di mano e lo gett per terra.
Leila, devi farlo! Umm Naji la implor tra le lacrime.
Era disperata. Non hai altra scelta. Mosul  diventata
troppo pericolosa. Conosci tuo padre. Ti prego,
sposati e sarai al sicuro, lontano da tutto quello che succede
qui. Io voglio solo il tuo bene, Leila! Tu non sai
quello che vuoi, sei troppo giovane. Obbedisci a tuo
padre:  il tuo dovere di figlia. Non hai scelta, Leila. Ti prego, d qualcosa!
Leila ascolt in silenzio, mentre la rabbia le montava
dentro. Questa volta, per, era decisa a non lasciarsene
accecare: sapeva esattamente che cosa doveva fare.
Raccolse il vestito dal pavimento. Puoi lasciarmi sola
un momento? chiese a sua madre guardandola in faccia,
per imprimersi nella memoria i suoi lineamenti.
Prima promettimi che obbedirai, Leila rispose Umm Naji.
S disse Leila. S. Avete ragione voi. Puoi dire ad
Abdul che lo sposer. Per devo vestirmi e sistemarmi
un po'. Voglio essere una bella sposa.
Umm Naji sent la tensione sciogliersi. Oh, figlia
mia adorata! esclam prendendole le mani. Andrai
in un posto sicuro e avrai chi si prender cura di te!
Non dovr pi preoccuparmi. Per un attimo torn
a essere la donna felice di un tempo. Subito dopo aggiunse:
Vado a servire il t agli uomini, adesso. Abbiamo
dovuto chiamare l'imam Rashdi, perch da stamattina
non si hanno notizie di Abdul-Hakam. Ma tu
non preoccuparti, perch entro stasera sarai a casa di Abdul.
Quando sua madre usc dalla stanza, Leila rimase a
guardare il suo abito pi bello, anche se ormai aveva
qualche anno. Era di seta pregiata, color indaco, con
motivi floreali dorati al centro e sul colletto, sui polsini
e sull'orlo. Leila lo aveva ricevuto in dono per festeggiare
il diploma delle superiori. Tast il tessuto, ripensando
a quell'anno felice, prima che il mondo perdesse la ragione.
All'epoca in cui aveva terminato la scuola, non
c'erano ancora stati gli attentati dell'11 settembre negli
Stati Uniti e per lei il futuro si prospettava radioso. Era
stata ammessa all'universit del Cairo. Suo padre, ancora
un giudice molto in vista a Mosul, aveva denaro e
contatti a sufficienza per non far mancare alle figlie i regali
pi belli. I suoi genitori erano cos fieri di lei! Non
pensavano nemmeno lontanamente a farla sposare. Tamir,
poi, era il padre pi premuroso e presente che una
ragazza potesse sognare. Le faceva i complimenti, la
lodava per la sua intelligenza e bravura, la chiamava
con mille nomignoli affettuosi. A volte discutevano
di cose serie; politicamente, a quel tempo, Tamir era
un moderato, addirittura favorevole all'apertura commerciale
e culturale verso l'Occidente. Leila si trovava
sempre d'accordo con lui. Umm Naji era attiva, allegra
e pi in carne, Fatima era contenta del suo nuovo
lavoro all'asilo e Naji, sposatosi da poco, era in attesa
del suo primo figlio. A Leila, la pi piccola e coccolata,
avevano regalato quel bel vestito per la cerimonia di
consegna dei diplomi nella miglior scuola femminile di Mosul.
Tenendo il vestito in mano, Leila rivisse quei momenti
cos lieti in un ricordo soffuso di blu e oro, come
le tinte della stoffa. Poi, fuori dalla finestra, scorse il
fumo che ancora si levava dai resti della moschea e
pens ad Abdul, che l'aspettava dabbasso per strapparla
ai suoi sogni, e ai suoi genitori che volevano sbarazzarsi di lei.
Tutto ci che la famiglia al-Ghani aveva amorevolmente
costruito era ormai andato distrutto e mai sarebbe
potuto risorgere. Leila se ne rese conto in quel
momento, quando comprese anche quale avrebbe dovuto
essere il suo ruolo. Era da sciocchi sperare che
la sua famiglia ritrovasse la sintonia di un tempo. Era
cambiato tutto, irrimediabilmente. La guerra aveva
trasformato suo padre in un terrorista senza scrupoli
e sua madre in una marionetta deperita. La spirale di
follia che regnava in Iraq non risparmiava niente e nessuno.
Abdul non l'avrebbe avuta: questo era certo. Lei
non avrebbe mai permesso a quell'uomo di sposarla e
di trasformarla in una sua propriet.
Leila apr l'armadio e, dal fondo, recuper un piccolo
zaino. Ci infil il suo bel vestito ben piegato e alcuni
gioielli presi dal portagioie di madreperla sullo
scaffale: braccialetti d'oro, orecchini con brillanti, un
anello d'oro di famiglia. Li avrebbe venduti, se necessario.
La cosa pi importante da mettere nello zaino era la
cartelletta con gli appunti delle conversazioni tra suo
padre e i mujaheddin che avrebbe dovuto assolutamente
far pervenire agli americani prima degli attacchi.
Estrasse dalla cornice il suo diploma dell'universit
del Cairo, un documento di cui andava molto fiera, e lo
mise anch'esso nella cartelletta, insieme a sei o sette fotografie
della sua famiglia, scatti di tanto tempo prima,
che per non volle guardare per non cedere alla nostalgia.
Non era il momento.
Ebbe un attimo d'incertezza prima di prendere la
copia del Corano che teneva sul comodino. Era cos
confusa a proposito della sua religione. Da un lato le
dava speranza e la rinfrancava sapere che Allah vedeva
e sapeva tutto e che gli angeli vegliavano su di lei circonfusi
di amore e luce. Ma dall'altro lato sentiva che
proprio l'islam era l'origine della difficile situazione in
cui si trovava. Le sarebbe piaciuto poter tornare indietro
nel tempo e dire al Profeta - Pace su di lui -
di essere pi chiaro sull'amore per il prossimo e sulla
condanna della violenza. Pensieri inutili, adesso. Infil
anche il Corano nello zaino.
Infine, prese la scatola segreta e la pos sul letto. Pesava
come il piombo. Leila conosceva a memoria ogni
riga di ogni foglio custodito l dentro, le prove dei crimini
di entrambe le parti, le pagine del diario con tutto
ci che suo padre aveva detto e fatto, le copie dei resoconti
da lei redatti per l'ospedale. Dal materiale si
desumeva che anche James era implicato in alcuni episodi
poco edificanti; la maggior parte dei documenti,
comunque, dimostrava che l'esercito americano aveva
assistito impotente alle scorrettezze dei contractors e
degli iracheni. Leila rimase a guardare la scatola per
qualche secondo, poi l'apr, ne tolse i fogli che erano
sparsi all'interno, li arrotol fermandoli con un elastico
e li ripose di nuovo nella scatola, che chiuse e sistem
con cura nello zaino. Aveva preso tutto.
Non poteva calarsi dalla finestra con addosso l'abaya
e quelle scarpe. Si infil in fretta un paio di jeans, una
maglietta e un maglioncino leggero di lana. Lasci i capelli
raccolti nello chignon sotto il velo. Doveva cercare di passare inosservata.
Aveva in animo di raggiungere la camera che era
stata di Fatima e di scendere da l nel cortile anteriore.
Non poteva fuggire dalla propria stanza, in quanto si
affacciava sul cortile posteriore infestato di mujaheddin.
Guard le sue cose per l'ultima volta; le dispiaceva soprattutto
separarsi dai suoi amati libri. Forse poteva
prenderne uno... Un testo di medicina, magari... No.
Non aveva spazio, non c'era tempo.
Lasci la sua camera in perfetto ordine, piena del
suo profumo, della sua intelligenza e delle sue cose.
L'unica concessione al panico di quel momento era
l'abito che si era tolta in fretta e aveva abbandonato
per terra. Usc e chiuse la porta, attenta a non fare il
minimo rumore. Da sotto non le giungeva alcun suono.
Probabilmente gli uomini erano nel salotto ad aspettare
la sposa. Sua madre poteva essere in cucina, o anche a
far compagnia ad Abdul, l'uomo che non avrebbe mai avuto come genero.
Dopo essere entrata nella stanza di Fatima e aver
chiuso la porta, Leila apr la finestra che dava sulla
strada, ma a quel punto si ferm. Il cortile era almeno
cinque metri pi in basso e saltar gi senza ferirsi era
quasi impossibile. Con una caviglia rotta non sarebbe
andata da nessuna parte. Non aveva n una fune n
una scala, n un altro modo per calarsi.
A peggiorare le cose, si lev una violenta folata di
vento che la invest in piena faccia, dandole l'impressione
di trovarsi in cima a una scogliera a strapiombo
sul mare. Buttarsi era una pazzia.
Dalla tromba delle scale le giunse la voce di sua madre.
Leila, sbrigati! Sono sicura che sei bellissima.
Non c'era un minuto da perdere. Si guard intorno
cercando qualcosa che potesse aiutarla: il letto era fortunatamente
piccolo. Misur a spanne la larghezza del
materasso e valut che, piegandolo, sarebbe riuscita a
spingerlo fuori dalla finestra e a farlo cadere in cortile,
dove le avrebbe consentito un atterraggio pi morbido.
Tolse in fretta le lenzuola, ma quando si accinse a
sollevare il materasso si rese conto che era pi pesante
del previsto. Mugolando per lo sforzo, cerc tuttavia
di non farlo cadere, in modo che i suoi familiari
al piano di sotto non sentissero il tonfo. Dopodich lo
raddrizz e spalanc il pi possibile la finestra, la quale
si apriva come una porta, con i cardini su un lato che
rubavano centimetri preziosi e rischiavano di frenare il materasso.
Sentiva il cuore batterle all'impazzata per la paura
e lo sforzo. Controll di avere lo zaino ben sistemato
sulle spalle e poi afferr i bordi del materasso cercando
di piegarlo per il lungo, ma quello torn subito
nella posizione originaria appena lei allent lievemente
la presa. Dannazione! imprec in inglese.
Dalla finestra aperta entrava una vivace brezza primaverile,
invitandola con un sussurro alla libert. Con
tutte le sue forze Leila pieg di nuovo il materasso,
stringendo i denti, decisa a farcela. Lo sollev cercando
di tenere i bordi uniti, e a fatica riusc a farne passare
un'estremit fuori dalla finestra. Il tessuto s'impigli
ma lei spinse con tutte le sue forze finch, pur strappandosi,
il materasso scivol fuori. Lo sent atterrare con un tonfo attutito.
E adesso andiamo! disse tra s, con la gola secca.
Scavalc il davanzale prima con una gamba e poi con
l'altra, e guard gi. Il materasso sembrava minuscolo,
da quell'altezza. Era atterrato in diagonale, purtroppo,
ma se non altro era ben disteso. Avrebbe dovuto saltare
molto in avanti per caderci sopra.
All'improvviso, Leila si ricord di una conversazione
avuta con James qualche settimana prima, quando lui le
aveva raccontato dell'addestramento militare e dei corsi
di paracadutismo che aveva seguito a Fort Benning, in
Georgia. A sentire quegli aneddoti, i lanci dagli aerei le
erano sembrati un gran divertimento, ma adesso che si
trovava a doversi gettare dal secondo piano, non ne era
pi molto convinta. Mentre tentennava senza riuscire a
decidere se buttarsi o fare dietrofront come le avrebbe
suggerito la ragione, le venne in mente quel che James le
aveva detto sulla tecnica dei paracadutisti.
Il modo in cui si atterra  la chiave di tutto le
aveva detto. Bisogna farlo bene. Anche se il paracadute
frena, la discesa  comunque molto veloce e l'impatto
con il terreno  violento. Non bisogna arrivare
con i piedi puntati, perch cos ci si rompe una caviglia
o una gamba. Bisogna toccare terra con le parti pi
morbide e muscolose del corpo - i polpacci, le cosce,
i fianchi, poi la schiena e le spalle -, rotolare morbidamente
e rimbalzare. Questo  il segreto.
Leila cerc di visualizzare i movimenti giusti e abituare
i muscoli all'idea. Rotolare. Rimbalzare. Arrivare
sul materasso come una palla saltellante.
Un uccellino con le piume marroni si pos sul cancello
arrugginito che dava sulla strada, saltellando sulle
zampette. Fiss Leila con occhi attenti, poi, dopo aver
indugiato un attimo come per accertarsi che lei lo guardasse,
spicc il volo, levandosi alto nel cielo, virando
dietro una casa e scomparendo alla vista.
Leila salt gi.
Istintivamente le braccia e le gambe si dimenarono
scompostamente, ma poi Leila cerc di portare i gomiti
vicino al busto e di rannicchiarsi come una palla
un istante prima di colpire il materasso. Non riusc a
centrarlo perfettamente; con le spalle tocc il cemento,
ma perlopi l'atterraggio avvenne in modo indolore.
Rimase immobile per qualche istante, senza fiato, incredula
di avercela fatta. Poi balz in piedi, voltandosi
a guardare il davanzale da cui si era lanciata. Dalla finestra
aperta sent Umm Naji bussare nervosa alla porta
della sua camera, implorandola di sbrigarsi a scendere.
Apr il cancello e si mise a correre.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Mosul era morta: chiunque si fosse trovato per la strada
quel venerd mattina lo avrebbe pensato. In giro non
c'era anima viva: nessun pedone, nessuna auto; tutto
era immobile. Perfino le tende alle finestre sembravano
aver paura di lasciarsi agitare dal vento.
Leila camminava rapida, rasente ai muri dei vicoli,
con la testa china. Temeva di essere inseguita da suo
padre, anche se probabilmente i suoi genitori ci avrebbero
messo un po' a rendersi conto che lei era fuggita.
Ma soprattutto, non voleva essere avvistata da qualche pattuglia americana.
Gli abitanti di Mosul avevano imparato a proprie
spese che con il coprifuoco ventiquattr'ore su ventiquattro
non si scherzava. Bench facesse parte dell'indole
araba contrattare su tutto, su una cosa del genere non
si poteva discutere. Chiunque si avventurasse fuori casa
durante il coprifuoco veniva arrestato e condotto alla polizia
o al centro di detenzione quando andava bene, altrimenti
rischiava di essere colpito a morte da una pallottola,
senza troppi complimenti. La vicina di casa degli
al-Ghani, Umm Mohammed, aveva perso cos suo marito,
un uomo di quarantacinque anni centrato da un
proiettile mentre usciva per la passeggiata quotidiana.
Incidenti del genere erano la norma, durante il coprifuoco.
Cos, dopo l'esplosione della moschea Al-lah
Al-Hasib, Mosul attendeva in silenzio, rannicchiata su
se stessa. Leila immagin che la maggior parte della
gente avesse saputo dell'attentato, anche se era difficile
accedere alle notizie ufficiali. Mancava l'elettricit,
quindi solo i pochi fortunati che disponevano di generatori
a petrolio potevano guardare i programmi di
Arab-Sat, Al-Jazeera o l'emittente filoamericana Al-Hurrah.
Mentre Leila oltrepassava furtivamente le case signorili
del suo quartiere, le famiglie che vi abitavano restavano
barricate dentro in attesa di sviluppi, guardandosi bene dall'uscire.
Dopo aver percorso diversi isolati a spron battuto,
Leila decise dove dirigersi. Non sarebbe stato opportuno
andare a Camp Diamondback in quel momento:
il servizio di autobus era sospeso e in giro non si vedevano
taxi e non era pensabile fare il tragitto a piedi, rischiando
di essere colpita da una pattuglia americana.
La cosa migliore era rifugiarsi a casa di Fatima.
Fatima e Khaled abitavano in un quartiere molto diverso
da quello degli al-Ghani: povero, vecchio e iperaffollato.
Era tutto ci che potevano permettersi con il reddito
del negozio di Khaled e a Leila sembrava una soluzione un
po' dimessa per una delle figlie di Tamir al-Ghani. Ma, a
quanto pareva, Fatima era felice del suo nuovo nido.
Leila si trovava a circa mezz'ora di cammino dalla
casa della sorella. Rimanere per la strada tanto a lungo
era molto pericoloso, ma la sua fissazione per i percorsi
alternativi le torn utile: con tutti i tragitti tortuosi
che aveva sperimentato in bicicletta per andare e
venire dall'ospedale o dal mercato, aveva praticamente
stampata in testa la mappa di tutta Mosul. Conosceva
la citt vecchia come un ragno conosce la sua tela. I
vicoli, i sentieri, perfino i buchi nei vecchi muri fatiscenti.
Mentalmente scelse la via migliore per arrivare
da Fatima esponendosi il meno possibile.
S'infil in una viuzza laterale e si avventur a testa
bassa nel dedalo di stradine. A un certo punto sent il
rombo minaccioso di alcuni Stryker nella via principale,
ma sapeva di essere ben nascosta. In quel labirinto la
maggior parte degli americani si sarebbe persa, pens
con un sorriso scaltro. Soltanto le forze speciali riuscivano
a orientarsi bene come lei nel ventre della citt.
Leila fece un sospiro di sollievo quando, girando un
angolo, scorse la porta della casa di Fatima, bisognosa
di una mano di vernice. Le case del quartiere erano addossate
le une alle altre, come una specie di alveare.
Leila si affrett a bussare tre volte, delicatamente.
Silenzio. Che Fatima e Khaled fossero rimasti bloccati
da qualche parte in citt a causa del coprifuoco?
No, era impossibile; tra l'altro, il chiavistello esterno
era aperto. Dovevano essere in casa. A Leila venne in
mente che sua sorella poteva essere impegnata a letto
con il marito, visto che su Cosmopolitan c'era scritto
che farlo di mattina poteva rivelarsi molto eccitante.
Allontan il pensiero e buss pi forte.
Cigolando, la porta si apr d'uno spiraglio. Chi ?
sussurr Fatima dall'interno semibuio.
Sono io rispose Leila. Fammi entrare.
Santo cielo, Leila! esclam Fatima, spalancando
la porta. Portava un abito da casa.
Grazie. L'interno della casa era come un antro
scuro e silenzioso, al riparo da soldati, terroristi e odiosi cugini in cerca di moglie.
Khaled la salut. Era seduto su uno squallido cuscino
posato sul pavimento del soggiorno e teneva in
mano una tazza di t, che Leila guard avidamente.
Avrebbe avuto proprio bisogno di bere qualcosa per
riprendersi dalla camminata. Buongiorno, Khaled
ribatt, come se la sua visita a quell'ora non fosse affatto insolita.
Fatima chiuse la porta a doppia mandata. Che cosa
ci fai qui? le chiese in un sussurro. Non lo sai che c' il coprifuoco?
Oh, Fatima sbott Leila buttandole le braccia al
collo. Non ci crederai. Mamma e pap hanno cercato
di farmi sposare con l'inganno! Stamattina si  presentato
a casa nostra il cugino Abdul, elegantissimo nella
sua gellaba, e c'era anche Rashdi, sai, l'imam della moschea Nurridin.
Abdul? L'imam? Per sposarti? Fatima era spaesata.
Ho anche visto l'esplosione. Leila saltava da un
argomento all'altro, ignorando l'aria allarmata di sua
sorella. Khaled si raddrizz sul cuscino per ascoltare
meglio. Era mattina presto, o addirittura ancora notte.
Hanno colpito la moschea Al-lah Al-Hasib. Ho visto
un'enorme palla di fuoco nel cielo; l'incendio divampa
ancora adesso. Credo che l'imam Abdul-Hakam sia rimasto ucciso.
Hanno distrutto la moschea? intervenne Khaled,
sconvolto. Chi pu essere stato? Cose del genere potevano
succedere nelle citt del Sud, a Baghdad, Najaf
e Samarra, ma non a Mosul. O almeno, non finora.
Non so chi sia responsabile rispose Leila. Prefer
non rivelare i suoi sospetti sui contractors americani e
sul loro interesse a fomentare la violenza. Ne avrebbe
parlato con James, quando fosse riuscita a vederlo.
E cos hai sposato Abdul o no? le chiese Fatima.
Santo cielo, no! Sono scappata prima che mi costringessero.
Khaled e Fatima erano turbati. Leila disse Khaled
hai fatto una cosa molto grave.
Tu non sei mio padre! esclam Leila. Quando gli
uomini avrebbero smesso di dirle che cosa doveva fare?
A proposito intervenne Fatima nostro padre sar
arrabbiatissimo con te. Non oso pensare che cosa far!
Tacquero tutti e tre, immaginando come Tamir al-Ghani
avrebbe punito la figlia fuggiasca. Nel caso di giovani
ribelli che rifiutavano di sposarsi o che, peggio ancora,
avevano un fidanzato prima del matrimonio era ammesso
il delitto d'onore. Secondo gli attuali standard
fondamentalisti di suo padre, Leila si era macchiata
quasi di entrambe le colpe, anche se lui era a conoscenza solo di una di esse.
Per un attimo Leila si sent prendere dal panico. Non
sapeva come cavarsela. Preg che suo padre non violasse
il coprifuoco per inseguirla, perch ovviamente
il primo posto in cui l'avrebbe cercata sarebbe stata la
casa di Fatima. Se lei avesse proseguito il suo cammino,
avrebbe potuto far perdere le tracce a suo padre e raggiungere
la base americana, dove... Che cosa avrebbe
potuto fare l? Chiedere asilo? Implorare Jessica di ospitarla nel dormitorio delle infermiere?
Fatima prepar il t, canticchiando sommessamente
per cercare di calmarsi. Osservare la sorella impegnata
in un'operazione quotidiana ebbe un effetto tranquillizzante
su Leila. Tutta la cucina consisteva in una bombola
del gas che alimentava un fornello a due fuochi e
in un piano di lavoro di legno con le gambe traballanti.
Fatima non sembrava soffrire di quella situazione spartana
e aveva sistemato riso, t, farina e le bottiglie di
olio in bell'ordine su una mensola appesa al muro e
candidi strofinacci di mussola bianca sul piano di lavoro.
Leila non pot fare a meno di sorridere, nonostante
l'angoscia che la divorava. Sua sorella aveva sempre
adorato cucinare, fare il t, pulire la casa; quand'erano
piccole, litigavano per giocare al dottore (come voleva
Leila) o a casetta (come voleva Fatima). Siccome Fatima
era la pi grande, Leila era costretta a cedere e ad
accettare di fare la parte del marito. Umm Naji aveva
allestito per i loro giochi una stanza al piano di sopra
che era grande pi o meno quanto il nuovo alloggio di Fatima.
Eccomi a casa, moglie mia diceva Leila a sei anni.
Ti servo il t replicava Fatima, porgendole su un
vassoio le tazze giocattolo, vuote e un po' sbeccate.
Leila ne prendeva una e fingeva di sorbire l'invisibile
bevanda calda. Uh, come scotta! Fai sempre il t bollente, cara.
Spero che Allah abbia benedetto la tua giornata diceva
Fatima, ripetendo le parole di Umm Naji quando
Tamir rincasava ogni sera.
Oh, s ribatteva Leila. Ho guarito tre persone. Se
faceva l'uomo, Leila sceglieva sempre di essere un medico.
Cos poteva divertirsi pur nella dimensione casalinga imposta dalla sorella.
Che cos avevano? chiedeva Fatima, alle prese con la sua tazza immaginaria.
Uno un infarto rispondeva Leila. Gli altri due
l'influenza. Ma ora stanno bene, grazie a me. L'infarto
mi ha fatto impazzire, per, perch il paziente era un omone grassissimo.
Fatima ridacchiava. Troppo bouzat haleeb.
Leila rideva a propria volta, perch adorava il gelato e
non ne aveva mai abbastanza. Valeva la pena ingrassare un po' per quella delizia...
Pensavo di dare una festa proponeva Fatima. Con ospiti immaginari, cos non dovr parlare con persone sconosciute.
Adesso possiamo mangiare i dolci? Dai, andiamo dalla mamma.
La mamma non ce li dar ribatteva Fatima. Tu
glieli chiedi in continuazione. Sei viziata, Leila.
Non sono viziata, sono un uomo! ribatteva Leila,
alzandosi in piedi con il petto in fuori, scimmiottando un marito orgoglioso.
Fatima rideva a crepapelle. Potremmo mandare Naji a prenderli...
Naji non perde tempo con noi diceva Leila, perch
il fratello maggiore andava alle superiori e non si degnava
di giocare con le sorelline. Chieder a baba. Convincer lui la mamma a darci almeno qualche melfoof.
Mmm diceva Fatima. Aspetta! Posso prepararlo io.
Allora prendeva una scatola di cartone, capovolta sul pavimento,
su cui con un pennarello nero avevano disegnato un
forno. Sotto le manopole dipinte, c'era una parte ritagliata che si apriva come una porta. Ecco disse. Sar pronto
tra cinque minuti.
Ancora qualche minuto disse Fatima, sbirciando nella teiera. Dai, prendi un melfoof, ti far star meglio.
Leila ringrazi la sorella e prese un pasticcino dalla scatola di latta. Non avrebbe potuto concepire il mondo senza la presenza umile e premurosa di Fatima.
Indipendentemente da quello che sarebbe successo al resto della sua famiglia, almeno lei sarebbe rimasta a occuparsi della casa, come aveva sempre sognato. Il t, alla menta e ben zuccherato, aiut Leila a sentirsi un po' meglio.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Dopo la liberazione dell'Iraq, le parabole satellitari
avevano invaso il mercato libero. Anche Khaled ne
aveva una molto grande, rivolta al cielo come un gigantesco
orecchio, e cos quando, qualche ora dopo,
torn la corrente, Leila pot finalmente guardare la televisione.
I canali satellitari trasmettevano in tutto il
mondo arabo, raggiungendo centinaia di migliaia di persone.
Seduta nel soggiorno di Fatima, grande poco pi
d'un ripostiglio, Leila pensava proprio a questo, e
non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo. Grazie
al segnale televisivo si sentiva parte del mondo
esterno, le sembrava di far parte di una comunit pi
ampia. Chiss, forse a Beirut, ad Amman o al Cairo altre
donne stavano guardando lo stesso programma che
guardava lei, donne senza la disgrazia di un padre terrorista,
di una madre vigliacca e di un viscido cugino che
voleva sposarla. Un tempo Leila si era entusiasmata
all'idea di diventare una donna moderna e si era aggrappata
a quell'ambizione come a un salvagente per restare a
galla; adesso invece temeva che non sarebbe nemmeno
sopravvissuta. Forse le sarebbe convenuto cominciare a
prepararsi alla morte. Si volt contrita in direzione della
Mecca per mormorare una preghiera ad Allah e invocare la pace su Maometto, il Suo profeta.
Studiare medicina, come Leila aveva imparato da
tempo, induceva ad affrontare il tema della morte con un
approccio scientifico che facilmente conduceva all'agnosticismo.
Un medico non poteva indugiare in riflessioni
metafisiche profonde, ma doveva fare quel che poteva
con i mezzi che aveva a disposizione: lenire il dolore, medicare
le ferite, effettuare diagnosi, prescrivere i farmaci
giusti, usare il bisturi con precisione. Da un certo punto
di vista, si trattava di un pensiero confortante. Magari
Leila avesse potuto estirpare il cancro del terrorismo
dalla sua citt con un intervento chirurgico! Pi che un
bisturi, per, le sarebbe servito un coltellaccio.
L'annunciatore di Al-Jazeera, un uomo con un viso
quasi arancione per via del trucco, rifer con enfasi
della recente ondata di violenza a Mosul. Continuavano
a mandare in onda lo stesso servizio, con le immagini
ormai gi vecchie di qualche ora della colonna
di fumo che si levava dalla moschea, la stessa che Leila
aveva visto dalla sua stanza. Seguivano alcuni filmati di
repertorio: una donna che piangeva accanto al corpo
di un ragazzino ucciso e uomini che correvano con i
vestiti macchiati di sangue. Dal momento che gli alberi
sullo sfondo erano completamente spogli, le immagini
dovevano risalire a un attentato di qualche mese prima.
Servivano comunque allo scopo: mostrare sangue, violenza e lacrime.
Anche Khaled guardava la televisione, preoccupato.
Come faccio ad andare al lavoro con il coprifuoco? si domand.
Rimani in casa al sicuro, marito mio lo esort Fatima
dall'altra stanza, dove si affannava a riordinare,
incapace di starsene con le mani in mano.
Cos oggi non guadagner niente replic Khaled.
Anche se aprissi il negozio, non avresti clienti osserv Leila.
Khaled reag con un grugnito scortese, ma smise di lamentarsi.
Giochiamo a dama? propose Leila. Lei e Fatima
si dedicarono a quel passatempo per quasi tre ore e poi
prepararono il riso e una zuppa di lenticchie annacquata,
perch in casa non c'era altro e andare al mercato
era impossibile. Leila non aveva molta fame, ma Fatima
insist per cucinare come se dedicarsi a quell'occupazione
fosse una gioia anche in un momento del genere.
Scese la sera. I suoi genitori non si erano fatti vivi e
Leila si chiese che cosa stesse succedendo a casa. Abdul
doveva essere ancora dai suoi, visto che gli spostamenti
con qualunque mezzo erano vietati. Dalle pareti sottili
dell'appartamento di Fatima si udivano le voci attutite
dei vicini, che commentavano la situazione sconcertati
e preoccupati. Nessuno, per, buss alla porta con notizie
fresche. Il televisore rimase acceso tutto il giorno,
fatto insolito perch la fornitura di corrente elettrica veniva
quasi sempre interrotta quando c'era un attentato.
Alla luce di quello che aveva scoperto, Leila riflett
con amarezza che gli americani avevano scatenato la
rabbia nelle strade per il loro tornaconto economico.
Si chiese dove fosse James. Avrebbe voluto raggiungere
l'ospedale, cercarvi rifugio, rendersi utile e non andarsene
pi. Quell'angolo di mondo per lei rappresentava
tutta l'America. Con una malinconia accentuata dalla
distanza, pens a Jessica, a Bonnie, alle battute del dottor
Peabody e alla gentilezza del dottor Whitaker. E
poi c'era lei, Leila al-Ghani, in bilico tra due universi
e intrappolata nel minuscolo appartamento di sua sorella come un animale in gabbia.
L'attesa non fu poi cos terribile. Guardarono la televisione
per tutta la sera e Leila riusc perfino a distrarsi
e a non pensare per qualche ora alla sua fuga e
a come raggiungere Camp Diamondback. Davanti ai
video musicali trasmessi dalle emittenti di Dubai, del
resto, era facile dimenticare tutto, anche se comunque
un fondo di angoscia permaneva in lei. A mezzanotte
diede la buonanotte a Fatima e Khaled, i quali si ritirarono
al di l di una tenda in uno spazio che non meritava
il nome di camera da letto. Per non disturbare,
Leila tenne il volume del televisore abbastanza basso
perch gli altri potessero riposare ma sufficientemente
alto per mascherare qualunque rumore che l'orecchio
di una vergine non avrebbe dovuto sentire.
Intorno alle quattro del mattino, nel bel mezzo di
un sonno inquieto, a Leila sembr di udire delle urla
provenire da un altro appartamento e un rumore di legno
spaccato. Quel quartiere non le era familiare e non
ne riconosceva i suoni. Forse gli americani stavano effettuando
un raid, ma lei non intendeva andare a curiosare.
La notte le avrebbe risparmiato l'arrivo dei suoi genitori.
Nell'intervallo di tempo tra la sua fuga e ci che
sarebbe accaduto dopo. Leila poteva fingere che tutto
andasse bene. Anzi, avrebbe dovuto rilassarsi e immaginare
di trovarsi a casa di Fatima per una visita di
piacere. Eppure, distesa su una coperta posata sul pavimento,
tanti piccoli fastidi le impedivano di abbandonarsi
completamente al sonno: una mosca che la
sfiorava ronzando, il polpaccio informicolato, una fitta
alla mano sinistra. Le sembrava di impazzire.
Il mattino irruppe con l'impaziente rapidit caratteristica
della primavera a Mosul, come se il giorno non
vedesse l'ora di sbocciare, ma Leila non poteva
entusiasmarsi per la bella stagione e il rinnovarsi della vita,
rintanata com'era nell'appartamento di sua sorella con
il cuore pieno di paura e di incertezza per il destino che l'attendeva.
Mentre prendevano il t a colazione, Al-Hurrah annunci
la sospensione del coprifuoco a Mosul. Inquadrarono
un portavoce della polizia della citt che
dichiar rientrata l'emergenza, qualunque cosa volesse
dire, invitando i cittadini a riprendere le loro normali
attivit. Nonostante l'immagine sgranata sullo
schermo, Leila not un filo di sudore sul labbro superiore
dell'uomo, che parlando dava l'impressione di essere
scoraggiato e di non presagire nulla di buono. Le fece compassione.
Oggi apro il negozio annunci Khaled. Indossava
la stessa gellaba del giorno prima, con un alone scuro
intorno ai polsini. Per fare il bucato Fatima doveva salire
sul tetto, cosa che non si era arrischiata a fare il
giorno prima. Oltretutto abbiamo quasi finito il riso e bisogna che vada a prenderlo.
Credi che oggi qualcuno uscir a fare la spesa? chiese Fatima.
Il coprifuoco  durato pi di ventiquattr'ore osserv
Khaled. La gente ha bisogno di latte, riso,
carne... e io non ho paura. In ogni caso, quando uno si
aspetta qualcosa, di solito non succede nulla.
Vedi quante coraggioso mio marito? disse scherzosamente Fatima con un sorriso.
S mormor Leila, di nuovo in preda al panico. La
fine del coprifuoco la obbligava ad andarsene, perch
potevano arrivare i suoi genitori. Tamir doveva essere
furibondo. Chiss se poteva permettersi di perdere
tempo dietro a lei, visto il ruolo che ricopriva nella
guerriglia. Forse l'avrebbe semplicemente trascinata a
casa e sarebbe tornato a occuparsi della sua attivit di terrorista.
Anch'io devo andare al lavoro disse Fatima, senza
accorgersi della profonda inquietudine di Leila. Se
arriva qualche bambino, ci deve essere qualcuno a riceverlo
all'asilo. E poi gli orfani non hanno altri posti dove andare.
No, tu rimani a casa le ordin Khaled.  troppo pericoloso.
Come? Tu puoi lavorare e io no? protest Fatima.
Io sono un uomo! esclam Khaled.  diverso.
Non  diverso. Abbiamo bisogno anche del mio stipendio.
Leila rimase in silenzio, cercando di non far notare la propria presenza.
E poi aggiunse Fatima  come hai detto tu:
quando uno si aspetta qualcosa di solito non succede
nulla. Chi mai potrebbe far esplodere un asilo?
Non lo so disse Khaled. Non so pi niente.
Leila pu restare qui mentre sono al lavoro propose
Fatima. Faccio solo il turno della mattina, poi
torno. Se lavori tu, posso farlo anch'io. Per un attimo
nella sorella Leila rivide se stessa e la propria risolutezza di una donna lavoratrice.
Khaled, per, continu a brontolare, sostenendo che
non c'era bisogno che sua moglie lavorasse, in quanto
lui poteva provvedere al suo mantenimento. Leila non
aveva mai notato quel tono lamentoso in suo cognato,
e non le piacque affatto. Khaled si mise malamente il
copricapo sulla testa e Fatima si affrett a sistemarglielo.
Fuori il sole era gi alto: sarebbe stata una giornata
calda, a giudicare dai riflessi dorati che filtravano
da sotto la porta. Quando Khaled usc mugugnando,
Leila si tolse il golfino di lana e lo infil nello zaino.
Fatima, non so se mi troverai al tuo ritorno comunic Leila.
La sorella la guard a lungo, con preoccupazione.
Credi che nostro padre verr qui? le chiese infine.
Non lo so. Non so che cosa fare, Fatima. Nel momento
in cui diede loro voce, i suoi dubbi la sommersero
e gli occhi le si riempirono di lacrime. Non posso
sposare quell'uomo! Non posso! Mi capisci, vero? Ho
troppi progetti. E poi, sono innamorata di... s, insomma...
Fatima la fiss sbalordita. Sei innamorata di quell'americano?
Be'... balbett Leila. Sapeva che era cos e non riusciva
a spiegarsi come avesse potuto negarlo a se stessa
per tanto tempo. Adesso, proprio quando la speranza
veniva a mancare, si rendeva conto del proprio folle
sentimento. Cerano tanti modi di mascherare l'amore:
interesse, rispetto, ammirazione, amicizia, sincera preoccupazione...
Tutte bugie! Leila amava James fin dal
momento in cui ne aveva incrociato lo sguardo a casa
di Hala Rasul. Da allora non aveva mai smesso di pensare
a lui. La sua parte razionale era quasi riuscita a zittire
la voce della verit, ma confidarsi con Fatima era
servito a farle cadere il velo dagli occhi. S ammise
lo amo. Che il cielo mi aiuti, ma lo amo.
Sua sorella la guard sgomenta. Pap ti uccider
le disse. Non puoi amare questo James, Leila, cerca di
ragionare. Pensavo che fosse solo una... come si dice...
una cotta, e basta. Non puoi dire sul serio. Quell'uomo non  musulmano!
Non posso credere che ragioni anche tu come
loro mormor Leila. Tutte queste idiozie sulla religione!
Io non credo nemmeno pi in Dio. In seguito
si sarebbe chiesta se il cielo l'avesse punita per quelle
parole. Ma in quel momento prov un sottile piacere
nel constatare l'espressione sbalordita sul volto di sua
sorella e lo shock provocato dalla sua rivelazione. 
tutto vero: non credo pi in Dio, sono innamorata di
un americano e sono fuggita per evitare di sposarmi
contro la mia volont. Avanti, puniscimi! url spalancando le braccia.
Sei impazzita sentenzi Fatima, alzandosi in piedi
e sistemandosi l'hijab in testa. Adesso rimani qui finch
non torno dal lavoro. Sono la tua sorella maggiore
e non ho intenzione di discutere con te in questo momento.
Al mio ritorno ne riparleremo con calma, davanti a una tazza di t.
Non rimarr qui. Arriver nostro padre.
No le garant Fatima. No, perch lo chiamer
per dirgli che sei qui e assicurargli che ti far cambiare
idea. Poi ti riaccompagner a casa.
Non lo farai si oppose Leila. E io non cambier idea!
Smettila di fare la stupida ribatt Fatima, irremovibile.
Tanta ostinazione mand Leila su tutte le furie.
Solo perch sei sposata, pensi di avere il diritto di
dirmi cosa devo fare? la assal. Sei come i nostri genitori!
Credevo che mi capissi, Fatima! Pensavo che,
visto che sono tua sorella, mi accettassi indipendentemente
da chi amo e da che cosa faccio. Non dovrebbe essere cos?
Fatima cerc di ribattere, ma Leila non le lasci aprir bocca.
Pensi davvero di poter salire in cattedra solo perch
hai sposato un bottegaio pidocchioso con il colletto
unto e bisunto che non fa che lamentarsi tutto il
giorno? continu a inveire. Non crederti chiss chi, Fatima. Ti sei montata la testa.
Per Fatima fu come ricevere un violento ceffone in
pieno viso. Spalanc la bocca per lo stupore e non riusc
a proferire parola. Poi, per, arross per la rabbia e l'offesa.
Volt le spalle a Leila, frugandosi in tasca per cercare
le chiavi di casa. Adesso ti chiudo dentro decise
infine. Tu sei impazzita. Ti meriti di sposare Abdul. Almeno
te ne andrai di qui... da quel lavoro con gli americani
che ti ha messo in testa tante stupidaggini.
Quando la porta si apr, la luce proveniente dalla
strada invase la stanza. Ferma sulla soglia, Fatima
lanci un'ultima occhiata a sua sorella con amarezza.
D'istinto, anche se non avrebbe voluto, Leila si alz in
piedi per convincerla a non chiuderla dentro e per cercare
di chiarire le cose fra loro. Fatima, aspetta. Scusami.
Non penso davvero quello che ho detto. Sono solo nervosa.
Lo so rispose Fatima, calma. Ma voglio lo stesso
che resti qui, al sicuro. Usc e chiuse in fretta l'uscio.
Leila la sent armeggiare con il chiavistello esterno.
Fatima!
Adesso le rimanevano solo noia, attesa, sconforto.
Leila perlustr la piccola casa e trov i vecchi numeri di
Cosmopolitan, la sua sorpresa per le nozze della sorella.
La turb vedere alcune righe sottolineate a penna
nelle rubriche dei consigli amorosi. Per un po' sfogli le
pagine di moda, immaginando di indossare quegli abiti,
e scoppiando in lacrime pi o meno ogni mezz'ora.
A un certo punto dall'esterno arriv un forte boato,
ma lei cerc di ignorarlo e di non pensare alla violenza
che molto probabilmente portava con s. Era troppo
preoccupata di trovare un modo per raggiungere la
base e James. Poi si ricord di avere con s il cellulare,
infilato da qualche parte nello zaino. Lo usava raramente
e si era quasi dimenticata di aver salvato il numero di James, tempo prima.
Che stupida! si disse scorrendo freneticamente la
rubrica. Trovato il numero che cercava, lo chiam subito.
Il telefono squill a vuoto. Rispondi, ti prego mormor.
Niente. Poi, all'improvviso: Pronto?.
James! url Leila. Sono Leila! James, mi senti?
Leila? Di nuovo silenzio, dall'altro capo. Quindi
rumori come di scatti, interferenze, e voci maschili in sottofondo.
Io ti sento disse Leila. La comunicazione era
molto disturbata. Doveva dirgli tutto, prima che cadesse
la linea. Mio padre ha parlato di due attentati
cominci a raccontare. Uno colpir la stazione di polizia
del centro, l'altro l'ospedale da campo. Il 67. James,
mi senti? Hanno nuovi lanciarazzi... non so come si
chiamano... vecchie scorte dell'arsenale di Saddam.
Per colpire i vostri mezzi. I mujaheddin hanno nuove
armi. Ammazzeranno gli iracheni che lavorano alla
base, e anche le loro famiglie. Hanno una lista di nomi!
James, mi senti?
Ti sento rispose lui, calmo, professionale. Stai bene, Leila? Dove ti trovi?
Sono da mia sorella Fatima rispose lei. Sono scappata
di casa. Per un attimo and via il segnale. Leila cominci
a colpire il telefono, esasperata. James?
Ci sono. In quale quartiere ti trovi?
Leila glielo disse.
Leila, d a tua sorella di non uscire.  troppo pericoloso l fuori.
A chiunque altro James sarebbe potuto sembrare
freddo e distaccato, ma non a Leila, la quale percep
una sfumatura allarmata nella sua voce. Un brivido le
corse lungo la schiena.  gi andata al lavoro. Perch, James?
Ma lui non ebbe modo di rispondere, di giustificarsi
e nemmeno di ringraziarla per le preziose informazioni
che avrebbero salvato la vita a molti americani.
Era caduta la linea. Imprecando, Leila si mise a scuotere
il cellulare, come se si trattasse di una bottiglia da
cui far uscire un'ultima goccia. Con il cuore in gola, le
dita strette sul telefono definitivamente muto, appoggi
la testa contro la parete intonacata di bianco. Ho
fatto tutto il possibile cerc di convincersi. Ora devo
aspettare. La pazienza non era tra le sue doti migliori, ma doveva armarsene per forza.
Passarono le ore. Leila si aspettava che, da un momento
all'altro, la porta si aprisse e arrivassero o Fatima
o i suoi genitori. Pens a come si sarebbe comportata.
Nonostante la predica di sua sorella, non avrebbe mai
sposato Abdul. Piuttosto, avrebbe minacciato di uccidersi.
Per, era consapevole di aver dato scandalo fuggendo.
Suo padre doveva essere furibondo, l'avrebbe
accusata di essersi lasciata influenzare dagli americani.
Leila sentiva di dovergli chiedere scusa.
Gli dir che sono pentita ripeteva a se stessa. Mentir. Per me non  un problema mentire.
Pass anche mezzogiorno. Leila cominci a domandarsi
perch sua sorella tardasse. Forse era passata a
casa dei suoi, a informare Tamir e Umm Naji. Sarebbero
arrivati l tutt'e tre insieme, per trascinarla via con
la forza e costringerla a sposarsi o peggio.
Accese la tiv e cominci a fare zapping da un canale
all'altro, fermandosi sui video con la musica egiziana;
poi su un film italiano doppiato in inglese. Su
Al-Jazeera non dicevano nulla di nuovo. Nonostante
il vociare della televisione, sulla stanza gravava un'atmosfera
di cupo silenzio, un senso di affanno. O forse
erano i polmoni di Leila che non riuscivano a introdurre ossigeno.
Alle tre del pomeriggio si era convinta che fosse accaduto qualcosa di brutto.
Dov'era finita Fatima? Sarebbe dovuta rincasare intorno
a mezzogiorno. Leila pos un orecchio sulla porta
per cercare di carpire qualche suono dall'esterno. Ud
voci e grida, clacson che strombazzavano, niente di insolito,
in apparenza. Eppure, come l'interno dell'appartamento,
anche la strada sembrava sinistramente
silenziosa al suo orecchio in ascolto. Che cos'era accaduto?
Una decina di minuti pi tardi, ud qualcuno armeggiare
con il chiavistello. Quando la serratura scatt
piano, le venne quasi da piangere per il sollievo. La
porta si apr inondando la stanza di luce. Fatima! Ma dove ti eri cacciata?
Khaled varc la soglia quasi inciampando. La chiave
di casa gli scivol dalle mani tintinnando argentina sul pavimento.
Khaled! esclam Leila, spaventata. Cos' successo?
Terreo in volto, suo cognato aveva gli occhi spiritati.
Non disse nulla, si limit a voltarsi verso la strada e a indicare un pick-up bianco.
Il furgone era chiazzato di rosso scuro sui fianchi,
come rosso scuro era il rivolo che colava dalla sponda ribaltabile
posteriore. Ne penzolavano fuori, come pezzi
di gomma, estremit di arti umani. Per un attimo il cervello
di Leila si rifiut di registrare quel che i suoi occhi
vedevano. Poi si precipit in strada.
Sul pianale del pick-up giacevano tre corpi. Forse
il conducente aveva tentato di trasportarli in ospedale,
ma per loro ormai era troppo tardi. A destra c'era una
ragazzina, troppo giovane per portare l'hijab, i capelli
raccolti in trecce, gli occhi chiusi. Non aveva pi le
gambe. In mezzo Leila intravide un uomo, perlomeno
a giudicare da quanto restava dei suoi pantaloni. E poi c'era Fatima.
Il corpo era straziato, eppure il viso sembrava sereno.
La bocca era chiusa mentre gli occhi, aperti,
erano immobili, vitrei nella morsa della morte. Chiazze
di sangue le imbrattavano la pelle olivastra. Il collo era
piegato in modo innaturale e sotto l'abaya incenerita
le ustioni avevano consumato ogni centimetro di pelle.
In alcuni punti la carne mancante lasciava intravedere
le ossa pallide e lucide; Leila distolse lo sguardo da
una costola che aveva lacerato le vesti. No, quella non
poteva essere sua sorella! Era un macabro fantoccio, un'allucinazione.
Aveva visto tanti corpi di uomini martoriati all'ospedale,
ma trovarsi davanti a una donna o a un bambino
era molto peggio. E quando si trattava della propria sorella, era inconcepibile.
Leila non pot guardare oltre e distolse lo sguardo,
senza vedere la strada davanti a s. Parte della sua
mente stava ancora ripercorrendo freneticamente gli
eventi di quell'orrenda giornata. Fatima era andata al
lavoro. Chi avrebbe mai fatto saltare in aria un asilo?
Le riaffior il ricordo di un tonfo sordo, qualche ora
prima. Poteva essersi trattato di un tuono, o di un
muro crollato, o forse proprio dell'inesorabile esplosione che aveva ucciso sua sorella.
Come se cercasse di risvegliarsi da un sogno, Leila
guard di nuovo il pick-up. Allung una mano
tremante per chiudere gli occhi di Fatima. Fu il contatto
con la sua pelle ancora tiepida, ma gi irrigidita, a rovesciarle
addosso la tragica certezza: non avrebbe pi
avuto una sorella che la prendesse in giro, l'amasse e la sostenesse.
Non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse rimasta
l a guardarla: trenta secondi, o trenta minuti;
il dolore le aveva fatto perdere la nozione del tempo.
Si aggrapp alla sponda del pick-up per non cadere,
incapace di staccare gli occhi da una ciocca di capelli
sfuggita al velo e alle forcine di Fatima.
Il sole del pomeriggio splendeva nel cielo, indifferente
al dolore che si consumava sotto di s. Lentamente,
Leila mise a fuoco la scena che la circondava.
La via era un susseguirsi di case affiancate l'una all'altra,
palazzine di due o tre piani stancamente protese
verso l'alto. I panni stesi penzolavano dalle corde per
il bucato, ondeggiando al passaggio di pedoni e capre.
Su una porta c'era una donna in lacrime. Qualcuno si
fermava a guardare nel pick-up per controllare che tra
le vittime non ci fosse qualche parente.
La maggior parte delle persone per camminava lungo
la strada come se niente fosse accaduto. Leila non riusciva
a crederci. Come era possibile quella normalit?
Aprendo bocca per rivolgersi all'autista del furgone,
sent un sapore di sale: stava piangendo.
Che cos' successo? chiese. Non riusciva a frenare
le lacrime, ma la sua voce era calma, clinica, come
quella di un medico o di un estraneo.
Non lo so rispose l'uomo stringendosi nelle spalle.
Le rivolse uno sguardo pieno di compassione. Li conosci?
 tua figlia, forse? le chiese indicando la bambina.
Leila non rispose. E adesso dove li porta?
All'ospedale disse l'uomo. Non saprei che altro
fare. Ce n'erano molti altri, feriti, morti. Non so bene che cosa sia successo.
Leila non riusciva a pensare, n a muoversi. Guard
ancora la strada, sporca di sterco calpestato e di immondizia.
Khaled era appoggiato alla porta di casa sua
e fissava il vuoto, sconvolto. Alla vista del cognato sotto
shock, Leila torn in s. Doveva fare qualcosa.
Vai con lei disse Leila a Khaled prendendolo per
un braccio e trascinandolo in strada. Devi accompagnarla
in ospedale. Qualcuno doveva stare accanto
a Fatima; non potevano abbandonarla in quel modo.
Siediti davanti.
Profondamente scosso, Khaled sal sul furgone senza
protestare. L'autista lanci a Leila un'altra occhiata
compassionevole e premette sull'acceleratore. I corpi
sul pianale del pick-up tremolarono come gelatina.
Leila rimase sola a guardare quell'ambulanza di fortuna
allontanarsi, con gli occhi fissi sul fagotto che un
tempo era stato il corpo di Fatima e la consapevolezza
che quella era l'ultima volta che vedeva sua sorella.
Dopo che ebbe mandato via Khaled, si sent invadere
dall'orrore. Non riusciva a stare ferma; doveva
tornare a casa, informare i suoi genitori. Abdul, la minaccia
del matrimonio, i mujaheddin... tutto passava
in secondo piano; non si sarebbe sposato nessuno nel
giorno della morte di sua sorella. Fatima, Fatima.
Leila ebbe l'impressione di essere tornata bambina,
persa in un dolore incredulo e bisognosa di rifugiarsi
nell'abbraccio di sua madre e di farsi consolare dalle parole di suo padre.
Il coprifuoco era stato sospeso, per cui si poteva circolare.
Erano le quattro del pomeriggio. Leila rientr
in casa di Fatima per recuperare il suo zaino. Prese la
tazza in cui aveva bevuto il t e and a risciacquarla nel
piccolo lavello, come se non volesse ammettere che Fatima
non sarebbe pi tornata tra quei modesti fornelli.
Non pensarci si diceva non pensarci, va' a casa e non pensarci.
Come posseduta da una forza sconosciuta, Leila raccolse
la chiave caduta a Khaled e, dopo aver chiuso la
porta, la consegn ai vicini, chiedendo loro di aspettare
il ritorno del cognato dall'ospedale. Fatima  ferita
spieg alla donna della porta accanto. Khaled
l'ha accompagnata all'ospedale. Poi corse via da quel
quartiere sconosciuto, verso strade pi familiari, e non
rallent finch non ebbe superato il negozietto all'angolo,
imboccando la strada asfaltata e raggiungendo
il cortile di casa, da cui era fuggita soltanto il giorno
prima. Le sembrava che fosse passato un secolo.
Il materasso che aveva usato per saltare dalla finestra
era stato portato sotto il portico. Leila ci pass accanto
per entrare in casa; la porta era aperta. Mamma! chiam. Mamma!
Ma fu Tamir la prima persona che vide. Era fermo
sulla soglia del salotto: in apparenza quello di sempre
- alto, magro e severo -, ma con una luce nuova negli
occhi. Sembrava febbricitante e illuminato da una
nuova speranza, che appariva ridicola dopo le recenti
carneficine. Leila cerc di non farci caso.
Baba! esclam trafelata. E successa una cosa terribile.
C' stata un'esplosione. Fatima... Fatima  ferita,
l'ho vista con i miei occhi, e Khaled  andato in
ospedale... Incapace di dirgli tutta la verit, prefer
girarci intorno, sperando che suo padre intuisse. Ma
Tamir non cap. Non lasci trapelare alcuna preoccupazione
per la figlia maggiore. Piuttosto, guard Leila
con un'intensit ferina, da predatore.
Dov' la mamma? chiese lei vedendolo indifferente.
Leila... figlia mia. Tamir fece un passo avanti e la abbracci.
Leila singhiozz sentendosi avvolgere da quelle braccia
forti e ossute. Era un sollievo potersi appoggiare di
nuovo a suo padre, all'uomo di casa, al capofamiglia, a
colui che aveva sempre una risposta per tutto. Ci avrebbe
pensato lui a consolarla. Baba mormor Leila, scoppiando
a piangere senza pi freni. Non ho pi una sorella.
Mia sorella non ce pi. L'hanno uccisa. Come faccio adesso? Perch?
Sss sussurr Tamir accarezzandole la testa. Va
tutto bene adesso. E tutto finito. Il paradiso ci aspetta.
Allah ci accoglier,  tutto nelle sue mani. Sss. Non piangere, usignolo mio.
Leila si sciolse dall'abbraccio, gi rinfrancata, assurdamente
felice di aver ritrovato suo padre. Era tornato
quello di un tempo, e adesso si sarebbe preso cura di
lei. Ma quando alz gli occhi per guardarlo, rest come
paralizzata, domandandosi se stesse vivendo un incubo.
Aveva parlato con un fantoccio, con un pupazzo
che di suo padre aveva solo le sembianze, che parlava e
camminava come lui, ma che in realt era una creatura
strana, aliena. Nella sua veste bianca Tamir sembrava
pi che mai un giudice, un arbitro primitivo che pronunciava
sentenze di morte con la pi spietata indifferenza.
Occhi persi nel nulla, ardenti come tizzoni...
bocca storpiata in un sorriso... barba lunga e incolta.
Leila si rese conto che lui non l'aveva ascoltata, non
aveva capito che Fatima era morta, non aveva registrato
una parola di quello che lei aveva detto. Tamir
fissava un punto indefinito oltre la spalla della figlia e annuiva con la testa.
Leila si volt, accorgendosi della presenza di un'altra
persona. C'era un uomo nella stanza, ma non suo
cugino Abdul. Prima che potesse aprir bocca, le premettero
uno straccio sul viso nel quale riconobbe un
odore familiare. Cerc di non respirare, ma la stretta
non si allentava. Tamir, intanto, le sorrideva quasi con
orgoglio, come a un soldato disciplinato o a un servo obbediente.
Nell'annebbiamento dello shock e della sorpresa,
Leila riusc comunque a identificare la sostanza che
impregnava il tessuto e le strozzava il respiro: cloroformio.
Quello fu il suo ultimo pensiero cosciente. Con
i polmoni che le bruciavano per la mancanza di ossigeno
fu costretta, annaspando, a inalare il narcotico.
Scivol nel buio dell'oblio con gli occhi fissi in quelli del padre.
Svegliandosi, la prima cosa di cui Leila si rese conto
fu di essere bloccata in posizione seduta. Non riusciva a
sentire n a muovere il corpo, ma era di nuovo padrona
degli altri sensi: vista, udito e olfatto rispondevano alla
sua volont. Vedeva tutto un po' sfocato; le palpebre
le pesavano e tendevano a richiudersi. L'odore pungente
del cloroformio aveva lasciato il posto a un lezzo
di cuoio, lubrificante per auto e gas di scarico. Era a
bordo di un veicolo e, per qualche ragione, la cosa le
fece paura. Fiut anche un altro odore pi sfuggente e
allarmante, di sostanza chimica, qualcosa di simile allo
zolfo. Le sembr in qualche modo familiare, ma non
avrebbe saputo dire di che cosa si trattasse.
Spalanc gli occhi. Era su un furgone, con le mani legate
in grembo, bloccata al posto di guida da vari strati
di robusto nastro adesivo argenteo che le correvano intorno
alla vita. Qualcosa le premeva contro la schiena,
e si accorse di avere ancora lo zaino sulle spalle. A pungerla
erano gli spigoli della scatola segreta.
Il volante era rivestito di cuoio logoro, il cruscotto di
plastica era sudicio. Sbirciando gli indicatori sul pannello
dei comandi, Leila vide che il serbatoio della benzina
era pieno e che il furgone aveva percorso moltissimi
chilometri. Guardando fuori dal finestrino polveroso, le
sembr che il veicolo fosse parcheggiato in un posto immerso
nella penombra, un garage a giudicare dalla saracinesca
metallica che intravedeva davanti a s. Cera un
gran silenzio. Le palpebre le si abbassarono di nuovo.
Leila la chiam una voce soave, gentile. Svegliati, piccola.
Lei voleva continuare a dormire. Nel sonno si sentiva
sicura. Nel limbo dell'incoscienza non poteva succederle
nulla di male e anche se le fosse successo qualcosa, perlomeno
lei non se ne sarebbe resa conto. Cerc di esprimere
ad alta voce il concetto, ma le usc solo un balbettio.
Svegliati. Qui c' un po' di t. Bevilo.
Qualcuno le spingeva tra le labbra il bordo di un bicchiere.
Sent alcune gocce della bevanda calda e dolce
penetrarle in bocca. Tossicchiando, cominci a bere
suo malgrado, e a tornare lentamente in s. Sembrava
proprio il t che preparava sua madre, ben zuccherato e con tanta menta.
Leila gir la testa di lato: sul sedile del passeggero
accanto a lei c'era suo padre. Lo guard negli occhi
nocciola e, per un attimo, fu come se la guerra non
fosse mai esistita. L cerano solo un padre e una figlia,
seduti vicini, a bere il t insieme. Poi, Tamir parl.
Hai fatto una cosa molto grave, Leila disse. Scappando
di casa, hai umiliato tuo cugino Abdul davanti all'imam. Te ne rendi conto?
Leila annu. Ne era ben consapevole.
Era previsto che tu ti sposassi prosegu Tamir.
Ho fatto di tutto per aiutarti, Leila. Sono tuo padre,
so che cosa  bene per te, ma tu vuoi fare di testa tua.
Mi sono accorto solo ora di quanto sei disubbidiente.
Se sapessi perch ho organizzato il tuo matrimonio
con Abdul... S'interruppe, portandosi una mano alla
bocca, come se l'argomento fosse doloroso. Volevo
mandarti in un posto sicuro. Con quel tuo bravo cugino,
il tuo nuovo marito, avresti potuto costruirti una
vita lontano da qui, al riparo da ogni pericolo. Vedi,
Leila, nessuno meglio di me sa che cosa succeder qui
a Mosul. Stiamo per attuare il piano da me ideato contro
i crociati. Avrei voluto proteggerti.
Leila sbatt le palpebre, mentre la nebbia chimica
che le offuscava il cervello si diradava. Suo padre riprese a parlare.
Ma tu hai respinto il mio aiuto. Sono stato molto
indulgente con te nei mesi scorsi. Ti ho permesso di
conservare il tuo impiego presso gli americani, di fare
un lavoro che non si addice a una donna, in mezzo a
sconosciuti e stranieri. Ti ho lasciato andare in giro vestita
all'occidentale. E tu, per tutto ringraziamento, rifiuti
l'uomo che ti ho scelto come marito?
Leila scosse la testa, non riuscendo a trovare le parole
giuste per replicare, ma in ogni caso suo padre le
fece segno di tacere e prosegu.
Hai gettato la vergogna sulla nostra famiglia sibil
Tamir. Alterato dalla rabbia, aveva cambiato tono e la
attaccava come uno scorpione ferito. Hai infangato il
nome degli al-Ghani. Meriti solo di essere ripudiata.
Sei la nostra rovina, il nostro scandalo, una ragazzina
senza giudizio che vuole rinnegare le proprie origini!
La sua voce si era fatta acuta, isterica. Ora avrai la tua ricompensa!
No! esclam Leila. Non ho fatto niente di male,
pap. Niente. Sei tu che sei cambiato.
Zitta, piccola impertinente! Comando io, adesso, e
tu mi obbedirai. Mi sarai grata, anzi, perch ho trovato
il modo di darti un'opportunit di riscatto.
A queste parole, Leila guard suo padre con un misto
di speranza e diffidenza. Considerato il suo attuale
stato mentale, non c'era da illudersi su cosa intendesse
con opportunit di riscatto.
Tamir sorrise. Visto che sei tanto ansiosa di realizzarti,
ho trovato la soluzione perfetta: tu salverai il tuo
onore e il nome degli al-Ghani entrer nella storia. Farai
qualcosa... di nobile e meraviglioso. E io sar di nuovo fiero di te, Leila.
Pap implor Leila, con le lacrime che le salivano
agli occhi, sempre pi turbata. Che cosa stai dicendo?
Ora fai parte della nostra brigata di martiri le annunci
Tamir. Sei forte e intelligente, Leila. Hai la possibilit
di vendicarti degli americani. Hanno ucciso tua
sorella. Lo sapevi? Con un missile Hellfire... Adesso
avrete entrambe un posto in paradiso. Tu dovrai guidare
questo furgone fino alla base americana e far saltare
in aria l'ospedale. Tamir scoppi in una risata isterica.
Il posto lo conosci bene, visto che ci lavori.
Doveva trattarsi di uno scherzo, di un modo crudele
di metterla alla prova. Padre, non posso guidare
un'autobomba disse Leila, cercando di farlo ragionare.
Ti stai rendendo ridicolo. Io sono la tua spia nel
campo nemico, non un'attentatrice.
Guarda l dietro le sussurr Tamir.
Bench immobilizzata al sedile, Leila riusc a sbirciare
oltre il poggiatesta nell'ampio pianale del furgone:
sembravano scatole impilate sui lati del veicolo,
ma non lo erano. Si intravedevano le micce argentee
posizionate a intervalli regolari tra i blocchi e collegate
a cavi tortuosi che si aggrovigliavano al centro del pavimento,
vicino a una scatola nera tenuta insieme dal
nastro adesivo, poco sofisticata ma sinistra; pareva un
cervello meccanico pronto a innescare la distruzione.
Leila cerc di guardare meglio e sulle scatole verdastre
vide caratteri cirillici: doveva trattarsi di esplosivo
sovietico, forse sottratto alle scorte del vecchio regime,
o importato dall'Iran. Era pronto per l'uso.
Pur non essendo un'esperta della materia, Leila si
rendeva conto che si trattava di un ordigno di non
poco conto. Alle sue spalle c'era qualcosa di spaventoso.
Non era mai stata tanto vicina a un simile strumento
di morte e la cosa la impressionava e sgomentava.
Non voglio farlo disse scuotendo la testa e guardando
suo padre, che attendeva la sua reazione con occhi
spiritati. Non voglio.  sbagliato.
 giusto, invece la corresse Tamir. Le parlava con
gentilezza come quando, ai tempi della scuola, le faceva
notare gli errori di ortografia nei compiti. La trattava
come se la sua indecisione nell'attuale frangente
fosse un errore trascurabile che lui avrebbe potuto
correggere con poche parole.
Leila immagin di arrivare a destinazione con il furgone
carico di esplosivo al plastico e di saltare in aria
in una terrificante nube di fiamme, agenti chimici e calore
distruttivo. Il suo corpo si sarebbe disintegrato,
saltando in aria con il veicolo, e la nuvola di morte
avrebbe divorato ogni cosa nel raggio di un centinaio di
metri, lasciando corpi ustionati, feriti, inceneriti, come
quello di Fatima sul pianale del pick-up. In preda alla
nausea, avrebbe avuto voglia di vomitare.
Lanci un'altra occhiata alle sue spalle, sperando
forse che si trattasse di un sogno, di un incubo, anzich
di una tragica realt. Suo padre interpret il gesto come un assenso.
Hai capito quale grande onore ti spetta? le chiese
indicando il carico funesto. Un gesto eclatante. Sono
mesi che pianifico questo attacco. E giunta l'ora di attuarlo.
I crociati hanno cercato di provocarci, ma noi
abbiamo quella pazienza che a loro manca. Volevano
la battaglia e l'hanno avuta, e adesso ne pagano le conseguenze.
Grazie al tuo sacrificio, moriranno in molti, figlia mia.
La battaglia? ripet Leila. Di che cosa stai parlando?
Sei priva di sensi da ieri le spieg Tamir. Un altro
martire ti ha preceduta, meno di un'ora fa, con grande
successo. La stazione di polizia  saltata in aria proprio
mentre un'unit di soldati americani si trovava l. Mi
dicono che almeno dieci di loro sono morti e pi di
venti sono rimasti feriti. Davvero un grande successo.
Quale unit? Leila doveva sapere. Poteva trattarsi
dei soldati delle forze speciali... di James. Fu presa dal panico.
Non fa differenza, sciocca. Gli americani sono tutti
uguali: ignoranti, bastardi con mire imperialiste. Ma a
Mosul avranno vita dura. Ce ne libereremo al pi presto.
E tu ci darai una mano.
Quella propaganda al vetriolo era davvero troppo
per Leila. Se doveva morire, sarebbe morta, ma senza
trascinare con s i pazienti inermi di un ospedale. Tent
un ultimo, disperato appello. Padre disse quasi trattenendo
il respiro, con la testa pesante. Ho un'idea
migliore, un piano magnifico: fai guidare il furgone a
qualcun altro. Io torno dagli americani a fare la spia
per te. Non sospetteranno nulla. Vedrai che riuscir
a portarti informazioni decisive! Sar i tuoi occhi e le tue orecchie.
Voi donne siete tutte vigliacche comment amaramente
Tamir. Io ti offro l'opportunit di trovare la gloria
e tu cerchi di scappare come un verme. Per me non
sei pi una figlia, se ti rifiuti di compiere questo gesto.
A Leila venne da piangere nel constatare la spietatezza
che irrigidiva i lineamenti del padre. Gli uomini
come lui non vedevano alternative in un paese dove
ogni giorno esplodevano bombe e la gente era disperata.
No, pap, non cerco di scappare. Pensavo al modo migliore
per colpire... per distruggere gli americani. Solo questo.
Tamir si sporse in avanti.  questo il modo migliore.
Ed  la tua unica opportunit. Estrasse un coltello
a serramanico e, con un gesto deciso, la liber del
nastro che le legava le mani.
Leila si sent svuotata. Non avrebbe fatto cambiare
idea a Tamir. Era incatenata al suo destino. I demoni
dell'impotenza le si agitavano intorno, schernendola
per la sua rassegnazione e assillandola fino a farla impazzire.
Non poteva fare altro che obbedire agli ordini
del padre. In parte capiva perch tanti musulmani
si votassero al martirio: come lei, non avevano scelta,
sprofondati in situazioni in cui la morte era preferibile
alla vita e da cui solo la morte avrebbe potuto liberarli.
Anche lei, Leila al-Ghani, aveva un solo modo per scappare.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Sul ciglio della strada per Al-Muthanna pascolava un
gregge di capre. La poca erba che cresceva in quel punto
era stopposa, ma le capre si erano abituate e ne brucavano
gli steli migliori con morsi ostinati. Le bestie erano scheletriche.
A Mosul il cibo scarseggiava da cos tanto tempo
che tutti, uomini e animali, avevano dimenticato che cosa
volesse dire avere la pancia piena. A guardia del gregge
c'era un uomo dall'et indefinibile, che avrebbe potuto essere
indifferentemente o molto giovane o molto vecchio.
Tra i lamentosi belati degli animali il traffico della
citt scorreva lento, come ogni giorno. A Mosul le persone
si muovevano perlopi a piedi o in bicicletta. Le
poche macchine in circolazione erano o vecchi catorci
ammaccati o auto di rappresentanza che portavano al lavoro
i nuovi burocrati a cui gli stranieri avevano affidato
l'amministrazione della citt. Di tanto in tanto, preceduti
da un lento, cupo brontolio, si vedevano avanzare
camion con i rifornimenti che, trasportando verdura,
cereali, succhi di frutta e altri beni di importazione, garantivano
la sopravvivenza dell'intera popolazione.
Ma il grosso furgone bianco che proprio in quel momento
stava superando il gregge, trasportava un carico completamente diverso.
Seduta al volante, Leila fiss lo sguardo su una delle
capre in particolare e la osserv mentre inghiottiva un
boccone d'erba: un piccolo dettaglio in una giornata
piena di piccoli dettagli che si apprestava a giungere
al capolinea. Riprese a concentrarsi sulla strada. Dal
vecchio garage abbandonato ci volevano circa trenta
minuti per raggiungere Camp Diamondback. Le rimaneva
solo mezz'ora per scendere a patti con il suo destino
e dire le sue ultime preghiere. Mezz'ora soltanto,
prima di compiere un gesto inimmaginabile.
Guidava da dieci minuti, durante i quali aveva pensato
a poche cose, paragonandosi ai terroristi suicidi
che affliggevano altri paesi, altre citt, altre famiglie.
Quella che stava vivendo non poteva essere la realt,
anche se l'odore della benzina le arrivava forte alle narici,
il furgone rombava ogni volta che lei premeva sui
pedali e il volante vibrava tra le sue mani. Non era facile
far avanzare quel veicolo zavorrato dal carico di esplosivo.
Leila era ancora saldamente bloccata al sedile da parecchi
strati di nastro adesivo. Aveva tentato di liberarsi,
ma per riuscirci avrebbe avuto bisogno di un coltello.
O di un miracolo. Maledisse l'inventore di quel
materiale robustissimo: chiunque fosse, aveva fatto un ottimo lavoro.
Sorpassata anche l'ultima capra, si rese conto che
quegli animali sarebbero vissuti pi a lungo di lei e si
chiese se dovesse ritenersi fortunata per il fatto di conoscere
il momento preciso della propria morte, una
preveggenza che alla maggior parte degli esseri umani
era negata. Il giorno prima, Fatima, per esempio, non
avrebbe mai immaginato di morire.
Il paradiso... Nel Corano non si descriveva con chiarezza
come fosse il paradiso per le brave musulmane.
Suo padre le aveva raccontato che morendo da martire
ci sarebbe andata, ma Leila era sicura che se avesse fatto
saltare in aria l'ospedale si sarebbe meritata le fiamme
dell'inferno, perch avrebbe ucciso non solo i pazienti,
gi inermi e sofferenti, ma anche le sue amiche, Jessica
e Bonnie, e le altre infermiere a cui aveva insegnato la
danza del ventre; il dottor Whitaker, che era da poco diventato
nonno e che non avrebbe potuto conoscere il
suo nipotino; il dottor Peabody, con il suo amato jazz;
tutti i suoi amici e colleghi che era costretta a tradire
nel modo pi vile. Sarebbe morta a propria volta, senza
neppure la consolazione di una fine innocente.
I minuti passavano inesorabili mentre il furgone si
avvicinava alla base con il suo carico di morte. A Leila
sembrava di sentire il ticchettio dell'ordigno alle sue
spalle scandire il tempo con baldanza: tic tac, tic tac.
Quando imbocc la lunga strada che passava accanto
a Camp Marez e conduceva a Camp Diamondback, fu
presa dal panico. Singhiozzava di paura, ma non riusciva
a capire se i suoi singulti fossero reali o immaginari.
La parte peggiore del piano era che la bomba sarebbe
esplosa alle undici del mattino, indipendentemente
da dove Leila e il furgone si fossero trovati. Suo
padre non era stato tanto sprovveduto da affidare a lei
il compito di azionare l'ordigno. L'esplosione sarebbe
avvenuta in ogni caso; il timer non si poteva disattivare.
Tamir contava sul fatto che il suo idealismo avrebbe
finito per contagiare la mente confusa e drogata della
figlia: priva di un posto dove andare e della possibilit
di scegliere, Leila avrebbe voluto trascinare con
s anche il nemico americano. Ma si sbagliava. Leila
viaggiava s verso la base, ma decisa a morire da sola.
Avrebbe fermato il camion in uno spiazzo deserto, e
di l non si sarebbe pi mossa. Una parte di lei si chiedeva,
morbosamente, se del suo corpo sarebbe rimasto
abbastanza da permettere di identificarla. Gli americani
avrebbero riconosciuto in quei resti la loro interprete, la signorina al-Ghani?
Il furgone avanzava sobbalzando lungo Diamondback
Road. Davanti a s Leila vedeva il bagliore dell'occupazione
americana, prefabbricata, improvvisata e
splendente sotto il sole. Riusciva a distinguere i veicoli
militari dai colori opachi e le antenne luccicanti, e
la grande tenda che fungeva da mensa - un tempo distrutta,
ora riparata -, che spiccava come una duna tra
le costruzioni basse e uniformi della base.
Dall'altra parte c'era Camp Diamondback: gli hangar
e la pista di decollo asfaltata con un C-5 Galaxy,
forse in attesa di partire. Immagin per un attimo di
volare via lontano, ma la fantasia si spense dopo pochi
secondi, infranta dal ronzio del motore. La sua era una
missione suicida. Si chiese se avrebbe sofferto.
A un paio di chilometri di distanza vide il suo obiettivo:
non l'ospedale, ma un alto terrapieno circondato
da un fossato. Intorno non c'era nulla, a parte una recinzione
di filo spinato. Un posto anonimo, deserto,
ideale per il suo scopo. S, era l che doveva portare il
furgone. Dalle torrette di Camp Marez e Camp
Diamondback le guardie avrebbero potuto avvistarla, ma
non sarebbero riuscite a centrarla con i loro spari.
Si concentr sul terrapieno, mantenendo il piede
fisso sull'acceleratore e la velocit costante. Non c'era
posto per nessun altro pensiero. Le sembr di intravedere
una pattuglia di Humvee in procinto di imboccare
la strada per Mosul, ma non riusc a mettere a fuoco l'immagine.
Spinse un po' pi a fondo sull'acceleratore e il furgone
balz in avanti, attraversando il ciglio sabbioso
della strada alla velocit di sessanta chilometri all'ora e
inclinandosi paurosamente, con le ruote che giravano
a vuoto. Con un brusco contraccolpo, il muso del veicolo
fin contro il terrapieno, sollevando una pioggia
di ghiaia e sassi contro il parabrezza. D'istinto, Leila
moll il volante e pigi il pedale del freno con entrambi
i piedi. L'urto la spinse in avanti, ma il nastro adesivo la
tenne ferma al sedile; le mani, libere, l'aiutarono a proteggersi
mentre il cofano del furgone si accartocciava.
Trattenne il respiro, in attesa dell'esplosione.
Ma non accadde nulla. Era intrappolata nel veicolo,
flaccida e inerte come una bambola di pezza, con
la testa che ciondolava avanti e indietro. Voleva solo
che tutto finisse in fretta, senza pi aspettare. Basta!
Esplodi e facciamola finita pens.
Ud un tonfo cupo e si accorse che alcuni blocchi
di esplosivo erano scivolati in avanti nell'abitacolo. I
cavi che li trattenevano alla scatola del detonatore li
facevano sembrare creature maligne che strisciavano
verso di lei per attaccarla, esseri animati e infidi ancora
uniti alla madre dal cordone ombelicale: al momento
dell'esplosione l'avrebbero disintegrata ancora pi in
fretta. Leila guard l'ora sul cruscotto. Se l'orologio
era preciso, mancavano undici minuti allo scoppio.
Si abbandon in avanti, sconfitta: stava per morire
sola, legata a un sedile, disperata. Sopraffatta dalla
stanchezza, chiuse gli occhi per ripararli dal sole.
Poi sent un rumore, una sorta di rombo. Pens che
fosse la bomba pronta a esplodere, ma invece ud un
urlo... una voce. Un uomo, un americano, le stava gridando qualcosa.
Ehi, tu, che ci fai l dentro?
C'era qualcosa di familiare in quella voce. Leila si
immagin che la bomba fosse esplosa e che lei, morta,
si trovasse nel mondo degli spiriti. Forse era finita nell'oltretomba degli americani.
Dal finestrino spunt la canna di un fucile. L'uomo
che lo imbracciava indossava un elmetto e una tuta mimetica,
da cui faceva capolino l'auricolare di una ricetrasmittente
digitale. Doveva essere di origine asiatica,
constat Leila con un certo stupore. Non c'erano
molti orientali nella zona di Mosul. Eppure quel viso
le diceva qualcosa, cos come il nome NISSON, che lesse
sulla targhetta cucita sull'uniforme. Forse l'aveva curato
in ospedale, o visto da qualche parte alla base.
Io la conosco disse Nisson sorpreso. E la nostra interprete, vero?
Leila non riusciva a muovere le labbra, in preda al terrore e alla confusione.
Ike! url Nisson, girandosi verso qualcuno che si trovava alle sue spalle. Vieni a vedere.
Un secondo militare si avvicin al furgone, e Leila
lo riconobbe subito: era il sergente maggiore Ike
Champlain, il militare grande e grosso con la faccia
larga che aveva partecipato al raid in casa di Hala
Rasul. Le bast guardarlo negli occhi per riacquistare
coscienza e capire che era stata scoperta da una squadra
delle forze speciali. Gli Humvee che aveva visto in
lontananza erano veri, allora, non se li era immaginati.
Sent un improvviso, urgente bisogno di parlare.
Ike! Lei si chiama Ike, vero? Dovete andarvene,
in fretta. C' una bomba nel retro del furgone. Da un
momento all'altro potrebbe... La voce le mor in gola
quando vide che l'orologio segnava le dieci e cinquantotto.
Sta per esplodere, andatevene subito!
Per un attimo Ike la fiss in silenzio, disorientato,
ma poi pass all'azione. Infil la testa dentro il finestrino
e individu subito i blocchi di esplosivo. Seguendo
il percorso dei cavi, vide anche il resto dell'ordigno.
Leila lo sent respirare forte dal naso.
Oh, cazzo mormor Ike.
Nisson intanto urlava qualcosa nel microfono della ricetrasmittente
e Ike si allontan dal furgone, con grande
sollievo di Leila. Una voce gracchi qualcosa in risposta
a Nisson. Dopo pochi istanti, Ike le riapparve davanti.
Apra le url. Apra la portiera, presto!
Leila si protese e fece scattare la serratura. La portiera
si spalanc e Ike vide che Leila era avvolta nel nastro
adesivo e non poteva muoversi.
La bomba esploder alle undici ! url Leila quando
vide che l'orologio del cruscotto segnava le dieci e cinquantanove,
anche se non poteva sapere se fosse sincronizzato
con il timer dell'esplosivo.
Ike fece scattare un coltello a serramanico e nel frattempo
grid a Nisson, da sopra la spalla: Sergente, fai
sgomberare i veicoli! Via di qui, in fretta, cazzo!.
Poi, senza perdere altro tempo, si mise a tagliare il
nastro adesivo. Dovevano averne usato un intero rotolo
per bloccare Leila in quel modo. Con rapidi movimenti
della lama, per prima cosa le liber il torace, e
lei pot ricominciare a muoversi. Le gambe erano ancora
fissate al sedile. Mi dia il coltello! lo supplic Leila. Faccio io!
Non se ne parla proprio ribatt Ike, e ricominci
a squarciare l'adesivo. Il pensiero della bomba sembrava non sfiorarlo minimamente.
Leila invece non riusciva a staccare gli occhi dall'orologio,
pietrificata dalla paura. Quando la lancetta tocc
le undici, chiuse forte gli occhi aspettando la detonazione.
La bomba non esplose. Ma era questione di attimi,
ormai. Ike imprecava contro il nastro. I secondi
sembravano dilatarsi all'infinito. Con la coda dell'occhio
Leila guard nel retro del furgone, certa che in quel
momento avrebbe visto il lampo rosso dell'esplosione.
Proprio allora Ike riusc a liberarle la gamba destra
e cominci a tirarla per le braccia. Forza! url.
Leila distric la gamba sinistra e afferr la mano di Ike.
Insieme con lui risal il terrapieno per raggiungere la
strada. Sabbia e ghiaia le sfuggivano tra le dita mentre
si arrampicava disperata. Non c'era tempo, non
c'era pi tempo, ormai era questione di secondi. Finalmente, sent l'asfalto sotto i piedi.
Ike le aveva lasciato la mano, ma si era fermato per
verificare che non cadesse. Che gentiluomo pens
Leila. Poi, cominci a correre pi in fretta che pot.
L'hijab si era allentato e il vento le scompigliava i capelli.
Corri, corri, corri ripeteva dentro di s, spronando i
muscoli intorpiditi dalle droghe.
L'esplosione arriv con un boato fortissimo, assordante.
Una folata d'aria rovente la colp alle spalle,
sollevandola e poi sbattendola con violenza a terra.
Si ritrov con le orecchie ronzanti a tossire per la polvere
calda che si era sollevata in una fitta nube scura.
Intorno a lei stava cadendo una pioggia fragorosa di
frammenti di lamiera, pezzi del veicolo dilaniato e sassi.
Tra quelle schegge impazzite avrebbero potuto esserci i suoi resti.
Distesa a terra, Leila cominci a piangere, quasi
senza rendersene conto, tremando come una foglia.
Passarono secondi, minuti o forse ore. Il tempo non aveva pi alcun senso.
Infine si accorse di una sagoma grande e imponente
china su di lei: era Ike. Si sent toccare una spalla. Leila, tutto ok? Sta bene?
Lei non riusciva a muoversi, ma articol un suono
di assenso. Braccia forti la sollevarono, rimettendola
in piedi. Insieme ad Ike c'era un uomo che Leila non
conosceva. I due la aiutarono a raggiungere uno degli
Humvee e la fecero appoggiare contro un fianco del
blindato. D'un tratto fu scossa da un violento conato
di vomito, che la fece piegare in due, ma, per quanto si
sforzasse, non riusc a liberarsi. Si vergognava un po' di
farsi vedere cos dai soldati, ma loro non sembravano
farci caso; uno di loro le diede perfino qualche leggero
colpetto sulla schiena, come se fosse una bambina.
Solo allora Leila si sent abbastanza forte da voltarsi
a guardare la scena dell'esplosione. E, nonostante
avesse gi avuto esperienza di simili orrori, ne rimase scioccata.
Del furgone non c'era pi traccia. Quello che una
volta era un massiccio veicolo adesso aveva l'aspetto di
un fiore morto, spiaccicato e putrido. Gli pneumatici e
la benzina continuavano ad alimentare le fiamme, da cui
s'alzavano dense nuvole di fumo nero talmente compatte
da sembrare solide. Tutt'intorno al furgone l'asfalto si
era crepato e i detriti roventi conficcati nelle crepe sembravano
i resti di un diabolico giocattolo andato in pezzi.
Altri frammenti bruciavano fluttuando nell'aria.
Leila fu assalita da un altro conato e dovette distogliere
lo sguardo e fissare l'orizzonte, in attesa che passasse.
Non riusciva ancora a credere di essere stata a
un passo dal divenire un ammasso di carne straziata.
Se si fosse diretta all'ospedale, la potenza della bomba
lo avrebbe completamente raso al suolo. Il solo pensiero la fece inorridire.
Ud una sirena in lontananza. Le parve assurdamente
rassicurante: il lamento dei mezzi di soccorso si
levava sempre a catastrofe avvenuta. E lei era viva.
Leila? Ike la osservava, preoccupato.
Grazie disse lei. Non so come ringraziarla.
Ordinaria amministrazione scherz lui. Su, forza
andiamo. Ha bisogno di darsi una ripulita.
Ike le aveva salvato la vita. Con una punta di vergogna
Leila si ricord che, la prima volta in cui l'aveva visto,
il sergente maggiore le era sembrato solo un uomo
corpulento e sgradevole, di cui non c'era da fidarsi.
Lasci che lui l'aiutasse a salire sull'Humvee. Quando
il soldato al volante avvi il motore, lei sussult come
trafitta da una scossa elettrica. Si sentiva ipersensibile e
al tempo stesso intorpidita, in stato di shock. La parte
calma e razionale del suo cervello di medico era riuscita
a formulare la diagnosi. Interessante.
L'Humvee era fermo con il motore acceso lungo la
strada. Leila aspettava, assorta nei suoi pensieri, conscia
di essere sola a bordo con l'autista, mentre gli altri
soldati erano ancora a terra a fumare e a contemplare il
relitto del furgone che avrebbe potuto ammazzarli.
Mi dispiace, signora, ma ho l'ordine di non muovermi
per il momento si premur di spiegarle il soldato al volante.
Ah fu tutto quello che riusc a dire lei in risposta.
Arriv un'auto nera di rappresentanza. Ne scese
James Cartwright. Indossava un'impeccabile mimetica
e il basco. Anche a qualche metro di distanza, Leila
lesse la tensione sul suo volto e l'angoscia tenuta sotto
controllo. Quasi senza rendersene conto, Leila apr la
portiera dell'Humvee e salt gi per corrergli incontro.
Fatti pochi metri, per, fu costretta a fermarsi per
riprendere fiato. Si blocc, ansimante, desiderando
solo che James la prendesse tra le braccia.
Lui la vide, la raggiunse e fece esattamente ci che
lei avrebbe voluto: l'attir a s e la strinse forte. Leila
gli sent battere il cuore sotto la giubba dell'uniforme.
Incurante della ferita che aveva sul viso, affond la testa
contro il suo petto, come un uccellino che ritrova il suo nido.
Sss, sss, va tutto bene. E passato mormor James.
Piccoli sussurri confortanti.
Di nuovo Leila scoppi a piangere, questa volta non
per reazione al fumo o alle fiamme, ma per la commozione.
Mi dispiace tanto,  tutta colpa mia, sono stata una stupida.
James aspett che si asciugasse le lacrime e ripet:
Va tutto bene, non pensarci pi. Sei salva, capito? Sei
viva, sei salva. Lo ripeteva come dovesse convincersene
lui per primo. Gli occhi gli brillavano per l'emozione.
Dio mio, quanto sono stato in pensiero per te!
Leila non sapeva che cosa replicare, per cui abbass
gli occhi ancora umidi, stringendosi a lui. James disse
qualcosa a proposito di portarla all'ospedale da campo
e la aiut a risalire sull'Humvee, poi prese posto sul
sedile anteriore, accanto al guidatore. Quando passarono
accanto alla carcassa dell'autobomba, ormai solo
un ammasso indistinto di lamiera, Leila non pot fare a
meno di osservarla, come ipnotizzata. Nell'allontanarsi
incrociarono una camionetta antincendio diretta sul
posto, anche se ormai non c'era molto da fare laggi.
Dopo un po' Leila abbass il finestrino per respirare
un po' di aria fresca. Il vento le parve una carezza sul viso.
All'ospedale da campo tutti dovevano aver sentito
l'esplosione ed erano gi pronti a ricevere i feriti. Medici
e paramedici erano in piedi all'ingresso di servizio.
C'era anche il dottor Peabody, in camice da sala operatoria.
Leila aveva sperato di trovare Whitaker, con le
sue vivaci maniere da nonno, ma il suo collega andava
bene lo stesso. Lo salut con un debole cenno della
mano mentre l'aiutavano a scendere dall'Humvee.
 ferita spieg James, che la teneva per un braccio e sotto shock, credo.
Che cos' successo?
Una bomba rispose James, senza aggiungere altro.
Ce ne occupiamo noi disse il medico. Ecco, la metta qui.
James non volle andarsene. Peabody cominci a pulirle
e medicarle le ferite e ad applicare una pomata
sulle contusioni. Mani e collo erano ustionati, ma solo
lievemente. Come per una brutta scottatura solare.
Leila rifiut i tranquillanti che Peabody le porgeva
su un piccolo vassoio di carta. Voleva rimanere lucida,
affrontare le sensazioni, di qualunque tipo fossero,
senza sprofondare nel torpore. Tanto pi che, come
rivel al medico, era stata addormentata con il cloroformio
non molte ore prima. Non avrebbe preso altre
sostanze ipnotico-sedative, a meno che non fosse assolutamente necessario.
James la sent accennare al cloroformio e sobbalz
sulla sedia: Che cosa ti hanno fatto?.
Te lo dico dopo rispose lei, sapendo che se ne
avesse parlato l l'infermiera Quinn, che si stava affaccendando
accanto a Peabody, con grandi manifestazioni
di solidariet e simpatia per lei, avrebbe spifferato tutto
a Bonnie e Michelle, trovando molto eccitante l'esperienza
vissuta dalla sua collega e insegnante di danza.
Una volta medicata, Leila accett di seguire James
negli alloggi degli ufficiali. Non si era mai spinta fin l e
in condizioni normali si sarebbe guardata intorno con
grande curiosit. Adesso invece vedeva tutto come attraverso
una cortina di nebbia, riusciva a stento a
concentrarsi su dove metteva i piedi, e doveva stare attenta
a non inciampare nella ghiaia. James le fece strada: un
bancale di legno fungeva da patio e conduceva alla sua
piccola roulotte dalle pareti di sottile lamiera, arredata con mobili spartani.
Vuoi un t? le chiese James.
No rispose Leila, ripensando a suo padre che cercava
di farle bere un magnifico t alla menta fatto in
casa e al tempo stesso le comunicava che avrebbe dovuto
farsi saltare in aria. No, niente t ripet, convinta
che non sarebbe mai pi riuscita a berlo.
Un caff, allora? Anzi, no, aspetta...James si mise
a frugare in un cassetto e ne estrasse una bustina con la
scritta SWISS MISS. Quel che ci vuole  una bella cioccolata
calda disse. Me l'ha mandata mia madre: 
quella che mi preparava da piccolo. Fidati, ti rimetter
subito in sesto. James si alz, prese del latte da un minuscolo
frigorifero e si mise ad armeggiare con pentolino
e fornelletto elettrico per scaldarne una tazza.
Dandole le spalle, le disse con voce gentile: Quando
vuoi parlare, ti ascolto.
Grazie mormor Leila. Segu un lungo silenzio,
tutt'altro che imbarazzante, anzi, carico di intimit e
calore. Lei ne approfitt per guardarsi intorno incuriosita,
ammirando l'ordine impeccabile che regnava
nell'alloggio di James, frutto senza dubbio della severa
disciplina militare. Sulla scrivania c'era la foto incorniciata
di una bella famiglia americana: un uomo con i
baffi grigi che cingeva le spalle di una donna attraente
e formosa; una ragazza bionda, pressappoco dell'et di
Leila; e poi James, accovacciato accanto a un grosso
labrador che accarezzava sulla testa. Sembravano tutti molto felici.
 la tua famiglia? chiese.
S fece lui, voltandosi a guardarla. Avevo appena
finito il college.
Hanno un'aria simpatica.
Un giorno li conoscerai osserv James, come se
fosse un fatto scontato.
Dici? E come mi presenterai?
James sorrise e le porse la tazza di cioccolata. Sta'
attenta, scotta. Tu come vorresti essere presentata?
Be', non saprei rispose lei assaggiando la bevanda:
era buona, la faceva sentire a casa. Come un'amica.
Lo sei conferm James. Si mise a sedere, non sul
letto dove stava lei, ma sulla sedia di plastica verde di fronte. Come va?
Bene disse Leila.
Dimmi la verit: come ti senti? Che cosa  successo, Leila?
Io... Avrebbe voluto raccontargli tutta la storia,
ma non sapeva da dove cominciare. Tent di farsi coraggio
con un altro sorso di cioccolata. Oh, James,
sono accadute delle cose terribili.
Lo so mormor lui. Un'ombra gli pass sul viso e
Leila si rese conto di non essere stata la sola a guardare
in faccia la morte e a rischiare la vita. La guerra li colpiva
entrambi, anzi, li accomunava. In un certo senso
fu questa consapevolezza a darle la forza di cominciare a parlare.
 iniziato tutto la notte del bombardamento della moschea Al-lah Al-Hasib. Sono stati i tuoi uomini, vero?
James non rispose, ma il suo silenzio equivaleva a un'ammissione.
Lo immaginavo. La mattina dopo mio padre era
fuori di s. Suppongo che stesse per ordinare ai suoi
di attaccare. Nel frattempo, sapendo quel che stava
per succedere, lui e mia madre hanno pensato di mandarmi
via da Mosul e mi hanno ingannata, convocando
mio cugino Abdul e l'imam. Sospir e prosegu il racconto
con maggiore scioltezza: il matrimonio combinato;
la fuga; le ore passate in casa di Fatima, da dove
era riuscita a telefonargli; e il litigio con sua sorella, che
poi era uscita per andare al lavoro ed era tornata cadavere.
Mentre raccontava di Fatima, Leila vide il viso di
James contrarsi in un'espressione che sulle prime le
sembr di dispiacere o di partecipazione. Poi, per, lo sguardo di lui si fece sfuggente, e lei cap che era a disagio.
Chi  stato, James? Chi ha messo la bomba che ha ucciso Fatima?
Silenzio.
James?
Avevo detto loro di non farlo disse dopo un po'. Era troppo rischioso, sapevo che potevano andarci di mezzo dei civili. Ma loro non hanno voluto darmi retta.
Loro chi? Leila cominciava ad agitarsi. Le cose sembravano farsi sempre pi fosche e ingarbugliate.
Devi capire una cosa, Leila: l'esercito non  l'unica
autorit che comanda, qui. Le aziende hanno parecchia
voce in capitolo in ci che succede. I loro dirigenti
sono civili e a volte, come capita per esempio con
quelli dell'API, esercitano enormi pressioni. Hanno interesse
a scatenare la violenza, si sa. Quindi dietro incidenti
come quello con i missili Hellfire... James fece
una pausa, incerto se proseguire. Non posso aggiungere altro, ma penso che tu abbia capito.
Le era tutto chiaro, adesso. Ne avevano gi parlato
una volta. Ai contractors dell'API interessava garantirsi
la presenza a Mosul per i loro contratti d'appalto; volevano
disordini e violenza. Ecco perch avevano dato
l'ordine di uccidere. Fatima era l'ennesima vittima innocente di quella sporca guerra.
Non  possibile! Non posso credere che il potente esercito degli Stati Uniti sia tenuto in scacco da un'azienda!
I tempi sono cambiati comment amaramente
James. Facciamo quello che dobbiamo fare. Oh, Cristo,
 uno schifo, ma  cos. Si alz e apr l'armadietto di
metallo vicino alla sua cuccetta, estraendone uno stivale
consumato. Vi aveva nascosto dentro un quadernetto rilegato
in pelle verde: un diario. Ho scritto tutto. I diari
sono ammessi come prove in tribunale. Sfogli qualche pagina con aria assente.
Che cosa hai scritto l dentro? chiese Leila. Hai
altro materiale? Che cosa vuoi fare, James?
James la guard. Leila lo vide lottare contro il muro
di diffidenza che si era costruito intorno negli anni, ma
poi, con un gesto che lei non avrebbe mai dimenticato,
lui allung una mano e gliela pos delicatamente sulla
guancia, sfiorandola appena. Lei lo fiss, sopraffatta da
una sensazione di felicit mai provata prima. Per un
istante, furono solo un uomo e una donna che si guardavano
negli occhi, uniti da un'intesa perfetta.
Poi, improvvisamente, bussarono alla porta. James si
alz e and ad aprire, trovandosi di fronte Travis Pratt,
scortato da quattro uomini della polizia militare.
Che cosa volete? chiese James, gelido.
La signorina  in arresto gli rispose Pratt indicando
Leila seduta sul letto con la tazza di cioccolata
in mano.  accusata di essere una terrorista.
Ma quale terrorista! Non dica assurdit.
Spiacente, ma devo arrestarla. E un ordine.
E da chi arriva quest'ordine, Pratt? Chi diavolo le
d il diritto di presentarsi qui? url James, furibondo.
Leila sapeva che era in pena per lei, e gliene era grata,
ma al tempo stesso si rendeva conto che le accuse che
le venivano mosse erano sensate; in fondo, solo poche
ore prima era alla guida di un'autobomba diretta contro
la loro base. Pos la tazza.
Il resto accadde in un attimo. La strapparono dal rifugio
sicuro della compagnia di James e la presero in
custodia. Lei non aveva intenzione di opporre resistenza,
ma i poliziotti insistettero per ammanettarla e
trascinarla via di peso, stringendola in una morsa violenta.
James protest con veemenza, ma non serv a
nulla. Leila sentiva la sua voce farsi via via pi debole e
lontana, mentre la spingevano su un grosso fuoristrada
bianco e la portavano via. Sapeva dove erano diretti: a
Camp Marez, nel centro di internamento per detenuti
per motivi di sicurezza. Adesso, finalmente, Leila sentiva di essere una vera irachena.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Trovandosi nel centro di detenzione per la seconda
volta e in circostanze molto diverse, Leila not particolari
che precedentemente le erano sfuggiti. Nell'aria
aleggiava un odore particolare e penetrante, come di
gomma o di cavi elettrici. Il pavimento di cemento era
coperto di macchie, e i tubi al neon che correvano lungo
il soffitto pulsavano a intermittenza come luci stroboscopiche.
L'ambiente era squallido, ben diverso da quel
che lei si sarebbe aspettata da un edificio del governo
americano. Cercando di non farsi prendere dallo sconforto,
strinse i denti e guard dritto davanti a s.
Fu condotta in una piccola stanza degli interrogatori,
con l'immancabile lampadina nuda che pendeva
dal soffitto. Qui venne fatta sedere su una sedia e legata
con lacci di plastica. Davanti a lei c'erano solo un
tavolo e un'altra sedia, vuota, nell'angolo. Il pavimento
era segnato da ammaccature causate da chiss che cosa.
Dopo quasi un'ora di penosa attesa sent dei passi
nel corridoio. Poi la porta si apr ed entrarono tre uomini:
James, l'agente della CIA Travis Pratt e un contractor,
molto probabilmente Cox, l'ex ufficiale della
marina di cui James le aveva parlato in passato.
Ma che significa?! esclam James appena la vide.
Perch l'avete legata?  innocente!
Fu un sollievo per lei sentirsi difesa.
Questo  tutto da stabilire fu il commento beffardo
di Pratt. Leila prov un forte senso di disgusto,
che vide riflesso anche sul volto di James.
Calmati, James intervenne Cox.  solo per precauzione.
James lo ignor e chiese a Leila: Come stai? Ti
hanno fatto del male?.
No rispose lei scuotendo la testa con decisione.
Sto abbastanza bene.
Ottimo. Poi James si rivolse ai colleghi, che lo fissavano
con sguardo vacuo. Usciamo un attimo, signori.
Dobbiamo parlare in privato annunci indicando la
porta. Prima di seguirli in corridoio, sussurr a Leila che
sarebbe tornato subito. Lei annu. Quando fu sola, si trascin
con la sedia fino alla porta per tentare di ascoltare la
conversazione in corridoio. Riusc a carpirne solo qualche
frammento.
Prima ud il nome di suo padre, poi Pratt che diceva:
Lo stanno portando qui. E ancora, brandelli di frasi e
parole: mujaheddin, artiglieria e operazione.
Entro un'ora, credo sent dire a Cox, e James comment
Perfetto con voce cos forte e chiara che Leila
si chiese se l'avesse fatto apposta per farsi udire da lei.
Perch non vi occupate voi di lui? aggiunse poi. Qui
ci penso io.
Pratt farfugli qualcosa a proposito di un legame, di
un interrogatorio e di un conflitto di interessi.
Quante storie, Pratt! Il nostro compito  interrogare
i terroristi. Qui siamo in un edificio militare e il comando
spetta a me. Lei interrogher il padre, io mi occuper di
Leila. E questo  tutto concluse James visibilmente alterato.
Leila fu scossa da un fremito di gioia. James doveva
tenere davvero a lei per usare quel tono nei confronti
di un agente della CIA. Non riusc a sentire la risposta
di Pratt, ma doveva essersi arreso, almeno a giudicare
dall'espressione pi tranquilla sul volto di James
quando rientr nella stanza.
Leila mormor.
Il suono della sua voce la fece sobbalzare. Stava tentando
di liberarsi dai lacci che la trattenevano alla sedia:
voleva spiegarsi, raccontargli quello che era successo,
tornare indietro nel tempo e correggere tutti gli errori degli
ultimi mesi. Era detenuta ingiustamente, ancora sotto
shock dopo un'esplosione spaventosa che l'aveva lasciata
pressoch illesa nel corpo ma le aveva ucciso l'innocenza.
Che ne sar di me, James?
Ehi disse lui, chiudendo la porta, ma non a chiave.
Le s'inginocchi davanti, dolce e paziente, consapevole
di avere di fronte una creatura spaventata e indifesa.
Perch mi tengono qui?
Solo per precauzione rispose James, ripetendo
quasi senza accorgersene le parole di Cox. Vogliono
ricostruire le dinamiche dell'incidente. Sapere perch
eri alla guida di un'autobomba diretta alla base.
Ma non ero diretta alla base! Ho puntato sul terrapieno
proprio per non fare del male a nessuno! Volevo
salvare te, l'ospedale, tutti!
Lo so. Coraggio, tesoro, cerca di rimanere tranquilla
disse James posandole le mani sulle spalle tremanti. Sei
stata coraggiosa. Hai fatto la cosa giusta. Lo so benissimo.
Ma allora perch non mi lasciano andare? Leila
stava per cedere alle lacrime, ma le sembr che James
si innervosisse e si sforz di non piangere. Tesoro',
mi ha chiamato tesoro.
 tutta colpa di quell'imbecille di Pratt. Vogliono
un capro espiatorio, a tutti i costi. Ma tu non ci andrai
di mezzo. Ascoltami bene, Leila: non permetter a nessuno
di farti del male, capito? Ti fidi di me?
Leila annu, senza pi frenare le lacrime. James gliele
asciug con un fazzoletto bianco e rosso che sembrava
quello da collo dei cowboy e prosegu: Bene. Per
prima cosa togliamo queste orribili manette di plastica.
Ma guarda se dovevano legarti cos... Non hanno rispetto
nemmeno per una donna. La liber, e Leila
pot massaggiarsi i polsi.
Grazie.
Poi Leila fece una cosa che lei stessa non riusc a
spiegarsi: gett le braccia al collo di James e si ritrov a
propria volta sul pavimento freddo, perch lui era ancora
in ginocchio per slegarla.
In risposta, James le cinse dolcemente la vita, e
quella che voleva essere una semplice dimostrazione di
gratitudine si trasform in qualcos'altro. Leila gli affond
il viso nell'incavo del collo, lasciandosi accarezzare
i capelli. Grazie sussurr di nuovo.
Si staccarono solo per guardarsi negli occhi. Poi
Leila gli pass le mani tra i capelli e gli sfior la nuca e
James, abbattendo ogni residua barriera, la baci sulla
bocca, un bacio breve ma intenso a cui lei si abbandon
con trasporto.
Quando si sciolsero dall'abbraccio, erano entrambi
ansimanti.
Con un tuffo al cuore, Leila si rese conto di avere
ormai infranto tutte le regole. Una vampata le imporpor
il viso e un piccolo sorriso le incresp le labbra.
James mormor.
Leila disse lui, scuotendo la testa come per riprendersi.
Non abbiamo molto tempo prosegu, ritrovando
la consueta lucidit. Devo spiegarti alcune
cose. Hai degli effetti personali con te?
Solo quello rispose Leila, indicando lo zaino che
giaceva nell'angolo. Non so come, ma ce l'ho ancora...
L'avevo preso per scappare di casa e devono avermelo
lasciato addosso quando mi hanno drogata e legata al
sedile del furgone. Dentro ci sono il mio diploma, e
qualche vestito. I gioielli, i pochi oggetti a cui sono affezionata.
E poi le cose che ho conservato, documenti,
fogli... il frutto delle nostre ricerche.
James si alz in piedi e le porse lo zaino. Bene. Ti
servir. Adesso ascoltami disse aiutandola a rimettersi
seduta e prendendo l'altra sedia di plastica per sedersi
accanto a lei. Le afferr le mani, stringendole tra le sue.
Hanno arrestato tuo padre.
Alla notizia, Leila chiuse gli occhi, ma si riprese subito.
Si sentiva forte, serena, nient'affatto sconvolta.
Dov' mia madre?
Non lo so, ma cercher di farti avere notizie al pi
presto. Ora ascoltami bene. Ho un piano.
Leila si raddrizz sulla sedia, attenta come una brava
scolaretta.
La sua situazione era molto delicata, e James ci aveva
riflettuto a lungo.
In quanto figlia del terrorista pi ricercato di Mosul,
Leila avrebbe dovuto lasciare il suo lavoro di interprete
all'ospedale. La sua posizione era aggravata dal
fatto che aveva guidato un'autobomba diretta contro
l'ospedale; l'aver condotto il furgone esplosivo contro
un terrapieno invece che contro l'obiettivo stabilito dai
mujaheddin non cambiava la sostanza: lei era una potenziale
attentatrice suicida; perci sarebbe stata licenziata
e, com'era gi successo ad altri interpreti iracheni
sospettati di terrorismo prima di lei, avrebbe dovuto
affrontare l'ostilit e il sospetto dei suoi connazionali
per aver collaborato con gli americani.
Non avendo portato a termine il compito che le era
stato assegnato dal padre, aveva dimostrato una volta
di pi da che parte stava. Se fosse stata rilasciata dal
centro di detenzione, i mujaheddin l'avrebbero aspettata
per punirla in modo esemplare non appena avesse
rimesso piede in citt. Era una rinnegata, una fallita,
una traditrice che aveva infangato l'onore della sua famiglia.
Leila sapeva bene che fine avrebbe fatto: sarebbe
stata torturata, forse seviziata, quindi fucilata o
decapitata, e il video della sua esecuzione sarebbe finito
su internet, come monito.
 troppo rischioso per te rimanere qui, Leila, lo sappiamo
entrambi disse James. Devi lasciare Mosul.
Non c' nulla che mi trattenga qui assent lei. Mio
padre  in arresto, mia sorella  morta... Voglio andarmene.
Ma dove?
Ti aiuter io. Verr con te, andremo a nord, nel
Kurdistan.
Ho dei parenti, l! esclam Leila, speranzosa, ma
James alz una mano per fermarla.
No spieg. Devi andartene dall'Iraq, Leila. Anche
se ti rifugiassi dai tuoi parenti nel Nord, i mujaheddin
ti troverebbero di sicuro. Per loro sei diventata un
motivo di vergogna: la figlia del loro capo che lavorava
per gli americani! Vorranno punirti per questo. E se
non dovessimo riuscire a incastrare tuo padre e fossimo
costretti a rilasciarlo... be' ci penserebbe lui a scovarti.
Ma certo che lo incastrerete!  il leader di Ansar al-
Sunna, il capo dei mujaheddin disse Leila sconsolata.
In ogni caso non puoi rimanere in questo paese.
Hai con te il passaporto?
Leila fece segno di s con la testa.
Perfetto. Devi capire una cosa, Leila: all'esercito
non importa pi niente di te. Se accerteranno la tua innocenza,
come succeder di sicuro, ti faranno uscire di
prigione, e a quel punto se ne laveranno le mani. Se ne
infischieranno se i mujaheddin ti faranno fuori. Fece
un sospiro e aggiunse: Ma io ti ho detto che ti avrei
protetta, e lo far. Devo partire con una pattuglia per
una ricognizione al Nord. Sfrutteremo la copertura di
questa missione. Verrai con noi nel Kurdistan, e passerai
la frontiera con la Turchia. Poi raggiungerai Istanbul
e da l l'Europa, dove chiederai asilo politico. A quel
punto non potranno pi mandarti indietro.
Leila non si capacitava del rischio che James avrebbe
corso per amor suo. Lui sembrava aver pensato a tutto.
E se da una parte era sconvolta per la facilit con cui
l'esercito degli Stati Uniti si sarebbe disfatto di lei dopo
averla usata come interprete, dall'altra il suo cuore si accendeva
di speranza al pensiero di fuggire in Europa.
Era consapevole che da sola, senza l'aiuto di James, non
avrebbe mai potuto riuscirci.
Come potr fare quel che dici? chiese. Sono ancora
prigioniera. Sei sicuro che mi rilasceranno?
Certo rispose lui. E sar proprio la deposizione
di tuo padre a scagionarti, vedrai. Lo stanno portando
qui. Partiremo tra qualche giorno, con altri sei soldati.
Ci sar anche il sergente maggiore Ike Champlain, che
tu conosci. E Ali Mugnih, che ci far da interprete. E
tutta gente fidata. Ali ti aiuter a oltrepassare la frontiera,
ha un cugino che...
Leila scoppi a ridere Ha un cugino, come tutti gli
iracheni!
Gi. Rise anche James. Poi torn serio: Dobbiamo
partire prima che Pratt o qualcuno dei suoi possa
mettersi in mezzo.
James, stai andando contro le regole per causa
mia mormor Leila.
Eh, s,  questo l'effetto che mi fai...
Coinvolgere un civile iracheno in una missione militare
era un reato grave, Leila lo sapeva bene. Se li
avessero scoperti, James avrebbe rischiato seri provvedimenti
disciplinari, e avrebbe potuto addirittura rimetterci
la carriera. Ciononostante era pronto a mettere '
in gioco tutto per lei...
Quando partiamo? gli chiese.
Fra tre giorni. Non sono pochi, da passare in un
centro di detenzione, lo so, ma se non altro qui sei al
sicuro. Ti serve niente? Vuoi che ti prenda qualcosa
alla base?
Leila ci pens su un attimo. No, ho tutto, grazie.
Anzi, s, ora che ci penso, potresti procurarmi una
penna e qualche foglio di carta? Vorrei scrivere ai medici
e alle infermiere dell'ospedale per ringraziarli.
Certo. James estrasse dalla tasca un blocchetto e
una penna con sopra scritto 10 SPEC. FORCES, FORT
COLLINS. Usa pure questi.
Grazie. Leila si avvicin al tavolo trascinando la
sedia di plastica sul pavimento. Abbass la testa per
mettersi a scrivere e sorrise sentendo la mano di James
che le accarezzava i capelli. Poi lui usc.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Per Leila cominci l'attesa. Un odore sgradevole aleggiava
nella stanza: urina, mista a un acre lezzo di polvere
da sparo o forse ammoniaca, non riusciva a distinguere
con precisione. Forse era l'odore della paura, che ammorbava
le prigioni di tutto il mondo. Leila era sicura
che in tutti i luoghi di detenzione gestiti dai contractors,
nell'Europa dell'Est, in Afghanistan, nell'Africa
settentrionale e nei posti pi sperduti del mondo, aleggiasse
la stessa aura di sofferenza silenziosa. Non le importava
poi molto di quei luoghi lontani, ora che era
rinchiusa lei stessa in prigione.
Ogni dieci o venti minuti Leila era scossa da violenti
brividi: era una conseguenza del suo stato di shock, se
ne rendeva conto, ma saperlo non serviva a tollerare
meglio gli spasmi di panico che l'assalivano impietosi.
Razionalmente capiva di aver subito emozioni troppo
violente e ravvicinate, ma quando arrivavano le convulsioni,
non c'era ragionamento che le attenuasse.
Sprofondava in un dolore cieco per la morte di Fatima;
la schiacciava un tremendo senso di colpa per tutto ci
che suo padre aveva fatto e costretto lei stessa a fare;
nondimeno, era sconcertata dal proprio istinto di sopravvivenza:
in fondo ce l'aveva fatta e adesso doveva
darsi dei pizzicotti per sincerarsi di essere davvero viva,
e non nell'aldil. Poi l'attacco passava, e per un po' ritornava
la calma. Avrebbe tanto voluto avere James al suo fianco, ad abbracciarla.
James... L'unica presenza fedele, rassicurante. Il solo
che non l'aveva giudicata. L'uomo che le avrebbe salvato
la vita. Quando si erano baciati, a Leila era sembrato
di tornare a casa, in un posto sicuro, felice e luminoso.
Sapeva di essere innamorata di lui, ma cercava di
non pensarci, perch doveva prepararsi, concentrarsi su
quello che l'aspettava nelle prossime ore, decisive per la sua vita.
Si mise a scrivere lettere di ringraziamento per i suoi
colleghi dell'ospedale, perch non era sicura di riuscire
a rivederli. Proprio mentre firmava il foglio indirizzato
a Jessica Quinn, bussarono alla porta.
Era un agente della polizia militare, distaccato al carcere.
Stupito nel trovarla senza manette, le comunic
che doveva trasferirla in una cella vera e propria. Temporaneamente
specific finch non procederemo all'interrogatorio.
Fantastico! rispose lei alla maniera americana, cogliendo
di sorpresa il poliziotto. L'aveva imparato da Bonnie e da Jessica.
Disse al soldato che l'avrebbe seguito senza protestare
e che non avrebbe cercato di scappare. Dopotutto
aggiunse sono solo una donna. La battuta
avrebbe funzionato meglio con un uomo arabo. Il poliziotto
si limit ad annuire, rinunciando ad ammanettarla.
La prese per il gomito, ma senza stringere, e la
condusse lungo un corridoio fino a una cella spoglia con
una finestrella in alto, rivolta a ovest.
Sulla parete opposta alla minuscola apertura, il sole
calante proiettava un fioco rettangolo arancione,
attraversato dall'ombra delle sbarre di ferro. Leila rimase
a guardare la chiazza di luce che si muoveva, debole e
fiacca, come se il sole fosse stato una donna che, incapace
di opporre resistenza, soccombeva alla forza schiacciante
dell'oscurit da oriente. Probabilmente lei stava
proiettando le sue ossessioni sugli elementi della natura.
James le aveva detto che sarebbero partiti di l a tre
giorni. Per un attimo fu assalita da mille dubbi e paure,
ma poi si ricord che, in quel modo, non stava compiendo
il suo dovere. Il suo dovere era di stare calma,
aspettare pazientemente che James venisse a prenderla
e prepararsi mentalmente al futuro. Cominci a fare alcuni
esercizi di respirazione, concentrandosi su quelli,
finch il riquadro di luce non scomparve dal muro e la cella piomb nel buio.
Aspett per tre giorni, durante i quali non si present
nessuno, n a interrogarla n a liberarla. Due
volte al giorno le facevano arrivare i pasti attraverso un
cassetto metallico accanto alla porta. Il cibo era scialbo
ma abbondante; in fondo, starsene in prigione dagli
americani aveva i suoi vantaggi. Nonostante lo squallore
della cella, quello era il posto pi sicuro di Mosul.
Anche suo padre doveva essere stato portato l dopo la
cattura ed era forse per quel motivo che avevano rinunciato
a interrogarla. Forse Tamir aveva detto ai soldati
che lei era innocente. Anche James lo avrebbe confermato,
se necessario, dichiarando che da tempo Leila li
aiutava come informatrice, che li aveva avvertiti degli
attentati e delle nuove armi e che aveva fatto esplodere
l'autobomba lontano dall'ospedale.
La sera del terzo giorno, mentre, stando sulla punta
dei piedi, cercava di guardare fuori dalla finestra sprangata
il sole che tramontava fiaccamente, James venne da lei.
Cap che era arrivato dal suo modo di bussare: leggero, rispettoso. Dopo pochi attimi, con un tintinnare di chiavi, la porta si apr e lui entr.
Ciao.
Leila avrebbe voluto abbracciarlo, baciarlo di nuovo, ma rest a distanza e lo salut a propria volta con un semplice: Ciao.
Non c' una luce qui dentro? chiese James.
Leila si strinse nelle spalle. Approfittando del chiarore che arrivava dal corridoio ben illuminato, gli indic un portalampada vuoto e protetto da una gabbia metallica al centro del soffitto.
Tipico provvedimento governativo comment James
alzando gli occhi. Comunque, ho preso il tuo zaino. Ti hanno prosciolta. Sei libera di andartene.
Ah. Leila non riusc a dire niente di pi significativo.
Si limit ad allungare la mano per prendere il suo
zaino, mentre James la sosteneva appoggiandole una
mano sulla schiena, poco sopra la vita. Il suo tocco le fece molto piacere.
Ti accompagno al posto di guardia disse. L farai
il check-out. Che assurdit: le stesse parole che si
usavano per il congedo da un albergo! Normalmente
i detenuti rilasciati vengono accompagnati in citt; tu
dovrai dire che preferisci andare a piedi, che non hai
un posto dove tornare e che ti arrangerai. Te la senti?
S.
Dopo che ti avranno scortata all'uscita, ringraziali e
aspetta. Poi cammina fino a una zona buia sulla strada,
oltre il perimetro illuminato dai riflettori, e io verr a prenderti l.
Come farai a vedermi, visto che sar buio? chiese
Leila, immaginandosi abbandonata in mezzo alle tenebre sul ciglio della strada.
James la guard divertito. Dimentichi con chi hai
a che fare le disse con un sorrisetto. Il buio non ci spaventa.
Gi,  vero convenne Leila, ricordandosi dell'incredibile
tecnologia di cui i soldati americani disponevano.
Grazie ai visori notturni e ai raggi infrarossi, la
notte per loro non aveva segreti. Si sarebbe nascosta e
loro sarebbero venuti a prenderla per portarla lontano,
via per sempre da Mosul. Pregustando quel momento
il cuore prese a batterle con la forza di una tigre che
balza fuori dalla gabbia dove  rimasta a lungo reclusa.
Mosul era stata la sua prigione dall'inizio della guerra:
adesso solo pochi passi la separavano dalla libert.
James la scort fuori dalla cella ed entrambi percorsero
un lungo e ampio corridoio con le pareti di un
pallido giallo crema. Da una porta aperta uscivano urla
e rumori di colluttazione. Leila non riusc a impedirsi
di sbirciare ma ci che vide la paralizz.
Avrebbe voluto chiamarlo - Baba! -, ma la lingua le
era diventata di piombo, impossibile da muovere. Tamir
la guard negli occhi, oltre le spalle degli uomini che cercavano
di tenerlo fermo. Lei vi colse un lampo di emozione,
senza capire se fosse odio o amore. James, al suo
fianco, la prese per mano, cercando di trascinarla via.
Notando quel gesto, suo padre fece un'orrenda smorfia,
gli occhi nocciola come saette mentre si divincolava.
Ci fu un gran trambusto. I soldati americani immobilizzarono
le mani di Tamir dietro la schiena. La sua camicia
era strappata sulla soalla e Leila intravide i segni di
una contusione.
Baba mormor facendo un passo verso la porta.
James le lasci la mano.
Eib url Tamir. Vergogna, in arabo. Tu non sei pi mia figlia!
Leila arross. Mi dispiace per te gli disse. Io ti
perdono. In realt non lo aveva ancora perdonato, ma
sapeva che un giorno l'avrebbe fatto. Dentro di s era
consapevole che quella sarebbe stata l'ultima volta in
cui avrebbe visto suo padre, per cui volle dirgli la cosa
giusta, anche se per il momento non corrispondeva alla verit.
Poi si trov davanti lo sgradevole viso di Pratt, a
schermarla da Tamir che cercava ancora di divincolarsi
nella stanza con le pareti di cemento. Questo  un interrogatorio
riservato. Lei non ha visto niente, chiaro?
disse sbattendole la porta in faccia.
Andiamo la sollecit James.
Fu cos che Leila vide per l'ultima volta suo padre,
il grande giudice, il lealista, il patriota iracheno Tamir
al-Ghani, il quale avrebbe trascorso il resto dei suoi
sfortunati giorni, tanti o pochi che fossero, in prigione.
C'erano prove troppo schiaccianti a suo carico, Leila
lo sapeva bene, e non l'avrebbero mai rilasciato. Forse
sarebbe stato trasferito da un carcere all'altro, o sarebbe
stato torturato in qualche prigione ai confini del
mondo, o lasciato a marcire, dimenticato da tutti.
Leila indugi ancora un attimo fuori dalla porta.
Gli faranno del male?
James non disse nulla, ma il suo silenzio equivaleva
a un assenso e fu come uno schiaffo per lei, nonostante
vi fosse preparata. Chiss dove l'avrebbero portato, e
che cosa ne sarebbe stato di lui. E chiss dov'era sua
madre. La famiglia al-Ghani era definitivamente distrutta.
Lei sarebbe mai riuscita a riprendersi? Adesso,
comunque, non aveva tempo per tali pensieri: doveva
preoccuparsi di sopravvivere, aggrappandosi alle poche
certezze che le erano rimaste per non soccombere.
Segu James lungo il corridoio. Oltrepassarono una
serie di porte chiuse e alla fine lui le spieg che, girato
l'angolo, avrebbe trovato alcuni agenti di polizia dietro
una scrivania. Vai le sussurr all'orecchio. Io ti raggiunger
appena possibile, fuori. Le strinse la mano
per incoraggiarla. Poi, se ne and da dove erano appena venuti.
Leila segu alla lettera le istruzioni di James. Raggiunse
i due poliziotti, che avevano entrambi un blocco
per appunti davanti a s e il volto segnato da troppe rughe,
a dispetto della giovane et. Dovevano averne viste
di tutti i colori. Diede il suo nome e loro le confermarono
il rilascio, chiedendole di firmare un documento.
Si trattava di un accordo di riservatezza, per cui, una
volta rilasciata, si impegnava a non rivelare dettagli su
quel sito e sul personale che vi lavorava. Leila sigl il foglio senza batter ciglio.
Rovesci lo zaino in modo che i poliziotti potessero
controllarne il contenuto. Visto che non riusciva a immaginarsi
che cosa mai avrebbe potuto portarsi via dal
centro di detenzione, quella perquisizione le sembr
semplicemente uno sfoggio di potere. I suoi effetti personali
le furono restituiti con un grugnito di assenso.
Grazie disse Leila.
Dove ha intenzione di andare adesso, signorina
al-Ghani? Possiamo riportarla in citt con una delle
nostre auto propose il poliziotto che, stando alla targhetta
sulla divisa, rispondeva al nome di Rosario.
Non ho pi una casa. Mi  rimasto solo questo
disse sollevando lo zaino. Preferisco andare a piedi.
Alz una mano accorgendosi che uno dei soldati stava
per protestare e prosegu: Per favore, insisto. Non 
orario di coprifuoco. Voglio andare a piedi.
Forse uno dei poliziotti mormor qualcosa tipo
donna testarda o donna stupida, ma lei non ci fece
caso. Altri due agenti la scortarono all'esterno, nella
luce impietosa dei riflettori sotto le torrette e il filo spinato
e Leila trattenne il fiato finch non ebbe superato
il portone del centro di detenzione e i suoi accompagnatori
non si furono congedati, scomparendo nella guardiola.
Era sola sulla strada ghiaiosa, immersa nel silenzio
assoluto della notte. Una sottile lama di paura cerc di
insinuarsi nel suo cuore, ma lei la respinse, cos come
aveva respinto ogni altro pensiero. Si diresse verso la
zona pi buia della strada; dopo il tramonto, il cielo
si era rannuvolato coprendo le stelle e riflettendo l'inquietante
bagliore arancione della citt. In realt l'oscurit
era pi intensa del previsto, perch Mosul era di
nuovo senza corrente elettrica e le poche luci accese
erano quelle delle case dei privilegiati che disponevano di un generatore.
Con i jeans, il maglione scuro e i capelli corvini,
Leila si mimetizzava bene tra le ombre della sera. A un
certo punto si ferm, incerta sul da farsi e senza sapere
se si era spinta abbastanza avanti. Il pensiero che James
e i suoi uomini erano ben attrezzati per la visione notturna,
comunque, la rassicurava: sarebbero riusciti a trovarla facilmente.
Rimase in attesa per circa mezz'ora, passando lo
zaino da una spalla all'altra e lanciando occhiate guardinghe
a destra e a sinistra. Tutt'intorno regnava il silenzio
pi assoluto, non si udivano n grilli, n uccelli
o insetti notturni. C'era solo un opprimente silenzio.
Sentire qualche suono familiare le sarebbe servito a distrarsi.
Poi, finalmente, ud il rumore di un veicolo che si
avvicinava. Si rannicchi a terra, nel caso in cui non si
fosse trattato della jeep bianca di James. Lentamente,
la sagoma della vettura prese forma. Viaggiava a fari
spenti, in modo che lei non rimanesse abbagliata. S,
era James! Era arrivato, come aveva promesso. Leila
ne intravide il volto pallido al di l del finestrino e finalmente
respir a fondo: senza accorgersene, infatti,
aveva trattenuto il fiato. La jeep accost e la portiera
posteriore si apr per lasciar scendere James.
Forza, sali le disse tendendole una mano. Al volante
c'era Ike Champlain, che si volt per salutarla con un sorriso.
Salve!
Salve rispose Leila contraccambiando il sorriso.
Possiamo andare ordin James. Mentre prendevano
velocit, James le present l'uomo seduto sul sedile
del passeggero. Lui  Ali, il nostro interprete disse James.
 molto affidabile.
Asalaama salut Ali. Leila non riusciva a distinguerlo
bene al buio; vide solo che era piuttosto giovane
e serio in volto. Per, sembrava gentile. Si augur che fosse davvero affidabile.
Leila si accorse con sorpresa che non si dirigevano
verso la citt. Ike aveva effettuato un'inversione e stavano
tornando verso gli hangar di Camp Marez, dove poi si fermarono.
Tieni disse James porgendole una coperta di lana
scura. Salta dietro e copriti con questa. Andremo verso
nord insieme a un'altra jeep, ma loro non sanno che sei
a bordo. Lasciata Mosul, ci divideremo per perlustrare
zone diverse. Cos nessuno sospetter niente. Loro punteranno a nord-ovest e noi ci dirigeremo verso il confine turco.
Per prendere due piccioni con una fava comment Leila ripetendo l'espressione che aveva sentito dal dottor Whitaker. James e Ike scoppiarono a ridere. Pi o meno disse James.
Leila si spost nel retro della jeep e si accucci in un angolino in mezzo alle scorte: bottiglie d'acqua, taniche di benzina e scatole dalla forma allungata che forse contenevano armi o munizioni. James l'aiut a nascondersi bene sotto la coperta.
Mi raccomando, zitta fino a quando non te lo dir io le ordin. E tieni gi la testa.
Va bene ribatt Leila, con la voce attutita dalla coperta.
Da quel momento in poi le giunsero solo rumori,
perlopi incomprensibili, tanto che diverse volte ebbe
la tentazione di guardare fuori, ma non os farlo. Sent
voci baldanzose e sicure di s, tipicamente americane;
portiere che si aprivano e si richiudevano; un Sissignore;
qualcuno che discuteva sulla strada da prendere
per uscire da Mosul; qualcuno che chiedeva l'ora
e qualcun altro che rispondeva che erano le dieci e
mezza di sera. E poi l'inconfondibile rumore metallico
delle armi maneggiate dai soldati.
Le venne quasi un colpo quando all'improvviso qualcuno
apr lo sportello posteriore della jeep, che dava
accesso al vano in cui si trovava lei. Rimase immobile,
senza nemmeno respirare, sperando che fosse James e
pregando che nessuno si accorgesse del rigonfiamento
nell'angolo. Dai rumori secchi intu che avevano caricato
qualcosa a bordo, vicinissimo ai suoi piedi. Poi lo
sportello venne richiuso con un colpo deciso, e lei ricominci a respirare.
Le parve di trovarsi accucciata sotto la coperta da un
tempo infinito e a un certo punto rinunci del tutto a
immaginare che cosa stesse succedendo l fuori: le manovre
delle forze speciali le sarebbero risultate
incomprensibili anche se fosse riuscita a vederle, figurarsi a
sentirle soltanto! Infine, la jeep si rimise in moto facendo
vibrare il pianale sotto di lei. Si parte, ragazzi. E ragazze disse Ike.
Leila sobbalz sentendo una mano toccarle una
spalla. Era James. Puoi scoprirti, adesso le disse ma
non alzare la testa, mi raccomando.
Fu un vero sollievo liberarsi della coperta. Leila era
pur sempre immersa nell'oscurit, ma con il riflesso
biancastro dei fari che filtrava nell'abitacolo. Inspirando
profondamente l'aria fresca, si scost i capelli dal viso. Grazie disse.
Che bello avere al seguito una donna canticchi
Ike dal sedile davanti. Leila,  davvero insolito per
noi andare in ricognizione allietati dalla voce di una fanciulla.
Il viaggio era cominciato. Leila non pot dare l'ultimo
saluto a Mosul perch doveva tenere gi la testa.
Allung le gambe accanto alle bottiglie d'acqua e arrotol
la coperta per farne un cuscino al quale appoggiarsi.
Rimase l, ferma e silenziosa, finch James non fece di nuovo capolino.
Mosul  ormai alle nostre spalle le annunci. Tra
un'ora circa ci divideremo. A conferma di ci, estrasse
un piccolo microfono dalla giacca e, quando lo accese,
si ud un fischio. Tango Quattro rispondete. Passo.
Un suono stridulo. Poi una voce incorporea rispose
a James, ma Leila riusc a percepire solo un fruscio.
Un'ora e ci separiamo, confermato. Disse cose
incomprensibili, usando nomi in codice e termini del
gergo militare, poi premette un pulsante e la conversazione
radio s'interruppe. Tutto a posto, l dietro?
chiese voltandosi verso Leila. Ti serve qualcosa?
No rispose lei.
Possiamo mettere un po' di musica? url Ike dal posto di guida.
Io ho un CD nuovo di zecca. Musica egiziana disse
Ali, intervenendo per la prima volta senza essere interpellato.
Parlava bene l'inglese, proprio come Leila.
No, ti prego, niente musica araba implor Ike.
Capitano, ce l'ha David Bowie?
Penso di s. James si mise a rovistare da qualche
parte. Trovato! Tieni. Mettilo, ma risparmiaci la tua voce.
Ike, invece, non gliela risparmi affatto e per un'ora
tutti dovettero sorbirsi i suoi gorgheggi, inclusa una
sentita interpretazione di Space Oddity. Peccato che
lei non sia un maggiore, capitano, e che non si chiami
Tom scherz durante una parte strumentale del brano.
Oh, s, un vero peccato ribatt James stando al gioco.
A Leila sembrarono entrambi un po' pazzi.
A un certo punto la jeep rallent, le ricetrasmittenti
gracchiarono di nuovo e finalmente James disse a Leila
che poteva rialzarsi. Lei per rimase ferma dove si trovava,
in una specie di dormiveglia fin dopo la mezzanotte,
quando si accorse che la jeep si era fermata. Va
bene qui, capo? Era ancora la voce di Ike, forte e decisa.
Bene rispose James. Poi si gir verso Leila. Rimaniamo
qui fino all'alba, a riposarci un po'. Sistemer un giaciglio fuori.
Leila annu con la mente ancora annebbiata. Si
erano fermati vicino a una parete rocciosa, al riparo di
fitti cespugli. Il cielo era ancora coperto, ma non vi era
pi traccia del bagliore della citt. Si trovavano in territorio
curdo, Leila ne era sicura. Una leggera brezza
notturna scompigliava l'erba rada. Non riusciva a vedere
molto, ma aveva l'impressione di essere in un
luogo selvaggio e deserto che li avrebbe protetti. Inoltre,
la jeep era blindata e i suoi accompagnatori armati fino ai denti.
Leila si addorment profondamente sul materassino
steso sopra una roccia piatta, mentre gli uomini si alternavano
a due a due nei turni di guardia: prima
James e Ali, poi Ike e Ali, infine James e Ike. Non sogn
nulla, il corpo scosso di tanto in tanto da sussulti
improvvisi - gli strascichi dello shock non ancora superato,
le avrebbe detto il suo cervello di medico - e
quando l'alba sorse con una luce rapida e violenta nel
cielo d'oriente, si svegli, stupita di essere viva.
Si sentiva una persona davvero fortunata, a cui era
stata generosamente concessa una nuova vita.
Voleva rendersi utile e cos, quando James accese un
fuoco da campo con alcuni rametti, lei prese la teiera e
mise a bollire l'acqua. Ovviamente gli americani avevano
solo caff solubile. Niente t. Meglio cos: il sapore
di quella bevanda le avrebbe ricordato il tradimento
di suo padre e il risveglio a bordo di quell'autobomba.
Prese quattro tazze di metallo e vi vers il caff.
Bevvero in un silenzio tutt'altro che spiacevole.
Leila aveva ripreso l'abitudine tipica della sua cultura
per cui la donna doveva essere una presenza silenziosa.
Non conosceva Ali, l'interprete, e non sapeva che impressione
si sarebbe fatto di lei, e in ogni caso la riservatezza
era una vecchia pratica difficile da abbandonare.
Mentre ritirava le tazze della colazione, sent
James posarle una mano sulla schiena, con una lieve
carezza tra le scapole, che le fece desiderare ardentemente
di rimanere sola con lui. Invece pot lanciargli solo uno sguardo eloquente.
Ripresero il viaggio attraversando piccoli borghi e
villaggi. Erano nel cuore del Kurdistan, circondati da
alture aspre, rocciose, e tuttavia spruzzate di verde primaverile.
La strada si arrampicava tortuosa tra le colline,
un po' discosta dai boschi di conifere che crescevano
sui fianchi delle montagne. La guida di Ike era
sicura, perfino rilassante su quei tornanti.
Abbiamo gi passato Dohuk? s'inform Leila. Era
la citt pi importante della zona.
Ieri notte rispose James, al suo fianco sul sedile
posteriore. Mentre dormivi.
Cullata dalla mia dolce ninnananna s'intromise
Ike, ma nessuno replic alla sua battuta.
Ho dei parenti a Dohuk disse Leila.
A proposito si ricord James non ti ho detto che
nell'interrogatorio tuo padre ha accennato alla partenza
di tua madre per il Nord. Dev'essere andata dai
parenti curdi. Nella casa di Mosul non c' pi nessuno
e credo che tuo fratello l'abbia chiusa.
Naji mormor Leila. Mio fratello.  rimasto fuori
da tutta la faccenda, per fortuna. E mia madre  partita.
Meno male. Leila prov una strana sensazione
nel dirlo. La sua famiglia si era disgregata e mentre lei
si stava lasciando tutto alle spalle, compreso il suo paese,
il ricordo di Fatima la colp dolorosamente. Deglut
e cerc di respingere la sofferenza per un altro giorno.
Era contenta che Umm Naji si trovasse insieme ai suoi
familiari, lontano dalla violenza di Mosul, ed era contenta
anche di non essere con lei. In Kurdistan avrebbe
vissuto una vita noiosa e abbrutente, rinunciando per
sempre al suo sogno di diventare medico, mentre il viaggio
che stava intraprendendo con i soldati americani le apriva nuove prospettive.
Era diretta da qualche parte e, ovunque fosse approdata,
sarebbe stata lontano dall'Iraq. Avrebbe cercato
asilo fuori dal suo paese. In fondo, la prospettiva
era elettrizzante. Per un attimo, si lasci invadere dalla
speranza. Fuori dal finestrino della jeep il paesaggio
scorreva, facendosi via via pi collinare, meno arido e
aspro. Leila appoggi la testa al vetro fantasticando di
posti sconosciuti, di citt straniere dove avrebbe avuto
la possibilit di studiare, conoscere persone e fare esperienze.
Si immerse in un futuro indistinto con un brivido
d'emozione. Stava fuggendo, ma non attraverso il
martirio. E chiss a cosa sarebbe andata incontro.
Era mezzogiorno. Il terreno era accidentato e la jeep
procedeva sobbalzando tra buche e massi. Di tanto in
tanto, stranamente, la strada diventava asfaltata.
Che casino! comment James indicando fuori dal finestrino.
Gi ammise Leila.
Avanzando sullo sterrato sollevavano una gran polvere,
per cui tenevano i finestrini chiusi: l'aria viziata
dell'abitacolo era preferibile alla sabbia che entrava da
fuori. Leila si mise a chiacchierare in arabo con Ali, venendo
a sapere che il giovane interprete era di Baghdad
e aveva cominciato a lavorare per gli americani due
anni prima, a diciott'anni. Aveva chiesto di essere trasferito
a Mosul perch la capitale era diventata troppo
pericolosa, cosa che Leila capiva benissimo: l il clima era molto pi teso che a Mosul.
Scopr anche che Ali era un musulmano sciita, il che
lo metteva a rischio di ulteriori ritorsioni da parte dei
compatrioti sunniti, che gi non vedevano di buon occhio
la sua collaborazione con i crociati. Sembrava un
giovane simpatico, ottimista e intelligente. Sognava di
andare in America e rifarsi una vita. Leila lo incoraggi
in tal senso. Per un po' parlarono di lavoro, lamentandosi
delle difficolt di tradurre dall'arabo in inglese. La
loro lingua madre era ricca di sfumature e in molti casi
aveva parole diverse per indicare una stessa cosa, con sottili differenze di significato.
L'inglese  una lingua sintetica disse Ali.
Descrittiva ed efficace in certi casi, ma emotivamente
sintetica precis Leila. L'arabo, secondo me,  pi... raffinato.
S, raffinato! concord Ali con calore. Comunque, ci rinuncerei volentieri per sempre.
Spero che tu riesca ad andare in America gli augur sentitamente Leila.
Shukram! la ringrazi Ali.
Di cosa state confabulando voi due? li interruppe
Ike a un certo punto. Noi non capiamo.
Parliamo di voi, dicendo tutto il male possibile lo
prese in giro Leila. E scoppi a ridere.
Hai visto, Ike? intervenne James. Questa ragazza
 fuori controllo. Le fece l'occhiolino, e Leila contraccambi
con un sorriso. Poi, nell'intimit del sedile posteriore,
le prese la mano stringendola forte e lei prov un brivido di piacere.
All'improvviso la jeep urt un masso sporgente e sband. Il contraccolpo li separ. Meglio cos pens Leila. Cominciava a capire perch il Corano proibiva a un uomo e a una donna non sposati di restare soli. Era troppo pericoloso.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Si fermarono a una ventina di chilometri dal confine
turco. La strada che avevano percorso era sterrata e correva
ai margini del paesaggio, lontano dagli itinerari pi
battuti. Sicuramente James l'aveva scelta a ragion veduta.
La frontiera tra la Turchia e l'Iraq era porosa
e non poteva essere definita un confine internazionale,
dato che tutta la regione del Kurdistan era percorsa da
fremiti indipendentisti. Una tale instabilit, per, sarebbe
tornata utile a Leila e ai suoi compagni di viaggio.
Ali e suo cugino ti porteranno in direzione di Kayseri,
oltre il confine turco spieg James a Leila mentre la jeep accostava.
Pausa! esclam Ike scendendo ad accendersi una sigaretta.
Leila colse l'occasione per uscire a respirare un po'
d'aria fresca. S'infil il maglioncino di lana perch fuori
faceva freddo. Si erano fermati su un crinale che dominava
le catene montuose del Kurdistan magnificamente
increspate. Arbusti, alberi bassi e fiori selvatici crescevano
lungo le pendici dei monti, ma non bastavano a
mitigare l'aridit del paesaggio.
I quattro compagni di viaggio si sgranchirono le
gambe nei pressi della jeep. Mosul distava ormai sette
ore di viaggio, che a Leila erano sembrate molte di
pi. Avevano dovuto compiere una prima deviazione
a causa di un tratto di strada allagata e una seconda a
causa di un posto di blocco di militari curdi: l avevano
rischiato parecchio avventurandosi tra rocce e massi
che urtavano contro il fondo della jeep. Per fortuna ce
l'avevano fatta senza bucare nemmeno una gomma.
Sentirono gracchiare la radio di bordo. Qui Tango Quattro. Passo.
Ike impugn il microfono. Charlie Due. Ti ascolto.
Abbiamo trovato qualcosa a nord di Dohuk...
sembrerebbe un deposito di vecchi obici. Ci sono anche fucili e altre armi.
Okay. Dammi le coordinate. Faremo rapporto alla base.
La voce cominci svelta a dettare una serie di dati
corrispondenti a latitudine e longitudine.
Okay. Ho preso nota disse Ike, scrivendo in fretta
su un foglio di carta. C' altro?
 tutto. Tango Quattro, passo e chiudo.
La radio tacque. Leila era rimasta ad ascoltare e arross
quando Ike si volt a guardarla, temendo di essere
stata indiscreta. Ma lui le sorrise e le diede il foglio.
Pu portarlo al capitano?
Certo rispose lei, abbassando la testa nel prenderlo.
Raggiunse James, che se ne stava in disparte a
fumare guardando il paesaggio. Da parte di Ike gli
disse Leila passandogli le coordinate.
Grazie. James s'infil il foglio in tasca. Tra un
attimo chiamo Camp Marez. Con questo li terremo
impegnati. Loro non sanno che ci siamo spinti fin qui.
E nemmeno che Ali, suo cugino e io ci intrufoleremo
in Turchia aggiunse Leila.
James scoppi a ridere. Eh, no. Le incursioni illegali non sono in programma.
Lascia perdere, James. Posso prendere un autobus o...
No la interruppe lui. Sarebbe troppo pericoloso.
E poi... Si ferm, guardandosi intorno. Ti dar pi
dettagli dopo, quando saremo soli per un attimo. Ci
sono cose importanti che voglio che tu prenda con te. Documenti.
Leila rimase a bocca aperta. Le prove? Vuoi darle a me? Il tuo diario?
Sss la zitt lui prendendola dolcemente per un braccio. Devo dartelo. Non ci sono altri modi per farlo uscire dal paese.
Leila lo guard stringendo gli occhi. Non mi starai usando?
James si strinse nelle spalle con finto imbarazzo,
mentre un alito di vento gli scompigliava i capelli. Mi
hai scoperto scherz. Ti opponi? le chiese cercando di prenderle la mano.
Assolutamente no rispose Leila con un sorriso.
Mi sembra il minimo che possa fare, visto che mi stai salvando la vita.
Giusto concord James. Vieni. Devo spiegarti come
farete a passare il confine.
Tornarono alla jeep. Ali stava finendo la sua sigaretta
e si preparava a cominciare il suo turno di guida, mentre
Ike stava rovistando nel bagagliaio, da cui emerse
trionfante con un pacchetto di biscotti Oreo.
Dove diavolo li hai presi? gli chiese James sbalordito.
In un negozio in citt, durante un'offensiva rispose
Ike. Sa com': mentre aspettavo i muj mi annoiavo e
cos ne ho approfittato per fare un po' di spesa.
James fece per ammonirlo, ma invece si strinse nelle
spalle. Bravo. Hai fatto bene si compiacque. Ora,
prima di ripartire, dobbiamo fare il punto della situazione.
Leila, ti metter il timbro d'ingresso in Turchia
sul passaporto, cos non avrai problemi quando poi lascerai
il paese. Stiamo cercando di evitare qualunque
valico di frontiera ufficiale; queste stazioni montane
sono cos sperdute che non vi faranno troppi problemi:
tutto quello che ti occorre  un timbro che dica che sei
passata. Ora ci avvicineremo al confine il pi possibile
per incontrare il cugino di Ali, che si chiama...
Yezdi.
Yezdi ci aspetta vicino al confine. Lui e Ali ti scorteranno di l, Leila.
Aspetta lo interruppe Leila. Non proseguiamo con la jeep?
No disse James. Sarebbe impossibile. Se in Turchia
ci fermassero e risultasse che abbiamo sconfinato
irregolarmente sarebbero guai seri. E poi, se l'esercito
scopre che abbiamo lasciato l'Iraq... potremmo finire
davanti alla corte marziale. Ali e suo cugino sono pi
liberi di spostarsi. Tra andare e tornare ci vorranno un
paio di giorni. Nel frattempo, Ike e io rimarremo in
zona a fare un po' di perlustrazioni, ci terremo in contatto
quotidiano con Camp Marez e aspetteremo il ritorno
di Ali. Tutto chiaro, ragazzi?
Sissignore rispose Ike.
Ma come faremo a passare il confine? chiese Leila.
A dorso di mulo rispose James.
Dio santo! scoppi a ridere Ike.
Proprio cos intervenne Ali. Mio cugino ci aspetta
con tre muli. C' un sentiero sterrato che oltrepassa le
montagne e si ricongiunge alla strada principale.
Poi, Leila, tu proseguirai a piedi lungo la strada
principale finch non riuscirai a trovare un taxi continu
James. Arriverai a Diyarbakir e da l a Kayseri.
Quindi, prenderai il treno per Istanbul. Ti ho scritto le
informazioni che ti servono e gli orari.
A Leila girava la testa al pensiero di tutti quegli spostamenti.
Cerc di non farsi prendere dal panico, gli occhi
fissi su un sasso accanto ai suoi piedi. E a Istanbul
cosa faccio? chiese.
Ecco le spieg James porgendole una busta. Leila
l'apr e vide la stampata di un biglietto elettronico a
suo nome per un volo British Airways da Istanbul a
Londra, che partiva di l a tre giorni, e mille dollari in
contanti.
James, di che cosa si tratta? mormor Leila, agitando
la busta verso di lui.
Te lo spiego tra un minuto le rispose lui abbassando
la voce. Evidentemente preferiva non rivelare
altro in presenza di Ike e Ali. Adesso voglio che ci
concentriamo su come entrare in Turchia; dobbiamo
arrivare vicino al confine, ma non troppo. Le guardie
di frontiera potrebbero vederci. Leila, dopo dovrai
darmi il passaporto. Devo metterti il timbro che mi
sono... procurato.
Le vie delle forze speciali sono infinite... canticchi
Ike ridacchiando. Meglio non approfondire.
Va bene mormor timidamente Leila.
Risalirono tutti a bordo della jeep. Leila prepar lo
zaino, mettendoci dentro anche qualche bottiglia di acqua
minerale e alcune barrette energetiche. Poi partirono,
con Ali al volante. James, seduto dietro accanto a
lei, armeggiava con un timbro di legno e un cuscinetto
d'inchiostro.
Da queste parti i visti sono azzurri disse. Okay.
Dammi il passaporto.
Leila glielo porse. Ma che bella foto! comment
James sfogliandolo.
Mi faccia vedere s'intromise Ike.
No! Non sembro nemmeno io si oppose Leila
mentre la jeep sobbalzava sopra un dosso.
Dopo una ventina di minuti si fermarono di nuovo,
poco prima di una curva. Non c'era nulla di particolare
in quel punto, n cartelli n alberi, ma Ali sembrava sapere
il fatto suo. Per un attimo Leila si chiese se fosse
davvero una persona fidata. Temeva che le avrebbe
teso una trappola consegnandola ai mujaheddin. Non
si poteva mai sapere.
Siamo arrivati annunci Ali.
Dov' tuo cugino? chiese Ike.
Laggi rispose Ali indicando la sagoma esile di un
ragazzo che sbucava oltre la curva, trascinandosi dietro
tre muli macilenti. Leila fece una smorfia: gli animali
parevano malconci e poco resistenti. Ali sorrise.
Mio cugino  un ragazzo sveglio disse.
Bene disse James. Grazie, Ali.
Si figuri, signore. Finch mi pagate... Era una
battuta, e Ike rise.
Lo stesso vale per noi, amico ribatt Ike dandogli
una pacca sulla spalla.
Dobbiamo sbrigarci intervenne James. Leila,
prendi lo zaino. Qui ci sono un po' di provviste.
Sgranchisciti le gambe, perch ti aspetta una bella sgroppata.
Leila obbed. Osserv Ali dare a Yezdi una bibita e
qualche CD - la ricompensa per il suo disturbo - e James
sistemare sul dorso dei muli le borse con l'acqua, le munizioni
(viaggiavano tutti armati, da quelle parti) e qualche
indumento. Sembrava saperci fare con gli animali
e Leila si chiese se possedesse dei cavalli. Tanta disinvoltura
le suscitava ammirazione e rispetto, in quanto
dimostrava una garbata fermezza. Avrebbe scommesso
che James era bravissimo anche con i bambini.
Poi si avvicin cautamente a uno dei muli, allungando
una mano per sfiorargli il muso. L'animale la
guard diffidente, ma non si sottrasse al tocco. Bravo
gli disse in arabo. Bravo. Poi, chiese a James quanto
distava il confine.
In linea d'aria circa cinque chilometri. Un po' di
pi, lungo il sentiero. Comunque il terreno accidentato
far s che nessuno possa individuare le vostre tracce.
Mentre parlava, James si aggiust in testa la kefiah.
Sembr notare solo allora l'abbigliamento di Leila e le
chiese se non avesse da mettersi qualcosa di pi tradizionale.
Non devi attirare l'attenzione.
L'unico abito che ho con me  molto elegante;  quello della mia festa per il diploma.  tutto ricamato d'oro e darebbe molto pi nell'occhio di ci che ho addosso disse guardandosi i jeans e la maglia. Non ci ho pensato, veramente.
Mmm, pazienza. Magari puoi comprarti qualcosa dopo.
S disse.
Siamo pronti, capitano? chiese Ike, raggiungendoli.
S rispose James. Dacci solo un minuto.
Ike sorrise malizioso. Sissignore disse girandosi,
mentre James faceva un cenno a Leila e poi lanciava
un'occhiata allo sperone di roccia che sovrastava la
strada e che pareva essere un buon appiglio per la salita.
Il sole ora splendeva caldo sopra le loro teste, un anticipo
dell'estate che sarebbe stata rovente. L'aria era
frizzante a quell'altitudine e Leila era contenta di essersi
portata dietro un velo di riserva per la testa. Forse
quella sarebbe stata l'ultima volta che lo indossava, se
davvero fosse riuscita ad arrivare in Occidente. Le pareva
gi un miracolo essere viva. Mosse le dita dei piedi
dentro le scarpe come per accertarsene. La differenza
tra salvezza e pericolo era un'invisibile linea per terra,
che lei sperava di riuscire a superare per lasciarsi tutto alle spalle.
Vieni la esort James tendendole una mano.
Si lasci condurre lontano dalla jeep, dove gli altri
li aspettavano dando loro le spalle. Si arrampicarono
agilmente sullo sperone di roccia finch non furono
quasi cinque metri sopra la strada, in cima a una lastra
di pietra rosa, con il vento che soffiava verso la montagna,
allontanando le loro voci dai compagni di viaggio.
Non voglio dirti addio, James mormor Leila.
Niente di quello che lasciava in Iraq le sarebbe mancato tanto quanto lui.
Lo so. James le aveva posato le mani sui fianchi e
la guardava. Ma vedrai, andr tutto bene. Te lo prometto.
Adesso, ascoltami bene.
Leila annu.
Quando atterrerai all'aeroporto di Heathrow, dovrai
chiedere asilo politico spiegando alle autorit che
in Iraq eri in pericolo di vita. Come rifugiata, non potranno
pi mandarti indietro. Cos dicendo, James
estrasse dalla giacca una busta gialla, un altro documento
essenziale per il futuro di Leila. Ti ho preparato
una lettera, firmata anche da un mio superiore. 
una dichiarazione che attesta che hai lavorato come interprete
per il nostro esercito e che ora rischi la vita.
Purtroppo non posso fare molto di pi. Un intervento
diretto  impossibile. Ma se riesci ad arrivare in Occidente, potremo metterci in contatto.
Il distacco militare di James era pi evidente che
mai: le sue parole dovevano essere la salvezza di Leila.
Lei per, irrazionalmente, in quel momento avrebbe
preferito che lui lasciasse perdere tutto e l'accompagnasse
nella fuga. Contare solo sulle sue forze le faceva un'immensa paura.
Ho un'ultima cosa da darti disse James porgendole
il suo diario rilegato in pelle. Era zeppo di annotazioni
e di fogli aggiuntivi infilati tra le pagine. Ci sono
tutti i miei appunti degli ultimi mesi, che scagionano i
miei uomini, la mia squadra, e te. Dentro c' anche una
busta con la scheda di memoria della mia macchina fotografica. Stacci attenta.
Ricordando le fotografie scattate a Yousef, Leila annu e si strinse il diario al petto. Lo custodir con cura.
 meglio se non lo leggi aggiunse James. Penso
che sia meno rischioso per te non sapere tutta la verit.
Leila sapeva che le sarebbe costato grande fatica tenere
a freno la curiosit, ma annu di nuovo. Era talmente
grata a James per tutto da essere pronta a seguire
alla lettera ogni suo ordine. Che cosa devo farne in attesa che tu... insomma... ?
Ti raggiunger appena possibile la anticip James,
guardandola solennemente negli occhi. Te lo prometto.
Prendi il diario e la tua scatola segreta e mettili
in una cassetta di sicurezza in una banca, meglio se
diversa da quella dove aprirai il tuo conto. Poi tieni la
chiave sempre con te e dimenticatene. Pensa alla tua
vita, Leila. Quando ci rivedremo, sarai una specializzanda
in medicina e tutto si sar risolto. Abbi fiducia.
Leila gli sorrise incerta. Allora ci rivedremo? Dici sul serio?
Certo le conferm James. Da questa storia deve uscire qualcosa di buono, vero?
S.
Il vento aument d'intensit facendo vacillare Leila.
James l'attir a s, con il diario intrappolato nell'abbraccio,
abbass la testa e la baci con passione. Le
stava dicendo addio. Leila non era mai stata baciata
in quel modo e desider con tutta se stessa di avere
tempo, un'altra notte, altre ore per esprimere ci che
era impossibile dire con le parole, ma in quel momento,
in cima a una montagna nel cuore del Kurdistan, il
tempo era un lusso che non poteva concedersi. Doveva
andare, cercare di prendere il treno, cominciare la sua nuova vita.
James la tenne saldamente per mano mentre scendevano
per raggiungere gli altri. Ali e Yezdi stavano
fumando una sigaretta. Leila infil il diario di James
nello zaino, accanto alla sua scatola, e si sistem il fardello sulle spalle.
Stia attenta, Leila la salut Ike, con un sorriso e un cenno affettuoso.
Ike, non potr mai ringraziarla abbastanza gli disse Leila.
Quando James la aiut a salire sul suo mulo macilento,
l'animale cominci a ragliare strappando a entrambi
una risata. Il sole era immobile sopra le loro teste.
James continuava a tenerle la mano. Schioccando
la lingua, Ali e Yezdi spronarono le bestie a partire; il
mulo di Leila fece per muoversi e lei sent un nodo di pianto in gola.
James si protese per darle un bacio sulla guancia e un'ultima carezza sul viso. Abbi cura di te.
Anche tu.
Lo far. Avrei voluto dirti un'altra cosa, ma adesso
non  possibile. La terr in serbo e mi dar un motivo
per... James non fin la frase.
Gli avrebbe dato un motivo per vivere, Leila lo sapeva.
Per lei sarebbe stato lo stesso. Mentre il mulo si
avviava lungo il sentiero, Leila si volt a guardare il capitano
James Cartwright. Accanto a lui, vide Fatima,
Umm Naji, la sua amica Hala, i medici e le infermiere
dell'ospedale americano. Per una frazione di secondo
le parve di intravedere anche suo padre. Le cavalcature
avanzavano lente, mentre lei avrebbe voluto correre.
Guard con fierezza davanti a s, verso le montagne brulle, imponendosi di essere coraggiosa e forte.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Diciotto mesi dopo.
A Londra pioveva a dirotto. Non tirava un alito di vento e la pioggia scendeva dritta sui tetti, sulle strade e sull'erba dei parchi. Era umido e gi quasi buio, anche se erano solo le quattro del pomeriggio. Dietro le nuvole si preparava il tramonto e al di l delle finestre incorniciate di ferro battuto si accendevano le prime luci, calde e soffuse.
Leila al-Ghani camminava sotto un ombrello nero, con addosso un trench e stivali di cuoio con il tacco a proteggerla dagli spruzzi sollevati dalle auto. Indossava un cappello e aveva l'aspetto di tante altre giovani londinesi d'origine mediorientale moderne e dinamiche.
La gente perlopi la scambiava per pakistana o indiana.
La sua pelle ambrata non stonava in quel clima freddo e umido che le disegnava fresche rose sulle guance e ricordava che esistevano climi pi caldi, ma che lei aveva scelto Londra.
Aveva con s un'elegante borsa di cuoio, simile a quella di un medico, zeppa di libri e quaderni. Era appena uscita dalla metropolitana, ancora non troppo affollata visto che non era scattata l'ora di punta, e si apprestava a tornare a casa in quel pomeriggio grigio. Abitava a Ladbroke Grove in un appartamento un po' vecchio, ma economico e perfetto per le tasche sue e delle altre tre studentesse di medicina con cui lo condivideva.
Il quartiere le piaceva. C'erano molte famiglie e si respirava l'atmosfera di un tranquillo sobborgo fatto di case a schiera. I marciapiedi erano crepati e di notte girava anche qualche ubriaco, in genere balordi della zona abbastanza inoffensivi. Leila si sentiva a suo agio.
Appena arrivata a Londra, aveva pensato di cercare casa in uno dei quartieri a maggioranza musulmana nella periferia settentrionale della citt, o magari nell'East End, dove si concentravano gli immigrati dal Bangladesh. Ma poi aveva cambiato idea. Se i mujaheddin o i servizi segreti fossero venuti a cercarla, avrebbero cominciato proprio da l. Meglio evitare di farsi trovare cos facilmente.
Si era iscritta all'Imperial College con il suo vero nome, Leila al-Ghani, che del resto non era poi cos raro. Sull'elenco telefonico di Londra aveva trovato parecchi al-Ghani e anche il suo nome di battesimo era piuttosto diffuso. Per scrupolo, per, non aveva lasciato alla scuola il suo indirizzo, ma aveva indicato una casella postale in un altro quartiere, Elephant and Castle. Ogni settimana attraversava tutta la citt per andare a ritirare la posta, ma la maggior sicurezza compensava il disagio.
Non c'erano motivi concreti per prendere tutte quelle precauzioni. Nessuno l'aveva mai minacciata o chiamata in causa. Non le era nemmeno mai capitato niente di spiacevole con i soliti balordi che pullulavano nelle grandi citt. I giorni passavano tranquilli.
Eppure lei aveva sempre la sensazione di essere sorvegliata, come se qualcuno la stesse fotografando con un potentissimo teleobiettivo. Quando adocchiava un furgone fermo in strada, si chiedeva sempre se gli uomini che vedeva a bordo, intenti a chiacchierare e a fumare, fossero veri operai, idraulici o elettricisti, oppure se fossero l per spiarla. Allora, le venivano i brividi e il cuore cominciava a batterle forte.
Ma cerano anche altri motivi di inquietudine. Aveva un cellulare nuovo, un modello piccolo e argenteo molto diffuso, ma era sicura che talvolta non funzionasse correttamente: di tanto in tanto sentiva piccoli scatti sulla linea, forse semplici interferenze, o magari tentativi di intercettazione.
Come James le aveva detto di fare, aveva depositato la sua scatola d'argento, il diario e i preziosi documenti nella cassetta di sicurezza di una banca di cui non era cliente. A volte il pensiero di quei fogli, delle foto e soprattutto delle loro implicazioni affiorava e la angosciava, ma James non le aveva detto che cosa fare con quel materiale. Era come se stessero giocando una gigantesca partita a scacchi e non potessero fare alcuna mossa senza essere sicuri di che cosa avrebbe fatto l'avversario.
Per Leila era difficile ascoltare le notizie provenienti dall'Iraq e continuare a tacere, ma si fidava di James e avrebbe aspettato le sue istruzioni. Aveva sempre con s la chiave della cassetta, chiusa in un medaglione che portava al collo e non apriva mai. Nessuno dei suoi amici sapeva che cosa contenesse. Lei diceva di custodirci l'immagine di una persona cara che non c'era pi. E infatti, all'interno, insieme alla chiave, teneva una minuscola foto di Fatima.
Sapeva che l'ingaggio di James sarebbe terminato di l a poco. Lui le inviava un'e-mail al mese, piena di convenevoli gentili a beneficio della censura. Leila aveva imparato a essere paziente, e gli rispondeva nello stesso tono, facendogli sapere che tutto andava bene.
Quei messaggi erano l'unico legame con il suo passato.
Da quando era arrivata a Londra, cercava di non pensare troppo ai suoi sentimenti per James. Non potendo averlo vicino, doveva mantenere un equilibrio interiore e controllare le emozioni, anche se poi esultava di gioia ogni volta che riceveva un suo messaggio.
Anche a Londra, come a Mosul, Leila rincasava seguendo percorsi sempre diversi. Ferma davanti a casa con la pioggia che picchiava forte sull'ombrello, si guard bene intorno e alle spalle prima di varcare il cancelletto di ferro e salire le scale. Apr svelta con le chiavi che teneva pronte in mano e richiuse in fretta la porta, felice di essere finalmente al sicuro.
Quello in cui viveva era il tipico appartamento per studenti, pieno di fogli e libri dappertutto, ma le quattro amiche lo tenevano pulito e sgombro da piatti sporchi e bottiglie vuote. Entrando, trov una delle sue coinquiline, una formosa ragazza di nome Rose, sdraiata sul divano a sfogliare appunti.
Ciao, Leila.
Ciao rispose lei, mettendo l'ombrello ad asciugare accanto alla porta. Fuori diluvia.
Ho visto. Il tempo ideale per starsene in casa in tuta e studiare un po'.
Infatti, indossava un paio di pantaloni della tuta ampi e comodi, del tutto analoghi a quelli che Leila aveva nel suo armadio.
Devo studiare anch'io. La settimana prossima ho l'esame di neurofisiologia disse Leila.
Io divento matta gi cos piagnucol Rose, che studiava per diventare pediatra. Sei pazza a specializzarti in farmacologia.
A me piace ribatt Leila. Vuoi un po' di caff?
Quand' che ti vedremo prendere una bella tazza di t come si usa in Inghilterra? la prese in giro Rose sorridendole con le labbra carnose. Credevo che lo beveste anche nel tuo paese d'origine.
Preferisco il caff spieg Leila, che continuava a rifiutare il t, anche se in Inghilterra lo prendevano tutti con il latte e quindi non le suscitava brutte associazioni di idee. E sar cos per sempre aggiunse.
Dal divano Rose mormor la sua disapprovazione, rinunciando a convincerla.
Per qualche ora l'appartamento rimase immerso nel silenzio. Leila si era ritirata in camera a studiare, con il computer acceso e collegato a internet per consultare i suoi siti di medicina preferiti. Per lei il tempo dedicato allo studio era un'isola felice, un luogo dove la mente poteva aprirsi e assimilare serenamente nuove nozioni.
Aveva deciso di specializzarsi in farmacologia e stava finendo il dottorato in quella disciplina, nonostante lo scarso entusiasmo con cui a suo tempo aveva lavorato nel dispensario farmaceutico dell'ospedale Al-Razi.
Dopo l'esperienza alla base americana, sentiva di aver lavorato abbastanza sul campo. Inoltre, in quel settore della medicina c'era spazio per fare grandi cose e i suoi voti erano ottimi.
Abitava a Londra da un anno e mezzo. Il suo lavoro all'ospedale militare di Mosul era un ricordo lontano, come pure l'idea di aver guidato un'autobomba, che tornava a rivivere, con nitidi e agghiaccianti dettagli, solo nei suoi incubi. In queste visioni notturne lei guidava il veicolo troppo lentamente, oppure Ike non riusciva a liberarla abbastanza in fretta: la bomba esplodeva e lei moriva. Altre volte, invece, guidava il furgone fino all'ospedale e uccideva tutti: lei, invece, riusciva a sopravvivere e si aggirava constatando con orrore la strage che aveva compiuto. Quando Leila riapriva gli occhi nella sua
camera londinese pulita come uno specchio, con i rami dell'olmo che sembravano salutarla dietro la finestra quei brutti sogni svanivano, avvolti da una nebbia oscura.
Faccio un salto al supermercato le url Rose dal salotto. Ti serve qualcosa?
No, grazie rispose Leila. Sent la porta d'ingresso sbattere. Adesso fuori era buio e le gocce di pioggia sui vetri deformavano le luci esterne in un milione di piccole costellazioni. Leila riprese a lavorare. A un tratto si domand se Rose avesse chiuso a chiave la porta: non aveva sentito scattare la serratura. A volte si irritava per la noncuranza delle sue coinquiline, che del resto non avevano motivo di essere ossessionate dalla sicurezza, dato il loro tranquillo passato di agiate ragazzine inglesi trascorso tra scuole private ed estati felici.
Incapace di concentrarsi nello studio con l'ansia che la porta fosse rimasta aperta, si alz dalla scrivania e and a controllare. Mentre allungava la mano verso il chiavistello, sent suonare il campanello. Sobbalz per lo spavento e per poco non si mise a urlare, con il cuore che batteva all'impazzata.
Santo cielo sbott in arabo. Poi accost l'occhio allo spioncino per vedere chi fosse.
Fuori c'era un uomo con un cappello a tesa larga che gli copriva gli occhi ma lasciava intravedere la mascella forte e la bocca decisa e ben disegnata. A Leila quei dettagli bastarono. Apr la porta e si trov di fronte James Cartwright, grondante di pioggia. Quando lui si tolse il cappello, Leila rivide, finalmente, i suoi intensi occhi azzurri.
D'istinto, gli gett le braccia al collo, facendolo quasi vacillare. Era cos tanto tempo che non vedeva quel viso che i dettagli si erano persi nel ricordo, come il resto della sua vita in Iraq. Averlo davanti in carne e ossa le sembrava un miracolo.
Oh, Leila sussurr James con voce roca, forse per il freddo o per qualche altro motivo.
James, James, James... Lei continuava a mormorare il suo nome. Sei tornato da me!
Posso entrare?
Lei si sciolse dall'abbraccio e not che lui aveva anche la camicia bagnata dalla pioggia. Certo, scusa. Spalanc la porta, in modo che James potesse entrare. La stanza sembr riempirsi totalmente della sua presenza.
Leila non smetteva di guardarlo, e non si vergognava di farlo apertamente, n di mostrare la sua felicit.
James si tolse il giubbotto e lo appese nell'ingresso.
Vuoi che mi tolga le scarpe? chiese, mentre appendeva anche il cappello. I suoi capelli neri, forti e ondulati, erano tagliati corti, alla moda.
No, no, tanto dovr comunque pulire per terra rispose Leila, sentendo tutt'a un tratto di essersi molto anglicizzata e provando un po' di imbarazzo per questo.
Che cosa avrebbe pensato James di lei? L'avrebbe trovata cambiata?
Sei splendida come sempre, Leila disse lui, sgombrando il campo da tutti i suoi timori. Ma in quel complimento c'era qualcosa di impersonale, un inconsueto imbarazzo.
Leila decise di andare dritta al punto. Non ho fatto altro che aspettarti gli confid. Silenzio. Per un attimo Leila ringrazi il cielo che nell'appartamento non ci fosse nessun altro. Sentiva le auto sfrecciare sull'asfalto bagnato in strada e una musica provenire da una casa vicina. In quel breve momento seppe cos'altro dire, l'unica verit che era rimasta ancora inespressa tra loro. Ti amo James.
James dischiuse la bocca e spalanc gli occhi. Gli ci vollero cinque secondi per riacquistare il controllo di s. Dopodich sorrise, in modo sincero, ironico, familiare.
Anch'io ti amo, Leila. Ecco, se l'erano detti.
Sollevati, si baciarono a lungo, teneramente.
Quando riuscirono a staccarsi, senza smettere di sorridere, fu Leila la prima a farsi seria. I documenti disse.
James sobbalz. I documenti? ripet. Sono al sicuro?
S.
Lui si guard intorno come se temesse che qualcuno potesse ascoltarli. Vivi da sola?
No, ci sono altre tre ragazze, ma adesso sono fuori. Rose torner a momenti, penso.  uscita a fare la spesa.
Dov' il bagno?
Leila glielo indic, pensando che ne avesse bisogno.
Ma James la prese per mano e ci entr con lei, chiudendo la porta. James, che cosa fai?
Magari ci sono delle cimici le sussurr. Apr il rubinetto della vasca e anche quello del lavandino. Cos copriremo i nostri discorsi. Parla a bassa voce.
James, non pensi di esagerare? La protesta le si smorz sulle labbra. Non temeva sempre anche lei di essere sorvegliata, non cambiava forse strada tutti i giorni per tornare a casa?
Sss la zitt James.
Non era poi cos male parlare in bagno: lo spazio era angusto e dovevano stare vicinissimi. Al sicuro nel proprio territorio, Leila cinse la vita di James con le braccia e sorrise accorgendosi di averlo spiazzato. Allora gli sussurr nell'orecchio che cosa stavamo dicendo?
Mmm James si schiar la voce. E giunto il momento di far circolare parte del materiale.
Leila si irrigid. Non doveva pi imporsi di parlare a bassa voce adesso, perch le mancava il fiato. Ne sei sicuro? gli chiese.
S rispose James. Non posso pi tacere. Ho finito la mia missione e ho lasciato le forze speciali. Adesso sono un semplice riservista. E arrivato il momento.
Far tutto ci che mi dirai disse Leila e gli sorrise.
Qualunque cosa fosse accaduta, lei sarebbe rimasta al suo fianco. Il futuro non sarebbe stato semplice e probabilmente avrebbero avuto bisogno dell'aiuto di un avvocato, ma ce l'avrebbero fatta. Leila si alz sulla punta dei piedi e prese il viso di James tra le mani. Resterai per un po'?
James sarebbe rimasto. A lungo.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Non avrei mai scritto questo libro se non fosse stato per mio padre, James, consulente della polizia a Mosul, in Iraq, nel
2004: le sue conoscenze e la sua competenza mi sono state di grandissimo aiuto. Eventuali errori o imprecisioni nella
ricostruzione sono da imputare a me, non a lui. Pap, sei stato (e sei) una brava persona. Desidero ringraziare anche mia madre, Molly, instancabile correttrice di bozze e insostituibile sostegno morale, oltre che fonte di affettuoso  incoraggiamento.
Molte grazie al mio agente, Dan Lazar, per la fiducia dimostrata a una giovane esordiente; grazie per l'entusiasmo e i tanti spunti che hanno impreziosito la storia che desideravo narrare.
Grazie alla mia curatrice, Danielle Chiotti, per la dedizione, il duro lavoro e il modo in cui ha consentito a questo romanzo di esprimersi.
Grazie alle famiglie di Wadi Musa, in Giordania, per l'accoglienza che mi hanno riservato. Con il loro aiuto ho potuto comprendere molti aspetti della condizione femminile nel mondo arabo. Avrei voluto passare pi tempo con voi. In particolare, grazie a chi mi ha spronata ad ampliare i miei studi sulla cultura araba, auspicando che l'abbracciassi.
Grazie ad A.D l'interprete, che non ho mai conosciuto personalmente e che avrebbe avuto un brillante futuro.
Il libro del giornalista Jon Ronson, L'uomo che fissa le capre,  stato il primo a farmi sorgere il sospetto che la guerra in Iraq non fosse quello che sembrava e mi ha fornito alcuni spunti per la trama. Altre fonti di ispirazione sono stati alcuni
blog, tra cui Xymphora, Smoking Mirrors e il sito di Alex Jones. Mi sono avvalsa anche del materiale disponibile
sui siti di Amnesty International e dello Human Rights Watch, l'Osservatorio per i diritti umani.
Per alcuni dettagli sul matrimonio ho consultato i blog di due donne irachene, che ringrazio per aver condiviso i loro
pensieri con il mondo: Rosebaghdad e Neurotic Iraqi Wife, entrambi estremamente interessanti da leggere.
Per saperne di pi sull'atmosfera di Mosul e sulla presenza militare americana, ho utilmente consultato i seguenti libri: Ammazzare il tempo in Iraq di Colby Buzzell; Among Warriors in Iraq di Mike Tucker, sull'esercito americano a Mosul e Falluja; infine, per la cultura araba, The Closed Circle: An Interpretation of the Arabs di David Pryce-Jones.
Per visualizzare le strade di Mosul mi sono avvalsa di Google Earth.
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FINE.